Incidenti domestici, pronto soccorso in casa

Lungi dall’essere rifugio sicuro e protezione garantita, la casa è in assoluto il luogo nel quale è più probabile farsi male e mettere in pericolo la salute a qualunque età. Lo dicono le statistiche e se ne preoccupano i servizi sanitari, che vedono né gli incidenti domestici un ampio capitolo di spesa è un importante fonte di disabilità.

Fortunatamente la maggior parte degli infortuni che avvengono mentre ci si muove nelle proprie abitazioni non sono di gravità tale da portare il malcapitato dal medico o al pronto soccorso. Molto spesso si tratta di traumi modesti, che lasciano segni bluastri e indolenzimenti fastidiosi, ma privi di conseguenze, oppure di piccole ferite dovute a tagli, lievi ustioni e bruciature che possono essere tranquillamente trattate autonomamente, avendo la corteggia di tenere in casa alcuni prodotti essenziali per la medicazione dei diversi tipi di ferita e, soprattutto, qualche minima informazione sulle modalità di intervento più indicate.

Questioni taglienti

Anche quando non sono apparentemente contaminati da terriccio, schegge o detriti, tagli ed escoriazioni non sono mai completamente puliti.
In cucina, per esempio, minimi frammenti di cibo anche invisibili a occhio nudo, nonché batteri, spore e muffe che facilmente si formano sul materiale organico e sulle superfici umide possono contaminare la ferita e renderne difficoltosa la guarigione se non sono immediatamente rimosse con un adeguato lavaggio con acqua corrente per alcuni minuti.

Questa pulizia preliminare è essenziale anche per poter valutare l’effettiva entità del danno occorso e procedere alla medicazione più adatta, nonché per assicurarsi che la successiva disinfezione possa essere realmente efficace (eventuali detriti organici infatti neutralizzano l’azione antisettica).

In questa fase, però, il sapone va evitato perché è troppo aggressivo e rischia di danneggiare ulteriormente le acute, generando peraltro dolore inutile. Il compito di eliminare microrganismi potenzialmente dannosi e prevenire le infezioni va lasciato all’antisettico, che possibilmente dovrebbe essere un prodotto specifico per il trattamento delle ferite e non l’alcol etilico denaturato. Quest’ultimo ha infatti un’azione parzialmente tossica su acute mucose e ne riduce le capacità degenerative, prolungando i tempi di guarigione. Da preferire sono, per esempio, le varianti non alcoliche a base di Benzalconio o Benzoxonio cloruro, ipocalorico di sodio o Clorexina.

Se per depressione e antisepsi ci si aiuta con una garza o cotone sterili ci si deve ricordare di eseguire sempre movimenti che vadano dal centro della ferita verso i margini (e mai viceversa) per evitare di far entrare in profondità gli eventuali detriti, promuovendo le infezioni anziché scoraggiarle. In ogni caso, entrambe le operazioni devono riguardare non soltanto la zona lesa, ma anche alcuni centimetri discute sana adiacente. In seguito, se le sessione del taglio o dell’escoriazione non è tale da richiedere l’applicazione di punti di sutura, si può passare alla medicazione con grande sterili o cerotti.

In entrambi i casi, le varianti medicate sarebbero da preferire poiché, grazie all’azione antibatterica costante, garantiscono un microambiente ideale per la riparazione della cute. Le pomate antibiotiche dovrebbero invece essere impiegate solamente su consiglio del medico: utilizzate a sproposito o in modo errato, possono favorire lo sviluppo di microrganismi resistenti, più difficili da debellare.

In casa di tagli a margini netti della lunghezza di uno o più centimetri, ma non particolarmente profondi, per facilitare il ricongiungimento dei lembi della pelle si può ricorrere a particolare cerotti, che simulano l’effetto dei punti di sutura. Sono venduti in striscioline da applicare in più punti perpendicolarmente alla ferita. Il tutto va poi protetto con una medicazione confezionata con grande sterili. Una regola generale, a prescindere dal tipo di medicazione e di danno occorso è che la ferita “deve respirare”: il vantaggio non deve mai essere troppo aderente ne coperto con fasce occlusive, ma al più con reti elastiche a maglia larga, e i cerotti di fissaggio vanno posizionati soltanto lungo i margini della medicazione.

