La dermatite atopica nei bambini e neonati

photo credit: awmalloy
Colpisce fin dai primi mesi di vita, ma nella maggior parte dei casi si attenua crescendo. Per alleviarla servono una cura attenta e delicata della pelle, buoni emollienti, qualche farmaco e vanno evitati gli allergeni.
Arrossamento, screpolature, vescicole, taglietti e bollicine: sono questi i segni tipici della dermatite atopica, una malattia della pelle su base immunitaria che può colpire i bambini fin dai primi mesi di vita e che appare sempre più diffusa, al pari di tutte le altre forme allergiche, nei paesi occidentali. Al punto che ormai almeno un bambino su cinque ne soffre in una qualche misura.
Per rassicurare le mamme va subito detto che nella stragrande maggioranza dei casi il disturbo non è grave e, comunque, tende ad attenuarsi nel corso dell’infanzia, per arrivare spesso a scomparire completamente dopo l’adolescenza. Tuttavia, soprattutto nel neonato, la dermatite atopica può essere molto fastidiosa e rende sempre indispensabile una cura attenta della pelle, già di norma particolarmente fragile e delicata, in occasione delle molteplici operazioni di polizia che costellano la giornata del piccolo tra un cambio di pannolino e una sbavatura lattea.
Alla base c’è un’allergia, ma…
La dermatite atopica si manifesta inizialmente con un eritema, un arrossamento della pelle, che può fare prurito e aggravarsi con la comparsa di piccole bolle. Successivamente l’infiammazione può determinare un ispessimento della pelle, che assume un aspetto desquamato e “polveroso”. A innescare questo processo, in tutto o in parte, è il sistema immunitario che, ancora in fase di maturazione e particolarmente propenso a commettere errori di riconoscimento delle sostanze contro cui deve combattere, reagisce in modo spropositato a uno o più composti presenti nell’ambiente o assunti con il latte alla pappa.
Molto spesso, la propensione all’atopia a una base genetica e viene ereditata dai genitori: lo dimostra il fatto che, se sia la mamma sia il papà ne hanno sofferto durante l’infanzia, ne sono quasi sempre interessati anche i figli in misura e con modalità simili. Per la stessa ragione, non di rado, il disturbo è solo il primo segnale di quella che i medici chiamano “marcia allergica”, ossia di una più generale predisposizione a sviluppare allergie nei confronti di diverse sostanze, che nel corso degli anni può portare alla comparsa di dermatiti allergiche da contatto, riniti o congiuntiviti allergiche e, nei casi più gravi, all’asma.
Tuttavia va precisato che esistono anche forme di atopia dove la componente immunitaria, pur presente, è marginale e che per scatenarsi hanno bisogno di fattori concorrenti, nella maggior parte dei casi ancora in gran parte da individuare.
Prima di agire meglio chiarire
Tra le principali sostanze che notoriamente possono innescare l’atopia si possono citare le proteine del latte vaccino, dell’uovo e del grano, alcuni composti vegetali e additivi, nonché diversi elementi di sintesi o naturali presenti nell’ambiente, come gli acari della polvere, il pelo degli animali domestici, il lattice e il nichel.
Se c’è il sospetto che la dermatite abbia un’origine alimentare è utile cercare di identificare quali specifici allergeni nascosti nei cibi possono esserne responsabili e, nel limite del possibile e con il supporto del pediatra, escluderli dalla dieta.
Questa strategia deve però tener conto di un aspetto fondamentale: tutto ciò che la mamma mangia può passare nel latte ed entrare quindi in contatto con il bambino già prima dello svezzamento. È quel che capita per esempio nel caso dell’atopia indotta dal latte vaccino bevuto non dal bambino ma dalla mamma mentre all’atta. Detto questo, va sottolineato che l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di vita è il mezzo ideale per prevenire possibili reazioni allergiche o, perlomeno, per posticiparne la comparsa di alcuni anni, quando la loro gestione diventa meno problematica.
In aggiunta, è utile bonificare regolarmente la casa dagli allergeni ambientali con un’accurata pulizia, eventualmente avvalendosi anche di specifici prodotti antiacaro, e deumidificare l’aria per ridurre la proliferazione di muffe e spore fungine. Per il lettino del bambino, poi, molti consigliano l’uso di diffondere antiacaro. Va da sé, e infine, che il fumo di sigaretta, irritante e allergizzante per la mucosa delle vie aeree oltreché dannoso su molti altri organi, deve essere abolito da entrambi i genitori e dalla madre già durante la gravidanza.
