Salvare il fegato

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Il trattamento naturale più efficace per eliminare i calcoli e ritrovare il benessere attraverso la depurazione

Il fegato è l’organo umano più grande del corpo è può pesare fino a 3 kg, ma la caratteristica che rende il fegato unico è la sua grande capacità rigenerativa: può sostituire le cellule danneggiate in caso di lesioni. In più è in grado di svolgere le sue numerose funzioni anche quando è danneggiato al 70%.

Metabolizzare e disintossicare sono le sue principali funzioni. Presiede il metabolismo, elimina le scorie prodotte e neutralizza le sostanze potenzialmente tossiche come alcol, farmaci, additivi e tossine introdotte con l’alimentazione.

Interviene inoltre nella digestione dei grassi tramite la produzione di bile, un liquido verde scuro che riversa nell’intestino, e partecipa al metabolismo di glucosio, proteine e numerosi ormoni, decidendo che cosa deve essere presente nel sangue per un pronto utilizzo e che cosa va invece accumulato oppure scartato.

Produce inoltre diverse proteine necessarie alla coagulazione del sangue e favorisce l’attività o l’assorbimento delle vitamine A, B, D, E, K e PP.

Attenzione ai primi campanelli di allarme

Gli italiani detengono il triste primato delle malattie croniche del fegato: ne soffrono circa il 10% della popolazione. Molte si possono curare grazie anche alla capacità di recupero dell’organo; come sempre però bisogna intervenire per tempo e non sottovalutare i primi sintomi.

Quando insorgono si manifestano con segnali a carico della bile come l’ittero, cioè la colorazione giallastra di pelle e occhi, prurito, urine scure e feci bianche. Questi sintomi sono dovuti alla presenza di bilirubina e sali biliari nella circolazione sanguigna. Altri sintomi specifici sono la comparsa di nei a forma di ragno o di eritema palmare.

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Indispensabili per la pulizia del fegato, questi sali, permettono di eliminare senza effetti collaterali anche i calcoli al fegato ed al dotto biliare

Talvolta invece i segnali di allarme sono meno specifici: indolenzimento della parte destra dell’addome, senso di gonfiore dopo i pasti e sonnolenza, perdita di peso, debolezza. Sintomi generici che spesso fanno trascurare eventuali disfunzioni.

L’alcol, i virus responsabili dell’epatite e la cattiva alimentazione sono i principali colpevoli di questi disturbi e a volte sono fattori che anche indipendentemente l’uno dall’altro possono causare quel danno cronico e progressivo dell’organo che è conosciuto come cirrosi. Ecco in dettaglio come agiscono e che cosa provocano.

Le bevande alcoliche

Fino a 30 anni fa era considerato il principale responsabile delle malattie croniche del fegato. I primi danni che provoca sono la steatosi alcolica, caratterizzata da ingrossamento dell’organo e accumulo di grassi nelle cellule epatiche. Conduce nel tempo a epatite cronica, che è un danno reversibile, ma occorre interrompere completamente l’assunzione di alcolici, cosa estremamente difficile per gli alcolisti.

L’epatopatia alcolica è la conseguenza più comune dell’abuso di alcol perché il fegato è l’organismo in cui viene metabolizzato.

L’entità del consumo  e la durata della somministrazione sono fattori principali di rischio per il suo sviluppo: i danni causati dall’alcol sono silenziosi per molti anni e per lungo tempo sono reversibili.

Già agli inizi può comparire una sfumatura itterica sulla pelle o negli occhi, l’ingrossamento dell’organo, un innalzamento moderato delle transaminasi, soprattutto delle gamma GT nel sangue.

Non è facile determinare quale sia la dose giornaliera tossica di alcol o quella che non crea alcun danno, perché le conseguenza dipendono da molti fattori e variano  in relazione alle capacità  metaboliche di ciascuno e alla durata dell’assunzione.

Alcuni studi hanno mostrato che nessuno, pur assumendo una quantità superiore a 160 g di alcol al giorno, sviluppa cirrosi se tale quantità è introdotta nell’organismo per meno di 5 anni. Ma se la durata è maggiore, il rischio cirrosi s’impenna al 50%. Sappiamo dunque che un consumo continuativo è più dannoso di quello saltuario, tanto che gli esperti raccomandano di sospendere l’assunzione per alcuni giorni la settimana.

