L’esodo cinese verso la periferia

La forte crescita economica che negli ultimi due decenni ha caratterizzato la Cina, ha avuto come motore fondamentale la forte migrazione dalle campagne che ha spostato verso le aree urbane industrializzate qualcosa come 300-400 milioni di persone.

Si trattava di poveri, contadini ed artigiani, che cercavano una maggiore sicurezza economica nelle nuove aree industriali che si stavano sviluppando attorno a quelle che sono diventate, negli anni, delle vere e proprie metropoli. Oggi si contano ben 49 città cinesi che superano il milione di abitanti. Città cresciute in fretta, proprio grazie a questa massa contadina che ha contribuito ad aumentare il benessere generale di uno Stato comunista che è sceso a patti col capitalismo, ma che sta anche creando, allo stesso tempo, dei seri problemi di sovraffollamento ed inquinamento.

Le città sono diventate caotiche ed invivibili al punto che si sta verificando un fenomeno di migrazione opposto a quello verificatosi un paio di decenni fa. La classe media, che dispone di un benessere economico maggiore, si sta spostando verso la campagna che circonda le grandi metropoli, alla ricerca di aria pulita, case più grandi, maggiori comodità e servizi. Intorno a Shanghai, tanto per citare l’esempio più eclatante, stanno sorgendo 10 città-satellite, nelle quali si trasferiranno, secondo le previsioni, circa 5 milioni di persone, nei prossimi dieci anni.

Molte di queste città sono già capaci di offrire, per soli 165.000 dollari, case in perfetto stile inglese a due piani, con una superficie di 200 mq, con giardino e splendida vista sul fiume, garantendo allo stesso tempo tutti i servizi e le infrastrutture degne di una grande città. L’aspetto paradossale di questa situazione è che proprio il ricercare uno stile di vita meno caotico e più ecologico, sta creando dei gravi problemi di inquinamento, dato che la distanza di queste città dormitorio dalle grandi industrie, dalle scuole e dai principali centri degli affari e del commercio, sta portando ad un aumento vertiginoso del numero delle automobili in circolazione. Si parla già di 12 milioni di auto private in Cina, con un aumento costante del 26% l’anno.

Altro aspetto da non trascurare è il fatto che alla costruzione di questi nuovi agglomerati sub-urbani, sta contribuendo una massa di nuovi migranti che si sposta dai villaggi dell’interno alla ricerca di lavoro; lavoro che certo non manca, ma che li costringe a spostarsi in continuazione a mano a mano che le imprese di costruzione si spostano da una città all’altra. Inutile dire che le condizioni di lavoro sono delle peggiori e che questi manovali sono costretti a vivere come nomadi ammassati in baracche di lamiera, senza avere la benché minima assistenza sociale e sanitaria. Insomma, questi “migranti” stanno costruendo case che non potranno mai occupare.

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