Test specifici e delicatezza
Gli esami che possono indirizzare all’individuazione delle specifiche cause che scatenano la dermatite atopica sono quelli allergologici cutanei come il prick e i patch test. Non sono però sufficienti per emettere una diagnosi definitiva: in caso di positività è necessario procedere alla dieta di esclusione e al reinserimento graduale dei gli alimenti a rischio in un ambiente controllato, cioè in ospedale nei casi di particolare gravità.
Se con l’esclusione si osserva un effettivo miglioramento dei sintomi e la successiva reintroduzione li esaspera, si può valutare l’opportunità di eliminare l’alimento critico dalla dieta. Ma il tutto va fatto con cautela e solo se la gravità delle manifestazioni giustifica un simile provvedimento poiché privare un bambino molto piccolo di nutrienti importanti può creare problemi maggiori di quelli che si vorrebbero risolvere.
La dermatite atopica trae, invece, sicuro vantaggio dalla terapia farmacologica e da alcuni accorgimenti pratici nell’igiene quotidiana. Il primo consiglio è non lavare troppi bambini e soprattutto non utilizzare saponi o detergenti aggressivi che, rimuovendo il naturale strato idrolipidico superficiale protettivo, digitata non ha pelle e facilitano l’ingresso degli allergeni.
Molto meglio optare per oli, “saponi-non saponi” o, nel caso dei neonati, per la sola acqua: almeno nei primi mesi è più che sufficiente per assicurare una polizia adeguata perché le loro situazioni cutanee sono molto scarse. Tra i farmaci sono utili gli antistaminici, sia per ridurre l’ipersensibilità e il prurito, spesso presente, sia per calmare il bambino e favorire il sonno notturno, e le creme al cortisone, che vanno però usate con cautela e soltanto su consiglio del pediatra per evitare effetti indesiderati.
In occasione del loro impiego si deve, inoltre, ricordare di non esporre il bambino al sole nelle ore successive all’applicazione (una soluzione semplice per non avere problemi e non limitare il piccolo nei giochi all’aperto è utilizzare il farmaco al cortisone prima di andare a dormire). È poi molto importante garantire una buona idratazione e protezione della pelle, stendendo giornalmente sulle zone critiche creme emollienti prive di nichel, profumi, conservanti o altri additivi potenzialmente allergizzanti e arricchita di composti lipidici che favoriscono il mantenimento dell’integrità della barriera cutanea e la rigenerazione della pelle, come per esempio pantenolo e vitamine.
Consigli pratici anti-atopia
- Evitare di eccedere con i lavaggi per non compromettere ulteriormente l’equilibrio già precario della pelle (l’asportazione del film idrolipidico superficiale desiderata la pelle e favorisce l’ingresso degli allergeni)
- scegliere detergenti delicati, senza sapone né altri componenti allergizzanti come conservanti e profumi. Ne esistono di appositi specificamente studiati per le pelli atopiche
- asciugare bene la pelle dopo ogni lavaggio, tamponando leggermente e senza stregare
- applicare creme, utili quelle a base di pantenolo (provitamina B5) o olii emollienti e riparativi dopo ogni lavaggio, se necessario più volte al giorno
- non utilizzare fibre irritanti a diretto contatto con la pelle del bambino, preferendo indumenti di cotone
- per vestitini e biancheria optare per tessuti a tinte chiare (i coloranti scuri contengono composti chimici potenzialmente allergizzanti)
- evitare di coprire troppo il bambino perché la sudorazione, oltre a creare disagio, promuove l’infiammazione della pelle
- cercare di fare stare al sole il bambino il più possibile, dopo aver applicato adeguate protezioni UV, perché i raggi solari migliorano molto e in fretta i sintomi della dermatite atopica, fino a farli sparire (tant’è che nell’adulto, il ragionamento con UVA viene utilizzato come vera e propria terapia, la cosiddetta PUVA, che non era però indicata nell’infanzia)
(tratto da “sapere & salute”, n.61, ottobre 2006)
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