Carbossiterapia, ed il grasso non c’è più!

C’è una nuova metodica che piacerà alle donne per le sue notevoli funzioni. Questo piccolo “miracolo” prende il nome di carbossiterapia, una metodica nata in Francia all’inizio del secono scorso presso la stazione termale di Royat, poi affinatasi in Italia: elimina la cellulite, scioglie gli accumuli di grasso su pancia, fianchi e gambe, rivitalizza la cute flaccida, riduce le smagliature.

Vasoditalazione

Prevede la somministrazione a scopi terapeutici di anidride carbonica (CO2) per via transcutanea (l’anidride carbonica viene iniettata sotto la pelle).

Ce n’è abbastanza per stuzzicare l’interesse di chi, e sono tanti, ha a che fare tutti i giorni con problemi venosi, con il fastidio provocato dalla cellulite o dal grasso. Per questo motivo abbiamo approfondito l’argomento con il professor Cesare brandi, specialista in Chirurgia generale d’urgenza.

– Professore, perché proprio l’anidride carbonica?

– L’anidride carbonica iniettata sottocute determina vasodilatazione, aumentando di conseguenza la velocità del flusso sanguigno, e inoltre produce il cosiddetto effetto lipolitico (brucia-grassi). Le irregolarità dei pannicoli adiposi sono infatti determinate dall’alterazione del micro-circolo, la rete di piccoli vasi arteriosi, venosi e linfatici, che attraversano il connettivo. Se funzionano male, i tessuti si alterano e le scorie si accumulano dando vita a gonfiori, noduli e buccia d’arancia.

– E come agisce l’anidride carbonica?

– Inverte questo processo: iniettata localmente, provoca da un lato vasodilatazione facendo scorrere nuovamente il sangue nei capillari che si erano gradualmente chiusi, dall’altra aumenta il drenaggio veno-linfatico e inizia la rottura delle cellule adipose rimaneggiando il grasso in eccesso. Il risultato è che il sangue scorre più veloce, i tessuti ricevono più ossigeno, le tossine vengono smaltite e il gonfiore si riduce!

– La carbossiterapia non agisce solamente sul grasso?

– No. È efficace anche quando si desidera eliminare le teleangectasie o le vene reticolari agli arti inferiori, e questo senza un’azione diretta sui vasi venosi, riducendo nel contempo la necessità di dover ricorrere alla scleropatia.
Un ruolo particolare lo riveste anche nel trattamento delle ulcere degli arti inferiori. Un altro aspetto da non sottovalutare è la sua efficacia nel ridurre il dolore e, nel contempo, l’assunzione di analgesici. La carbossiterapia è indicata anche nella cura della psoriasi.

– Una terapia che è ben collaudata…

– Sì. Praticata in diversi paesi europei e negli USA, Sud America, Corea del sud, Giappone, la carbossiterapia, impiegata in Italia per la prima volta nel 1994, oggi è praticata da più di 150 medici specializzati.
Inoltre, dal febbraio 2001 è stato isstituito il primo corso universitario di carbossiterapia presso la cattedra di Chirurgia plastica dell’Università degli studi di Siena.

Nessuna controindicazione

Naturalmente starà al medico integrare le opportune terapie già praticate con cicli di circa 11 sedute di carbossiterapia, i cui risultati sono immediatamente riscontrabili da un punto di vista strumentale mediante l’uso di un videocapillaroscopio o di laser doppler, e clinicamente da un più vitale aspetto del tessuto e da una più rapida guarigione dell’eventuale lesione ulcerosa.

– Esistono delle controindicazioni per questa terapia?

– Non ha particolari controindicazioni, tranne la gravidanza. Il trattamento però dev’essere eseguito da un medico e il gas dev’essere somministrato da un’apparecchiatura certificata e approvata dal Ministero della Salute.
Questa apparecchiatura permette di somministrare e di dosare la percentuale, il volume dell’iniezione e la velocità del flusso assicurando un trattamento personalizzato ed estremamente sicuro per il paziente.

– La carbossiterapia è innocua?

– I dati istologici hanno mostrato la sostanziale innocuità della tecnica. In particolare, la somministrazione sottocutanea del gas non ha indotto danni a livello della trama connettivale, sede delle maggiori strutture vascolari e nervose. Questo dato è particolarmente importante perché giustifica l’impiego di questo trattamento sia per patologie maggiori sia per problemi estetici legati all’accumulo di grasso, quali quelli delle adiposità localizzate.

Come ottenere risultati

Un ciclo di carbossiterapia consiste, secondo il livello di patologia, in media di 8 trattamenti, ma dopo ognuno di essi il paziente è in grado di avvertire e riferire il miglioramento ottenuto, tanto che, nella pratica clinica, è egli stesso che gestisce nel tempo il ricorso a cicli supplementari o a sedute di mantenimento. Una seduta dura all’incirca 15 minuti. Il numero delle sedute e la scelta di sede e flusso terapeutico variano in base alla patologia da trattare. I cicli terapeutici possono essere ripetuti 2 o 3 volte l’anno.

altre info: www.carbossiterapia.it
Società italiana di carbossiterapia, tel. 02.4986864

fonte: Optima salute, mag. 2006

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