Sempre da verificare inoltre (subito dopo l’applicazione e di nuovo dopo una o due ore) chiede ben dal giorno sia troppo stretto e non ostacoli della circolazione del sangue. Se il acute diventa fredda o di grazia oppure compaiono formicolii e difficoltà di movimento a livello del punto colpito significa che il bendaggio va allentato.

Gli strumenti indispensabili

  • Soluzione fisiologica o soluzione salina sterili per il lavaggio iniziale della ferita
  • antisettico non alcolico per la disinfezione della ferita e delle aree di pelle sana adiacenti
  • salviettine imbevute di antisettico pronte all’uso
  • alcol etilico denaturato per la disinfezione rapida degli strumenti utilizzati per eliminare sporcizia, detriti, schegge e frammenti dalla ferita (forbici, aghi, lamette, ecc.)
  • soluzione detergente antisettica per il lavaggio delle mani di chi esegue la medicazione
  • cotone idrofilo e garza sterile per la pulizia della lesione e per tamponare il sanguinamento
  • garza sterile medicata con antisettico per confezionare la medicazione
  • bende (normali ed elastiche) per fasciare ferite già protette con garza
  • cerotti di diversa dimensione, preferibilmente medicati con composti ad azione antibatterica, da applicare direttamente su piccoli tagli, abrasioni e lievi ustioni
  • rotolo di cerotto di 2,5 cm per il fissaggio della medicazione o del bendaggio
  • reti elastiche tubolare di per fissare medicazioni a livello degli atti
  • guanti sterili monouso per chi esegue la medicazione
  • sparare refrigeranti o sacchetti di ghiaccio istantaneo per il trattamento immediato di contusioni e distorsioni
  • antidolorifici in gel, crema o spray da applicare localmente e in caso di traumi modesti, su pelle integra
  • pomata antistaminica, per ridurre il prurito, l’irritazione e il gonfiore indotti da punture di insetto e ammoniaca per neutralizzare il veleno di api, vespe o calabroni
  • spray o pomate per ustioni lievi (evitare l’uso si sono presenti vescicole o piaghe a meno che non sia stato il medico a suggerirlo)
  • forbici, pinzette, lamette e aghi sterili; termometro

Ustioni e scottature

Un altro tipo di ferita frequentissimo in cucina, ma anche in garage, sono senza dubbio le ustioni, perlopiù dovute al contatto con utensili ad alta temperatura (forno, fornelli, pentole, stoviglie, utensili incandescenti, ecc.) con la fiamma diretta o con liquidi bollenti e, più raramente, con oggetti molto freddi (contenitori appena prelevati dal freezer, specie se di vetro o acciaio, o il ghiaccio stesso) o sostanze caustica e corrosive (soda, acido cloridrico, prodotti per sgorgare le tubature o scrostare le superfici).

In genere si tratta di lesioni non gravi, ma anche se poco scenografiche e perché non sanguinano, vanno gestite con maggiore attenzione dei tagli e delle abrasioni. Il rischia di infezione è infatti in questo caso maggiore, la guarigione più stentata e la probabilità che si formi una cicatrice più elevata.

Per prima cosa, per limitare il danno è indispensabile interrompere nel più breve tempo possibile il contatto con la fonte di calore, rimuovendo alla sostanza ad alta temperatura dalla cute ed eliminando gli indumenti eventualmente impregnati, e raffreddando la zona ustionata con acqua corrente per almeno dieci minuti (o, in sua assenza, con un altro liquido freddo, come latte o birra) oppure con impacchi bagnati e freddi.

