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La proteina del “grasso buono”


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White Cat

Una ricerca condotta presso lo Joslin Diabetes Center, diretta d Yu-Hua Tseng, ha mostrato che una particolare proteina è in grado di stimolare la produzione di grasso “buono”, che aiuta la produzione e il dispendio energetico, a scapito di quello “cattivo” che tende ad accumularsi e a rendere le persone obese.

Come è spiegato in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Nature”, studiando cellule di topo, Tseng e colleghi hanno scoperto che una proteina che induce la produzione di tessuto osseo chiamata BMP-7 stimola alla maturazione i precursori delle cellule grasse brune. “Le cellule di grasso bianco realizzano la forma ‘convenzionale’ del grasso, destinato a immagazzinare energia. Per contro, il ruolo principale del grasso bruno è quello di bruciare calorie per generare calore. Le cellule di grasso bruno tendono a scomparire in gran parte nell’età adulta, ma i loro precursori restano nell’organismo”, ha spiegato Tseng.

Lo studio risolve un problema fondamentale della biologia degli adipociti, ossia che cosa controlli l’accumulo dei depositi di grasso. Le BMP sono una famiglia di proteine note per il loro ruolo di regolazione della formazione degli organi nel corso dello sviluppo fetale. Nello studio Tseng e colleghi ipotizzano che elementi differenti della famiglia delle BMP determinino il destino degli adipociti a diventare cellule di gasso bianco o di grasso bruno.

La dieta e l’esercizio fisico restano il miglior approccio per combattere l’obesità nella popolazione generale – ha concluso Tseng – ma nelle persone che sono geneticamente predisposte all’obesità questi mezzi possono avere un effetto molto ridotto. Quando avremo compreso meglio i meccanismi di controllo dello sviluppo del grasso bruno, l’intervento medico per aumentare il dispendio energetico attraverso agenti che inducano la produzione di grasso bruno potrà fornire anche a queste persone la speranza di perdere peso e di prevenire la sindrome metabolica.” (gg)

fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1332987
Creative Commons License photo: brokinhrt2


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