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Caro libro di scuola …caro!

471969526_27ac590670, Caro libro di scuola ...caro!

Negli ultimi anni, verso la fine di agosto, in coincidenza con l’inizio delle scuole, si fa un gran parlare sui media giornalistici sul costo dei libri di testo scolastici.

(Oddio… in realtà negli ultimi anni si fa un gran parlare di qualsiasi stupidaggine possa riempire la moltitudine di testate giornalistiche - televisive e non - che costellano la nostra giornata! Comunque…)

Il tema è: i libri di scuola costano sempre di più, per non dire che costano decisamente troppo.
I genitori - pare tutti - sono costretti ogni anno a comprare libri nuovi per i figli studenti, libri sempre più grandi, più belli, più grossi, su carta sempre più patinata, sempre più brossurati, ecc. ecc.

  • Repubblica: “Dopo la denuncia dei consumatori l’Authority fa intervenire le Fiamme gialle. In otto città verifiche sulle edizioni destinate alle superiori negli ultimi tre anni. Libri di testo, interviene l’Antitrust.”
  • La Stampa: “L’ITALIA E I MANUALI SCOLASTICI PIU’ COSTOSI D’EUROPA. Caro-libri, la Finanza a scuola. Dopo l’allarme dell’Antitrust si apre un’indagine sui rincari ingiustificati”
  • Reuters: “Libri scuola: indagini Gdf in 8 città su caro prezzi”

Io mi sono fatto una semplice domanda: ma le materie scolastiche, il condensato di conoscenza che di cui i libri sono portatori, le basilari nozioni (di matematica, geometria, ecc.) su cui generazioni di italiani hanno studiano per arrivare alla sudata pagella di promozione di fine anno… cambiano in maniera così rapida come cambiano le edizioni dei testi scolastici?

La semplice risposta che ho supposto è NO!, non è possibile che negli ultimi 5 anni - e sono anche buono - la matematica che si studia fino in terza media, oppure La Divina Commedia, o anche la geometria di base, mettiamo anche l’Italiano stesso siano cambiati a tal punto da pretendere una nuova serie di tabelline, una Divina-Commedia-riveduta-e-corretta, oppure “come costruire il cerchio senza compasso”, né una nuova grammatica.
Credo si potrebbero benissimo usare gli stessi testi per ALMENO 5 anni di seguito (e - ripeto - sono anche buono).
Mi pare un ragionamento sensato.

Eppure ogni anno sembra che ci sia la necessità, se non l’obbligo di comprare libri sempre nuovi, anche se contengono informazioni vecchie.

Una volta si fotocopiavano i libri per risparmiare; ora se vai in copisteria a chiedere una cosa simile rischi la denuncia.
Oppure si compravano i libri al mercatino dell’usato; ora si usa internet.
Ricordo che quando frequentavo le superiori non comprai l’edizione della Divina Commedia indicata dell’elenco fornito dalla scuola ma quella da mille lire che a quei tempi si trovava nelle edicole: stesso contenuto didattico! Per le note a margine si fotocopiavano quelle poche che il professore chiedeva di studiare, per gli appunti si scriveva su un quaderno anzichè a bordo pagina.

Allora PERCHè - mi chiedo - le case editrici continuano a sfornare nuove edizioni degli stessi libri? E PERCHè le scuole continuano ad obbligare gli studenti a comprare questi nuovi libri?
Forse sotto c’è chi ci campa? Qualcuno ci guadagnerà qualcosa?
Chi potrebbe perderci se la situazione non fosse così?
Sicuramente le case editrici, perchè pubblicano e vendono i libri; credo ci guadagnino meno gli autori (Dante?).

Mi vien da piangere a pensare che siamo presi in questa maniera. :(

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