Utili sono anche degli spray e refrigeranti/rinfrescanti, che si trovano in farmacia. Poco consigliabile invece il ghiaccio che, non di rado, è a sua volta fonte di ustioni da freddo. Anche l’applicazione di olio o altre sostanze grasse, suggerite dalla tradizione popolare, va evitata. Sono composti non sterili e appetibili per i batteri, che possono favorire l’infezione di ustioni aperte o con riuscite. Sulla cute ustionata non dovrebbe essere applicato nulla che non sia specificamente studiato.

Anche al momento della medicazione si devono osservare alcune precauzioni in primo luogo, le eventuali riuscì con le non vanno toccate poiché costituiscono una protezione naturale della cute. In caso di una loro rottura spontanea, si deve procedere a un’accurata polizia, rimuovendo con delicatezza i frammenti di pelle degenerata, per evitare infezioni e facilitare la guarigione.

La disinfezione è sempre necessaria. Se si sospetta un principio di infezione, è consigliabile applicare immediatamente sulla lesione un impacco con il ipoclorito di sodio a concentrazione adeguata (0,05%) e cambiarlo ogni 4-6 ore per un paio di giorni. Una medicazione definitiva sarà invece analoga a quella delle escoriazioni, avendo però l’accortezza di non applicare cerotti direttamente sulla parte lesa, a meno che le loro dimensioni non siano tali da superare più che abbondantemente quelle dell’arrossamento.

Il medico va interpellato in caso di ustioni con vescicole o piaghe di dimensioni superiori al palmo di una mano, se la lesione interessa il volto, il collo, la testa, le mani, i piedi o l’inguine, se la persona colpita a più di 60 anni o meno di cinque, se è diabetica compresenza difese immunitarie scarse.

Prodotti domestici pericolosi

  • detersivi per lavastoviglie
  • pulitori per fornire metalli
  • detergenti per battere anticalcare
  • campeggi mai pulitori per vetri
  • smacchiatori e anti tarme
  • acidi e coloranti
  • solventi per vernici
  • smacchiatori per ruggine
  • alcuni insetti civili

Cadute accidentali

In casa, come all’esterno, ogni posto è buono per cadere, specie per bambini troppo vivaci e anziani dell’equilibrio precario pavimenti lucidati diligentemente, tappeti non fissati i fili che ostacolano il passo rendono soggiorno e camera da letto un vero e proprio campo minato, mentre le superfici e su ragionevoli del bagno, i gradini e i bordi insidiosi, nonché naturalmente le scale rendono pericoloso tutto il resto.

Contusioni, con eventuali lacerazioni della pelle, colpì in testa e fratture sono i danni più frequenti.

Per le prime, se si può ragionevolmente escludere la presenza di una lesione grave, l’approccio prevede innanzitutto l’applicazione di ghiaccio (mai a diretto contatto con la pelle per evitare ustioni) e successivamente di un gel, una pomata o uno spray antinfiammatorio, meglio se a base di schiume naturali, che aiuta a ridurre gonfiore ed ematoma, alleviando anche il dolore.
Se c’è una ferita, però, è la cura di quest’ultima ad avere la priorità e la antinfiammatorio deve essere evitato in corrispondenza della zona lesa (anche se da una banale escoriazione). A gonfiore ed ematoma, se sarà ancora necessario, ci penserà in seguito

Se a subire il trauma è il capo, bisogna fare un po’ più di attenzione. Di solito ci si preoccupa soprattutto quando lo scontro con un bordo, uno spigolo o una superficie causa una ferita sanguinante anche se superficiale, perché l’idea di una fuoriuscita di sangue dalla testa è generalmente ritenuto un fatto grave. In realtà, le situazioni realmente pericolose sono quelle associate allo sviluppo di emorragie endocraniche, causate cioè dalla rottura dei vasi presenti al di sotto dell’osso cranico e invisibili dall’esterno, che possono essere sospettate soltanto osservando il comportamento del malcapitato subito dopo il trauma e per le successive 48 ore.

