Cibo, gratificazione ed obesità

photo credit: n.tami
Il cervello può “sentire” le calorie nel cibo indipendentemente dai meccanismi del gusto, lo prova una ricerca condotta su topi da un gruppo di biologi del Duke University Medical Center.
I ricercatori, che illustrano il loro studio in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Neuron“, hanno scoperto che il sistema cerebrale della ricompensa è attivato da una sorta di “sesto senso”
Come spiegano Ivan de Araujo e colleghi, nell’esperimento sono stati utilizzati topi geneticamente modificati in modo che il recettore cellulare che permette di rilevare il gusto dolce mancasse di una proteina essenziale, rendendoli così “ciechi” rispetto alla sensazione di dolce.
Successivamente hanno sottoposto i topi così modificati e un gruppo di topi normali a test in cui venivano loro somministrate soluzioni di zucchero e di dolcificanti non calorici. Nei test i topi insensibili al gusto dolce preferivano comunque il liquido calorico; è risultato anche che in tutti i topi i circuiti cerebrali della ricompensa e i livelli di dopamina venivano attivati dall’assunzione calorica, indipendentemente dalla capacità di sentirne il gusto.
“Abbiamo mostrato che il sistema della ricompensa, che in precedenza era stato associato con la rilevazione di un valore di ricompensa da parte dei composti dal gusto gradevole, risponde al valore calorico dello zucchero in assenza del segnale proveniente dai recettori del gusto“, ha osservato de Araujo. “Quindi questi circuiti cerebrali non codificano solamente l’impatto correlato alla gradevolezza dei cibi, ma possono eseguire funzioni non ancora identificate che comprendono la rilevazione di segnali gastrointestinali e metabolici.”
La scoperta, osservono i ricercatori, ha importanti implicazioni per la comprensione della patogenesi dell’obesità. (gg)
fonte: Le Scienze

photo credit: shalawesome
Consumare alimenti e bevande senza zucchero potrebbe essere controproducente ai fini del controllo del peso o del dimagrimento: è quanto sostengono gli psicologi dell’Ingestive Behavior Research Center della Purdue University di West Lafayette, nell’Indiana, sulla rivista “Behavioral Neuroscience”, sulla base di una sperimentazione effettuata su topi di laboratorio.
Nello studio si è infatti riscontrato come l’ampio ricorso a dolcificanti senza calorie possa mettere in difficoltà l’organismo nel controllo dell’assunzione di cibi.
Rispetto agli animali che si nutrivano di yogurt dolcificato con glucosio (uno zucchero semplice che apporta 15 calorie per cucchiaino, come lo zucchero da tavola), quelli che consumavano yogurt addizionato con saccarina, un edulcorante che non apporta praticamente calorie, complessivamente poi consumavano più cibo, guadagnavano più peso e immagazzinavano più grassi.
Secondo quanto scrivono Susan Swithers e Terry Davidson, all’origine del paradossale fenomeno vi è la rottura della connessione tra il sapore dolce e il cibo ad alto contenuto calorico: in sostanza la saccarina sembra perturbare la capacità del corpo di regolare l’introito di calorie. Questa ipotesi della mancanza di autoregolazione potrebbe spiegare anche perché l’obesità è cresciuta come fenomeno insieme con l’uso di dolcificanti nei cibi, anche se la letteratura non è concorde nel definire gli effetti degli edulcoranti sull’organismo.
Alcuni studi, infatti, hanno riscontrato dati statisticamente significativi a favore della perdita di peso così come del guadagno di peso, mentre altri non hanno trovato risultati degni di nota.
Ma in questo caso gli sperimentatori hanno misurato anche le variazioni della temperatura corporea interna, un parametro fisiologico piuttosto significativo. Normalmente, il nostro metabolismo accelera in corrispondenza dei pasti.
Per contro, i topi abituati al consumo di saccarina, che interrompe la connessione tra il sapore dolce e l’introito calorico, mostravano, rispetto ai topi che consumavano glucosio, solo un lieve aumento di temperatura dopo aver mangiato un cibo dolce e ad alto contenuto calorico.
Gli autori e ritengono quindi che questa risposta deficitaria dell’organismo possa portare in seguito a una scorretta alimentazione e rendere difficile consumare le calorie introiettate con cibi dolci. (fc)
fonte: Le Scienze
Può sembrare una affermazione banale ma ora è stata provata in base all’elaborazione dei dati statistici: un minore consumo di sale consente di diminuire il consumo di liquidi, e in particolare di bevande zuccherate. Questa correlazione risulta importante tenendo conto dei dati epidemiologici che riguardano paesi industrializzati, e ultimamente anche di quelli in via di sviluppo, in cui l’obesità infantile sta diventando un problema sanitario di ampie dimensioni.
Sotto accusa vengono messe spesso le bevande con un elevato tenore di zuccheri. Ora lo sforzo per diffondere un consumo più attento di tali bibite potrebbe essere ottenuto come conseguenza di un’altra grande battaglia: quella che da anni stanno portando avanti i medici che si occupano di ipertensione ma anche i nefrologi, affinché sia le industrie alimentari sia i privati cittadini diminuiscano il contenuto di sale negli alimenti.
La correlazione tra sale e bibite dolci è stata messa a fuoco nell’ambito di uno studio realizzato dai ricercatori della St. George’s University di Londra, sulla base dell’analisi dei dati raccolti più di 10 anni fa nel corso di un ampio monitoraggio delle abitudini alimentari dei britannici denominato National Diet and Nutrition Survey (NDNS).
Secondo quanto si legge nell’articolo pubblicato sulla rivista “Hypertension: Journal of the American Heart Association”, sono stati analizzati i dati riguardanti circa 2000 soggetti di età compresa tra i quattro e i 18 anni. Tra di essi circa 1600 tra ragazzi e ragazze hanno seguito un protocollo per misurare l’introito di sale e di fluidi nel corso di una settimana.
Si è così potuto stimare come la diminuzione di un grammo nel consumo giornaliero di sale possa determinare un decremento dell’introito di liquidi di 100 grammi, sempre nell’arco di un giorno.
Inoltre, i ricercatori hanno potuto constatare come i bambini che seguivano una dieta povera di sale erano portati anche a bere meno bibite zuccherate. Secondo le stime per ogni grammo di sale in meno si può avere una diminuzione di 27 grammi di bibite dolci al giorno in media.
“Se la popolazione di età compresa tra quattro i 18 anni diminuisse della metà il consumo di sale, pari a una riduzione di circa 3 grammi al giorno, potremmo assistere a un decremento di circa due bibite alla settimana, corrispondenti a circa 250 chilocalorie in meno alla settimana”, ha spiegato Feng J. He, che ha coordinato lo studio. “Non solo si avrebbe una riduzione del rischio di ipertensione dovuto proprio al minore introito di sale, ma anche una riduzione dell’obesità derivante dal minor consumo di bibite zuccherate.” (fc)
fonte: Le Scienze
Articoli simili
- La Stevia, una soluzione a zucchero e dolcificanti di sintesi
- Mangiare di meno allunga la vita
- Zucchero vs caffeina
- Terapia genica per prevenire l’epilessia
- Un enzima per recuperare la memoria
Collegamenti sponsorizzati:
| Se l'articolo ti è piaciuto è sempre graditissimo un commento! Se vuoi ricevere le ultime novità dal mio blog puoi anche iscriverti ai Feed RSS (non si paga!). Anche via email. CIAO!! |