In particolare, ci si deve allarmare e recarsi al pronto soccorso se compare sonnolenza, confusione, nausea o vomito, disturbi della vista e del linguaggio, debolezza muscolare, soprattutto a braccia e gambe, nonché naturalmente un eventuale perdita di conoscenza. Nella stragrande maggioranza dei casi, comunque, le ferite del capo che si possono verificare in ambiente domestico sono di poco conto e si possono gestire esattamente come quelle, analoghe, occorse a carico di altre parti del corpo. Ossia con una medicazione, dopo un’attenta disinfezione, se c’è una ferita, oppure con un po’ di ghiaccio e un antinfiammatorio se il corpo non ha lacerato il cuoio capelluto.

velenoEsperienze velenose

Se per gli incidenti in generale a rischiare di più sono le casalinghe, sempre alle prese con prodotti chimici, oggetti appuntiti e taglienti, fornelli e pentole bollenti, degli anziani, soprattutto per i rischia di cadute ed errori nell’assunzione di farmaci, nel caso delle avvelenamenti i pericoli maggiori ricorrono i bambini, totalmente inconsapevoli dei danni che possono derivare da flaconi colorati che la mamma maneggia ogni giorno ho da pasticche più o meno simili alle invitanti e innocue caramelle.

I dati di accesso ai centri antiveleni parlano chiaro: oltre la metà delle segnalazioni riguarda bambini e ragazzi con meno di 14 anni e in quattro casi su dieci della vittima dell’avvelenamento a un’età compresa tra 1 e 4 anni. I luoghi in cui il bambino può fare brutte esperienze sono soprattutto la cucina, il bagno, il garage e il giardino, cioè quelli dove si conserva e si usa la maggior parte delle sostanze a rischio: detersivi, disinfettanti, farmaci, solventi, vernici, insetti civili, diserbanti, e in alcuni casi le stesse piante ornamentali sono soltanto alcune delle possibili cause di avvelenamento.

Gli orari a maggior rischio sono quelli dei pasti, quando la mamma indaffarata ha minori possibilità di controllare i gesti e imprese del bambino, ma in realtà ogni momento è buono. Spesso, al piccolo basta un istante per mettersi nei guai tenerlo costantemente sottocchio non è stato possibile e forse neppure basterebbe. Per questo è importante adottare misure preventive per rendere inaccessibili prodotti pericolosi e insegnar bambino quali rischi derivano dal loro uso inadeguato.

Quando l’avvelenamento ha purtroppo ormai avvenuto, la prima regola è agire in fretta ma senza farsi prendere dal panico né improvvisare pericolosi rimedi suggeriti dalla tradizione. Per gestire l’emergenza ci sono i centri antiveleni: è a loro che ci si deve rivolgere immediatamente.

Per evitare intossicazioni

  • conservare detersivi e altri prodotti per la casa (solventi, vernici, colle, insetticidi, antiparassitari e fertilizzanti) in armadi chiusi ad altezza di sicurezza o comunque inaccessibili ai bambini
  • evitare che i bambini molto piccoli possono accedere da soli a locali dove sono presenti sostanze pericolose (lavanderia, garage, ecc.)
  • riservare ai farmaci un contenitore o un luogo separato da altre sostanze o alimenti, meglio se chiuso a chiave
  • non lasciare incustoditi i prodotti per la casa, neppure durante l’uso
  • lasciare sempre i prodotti chimici nei loro contenitori originali; se proprio è necessario travasarli non utilizzare bottiglie o flaconi normalmente destinati a bevande o alimenti
  • mantenere le confessioni dei prodotti chimici in buono stato, con etichette di intendere e ben leggibili
  • aprire le confessioni come indicato, non forare né forzare tappi o chiusure di sicurezza a prova di bambino
  • non utilizzare canfora o grani di naftalina contro le tarme
  • non lasciare pacchetti di sigarette o tabacco sfuso in giro per casa o comunque in luoghi raggiungibili da bambino: il tabacco è tossico
  • tenere gli alcolici sottochiave: anche quantità relativamente modeste possono mettere in serio pericolo di vita un bambino di pochi anni

(tratto da Sapere & Salute, n.61 ottobre 2006)

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