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I virus dell’epatite

Sono la principale causa di malattie croniche del fegato. Oltre alle epatiti più conosciute e diffuse – come A, B e C – esistono anche la D, la E e la G.

L’epatite A e l’epatite E si trasmettono per via orale, ingerendo bevande o alimenti infetti, le altre per scambi di sangue, di liquidi corporei , aghi o rasoi infetti o in rapporti sessuali non protetti con persone infette.

Alcune compaiono in forma acuta s scompaiono senza lasciare segni se non un’immunità permanente. Altre invece possono essere molto pericolose e mettere a rischio la vita. Altre ancora non danno sintomi e diventano croniche segnalando la loro presenza soltanto quando il danno è molto progredito.

Tra le più note, l’epatite A, tranne nei rari casi in cui è letale in pochi giorni (epatite fulminante), si risolve in poche settimane lasciando il soggetto immune.

L’epatite B e l’epatite C sono invece più pericolose perché possono diventare croniche e sviluppare cirrosi a distanza di anni. Se la trasmissione sessuale o madre-feto è comune nell’epatite B, nell’epatite C è invece rara. L’epatite C però è anche la più subdola, perché la fase acuta spesso decorre senza dare sintomi e diventa cronica nell’80% dei casi, di cui circa un terzo induce cirrosi dopo i 40/50 anni.

L’alimentazione

Se è troppo ricca può dare origine a steatosi epatica non alcolica, detta anche fegato grasso. Si tratta di una malattia emergente nei paesi occidentali; spesso si punta il dito soltanto verso il consumo di alcol, ma il punto è anche un altro. In genere è la conseguenza di abitudini alimentari scorrette: alimenti grassi, proteine animali, fritti, oltre all’alcol, sono tutti alimenti che la possono provocare.

Si caratterizza per l’accumulo di grassi nelle cellule epatiche e viene spesso sottovalutata in chi non è bevitore, ma a lungo termine può dare origine a cirrosi e tumore al fegato. Diagnosticarla non è semplice perché i sintomi, come indolenzimento dell’addome, stanchezza, sonnolenza dopo i pasti, non sono specifici e vengono associati generalmente alla digestione.

Studi recenti hanno però individuato alcuni fattori di rischio, come il rapporto altezza/peso/giro-vita, che per alcuni possono essere importanti. Il tutto è complicato dal fatto che a volte i valori delle transaminasi nel sangue sono nella norma e per la diagnosi occorre effettuare esami più approfonditi.

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Una serie di utilissimi consigli per iniziare a ripristinare la perfetta forma di un organo così importante per la salute umana. Tutte le più efficaci terapie naturali per la cura di epatiti, calcoli, infiammazioni, ecc.

Tutti gli esami utili

Transaminasi
Sono enzimi prodotti dal fegato. Si valutano in particolare GPT/ALT e GOT/AST. In tutte le malattie di fegato e vie biliari si registra un moro aumento e valori particolarmente elevati sono frequenti soprattutto in caso di epatite virale acuta.

Fosfatasi alcalina
Enzima che partecipa al metabolismo dei composti fosforici organici. Livelli alti indicano malattie del fegato, ma se l’aumento è accompagnato da alte concentrazioni di gamma-GT vuol dire che ci sono disturbi delle vie biliari.

Gamma-GT
Enzima presente nel fegato e, in quantità inferiori, nei reni, nel pancreas, nell’intestino, nel cervello e nel cuore. L’innalzamento riflette la presenza di malattie del fegato e delle vie biliari. Se supera di 10 volte il valore normale è molto probabile un’ostruzione delle vie biliari, un tumore o metastasi epatiche.

Rialzi meno consistenti sono tipici dell’epatite virale e della cirrosi. Aumenti si hanno anche nelle malattie del pancreas e a seguito di infarto del miocardio. Anche l’alcolismo provoca forti rialzi della gamma-GT.

Bilirubina
Pigmento originato dalla distruzione dell’emoglobina che viene espulso dalle vie biliari. Valori alti indicano un’eccessiva distruzione dei globuli rossi e quindi problemi biliari extra epatici (calcoli della colecisti o del coledoco, tumore del pancreas) o intra epatici (cirrosi, epatite, tumori del fegato).

Alfa-feto proteina
È una glicoproteina prodotta dal fegato e presente nel siero del feto, che sparisce nel primo anno di vita. La ricomparsa in quantità superiore a 400 ng/ml segnala la presenza di un tumore, in particolare di fegato o testicoli.

Come test non è specifico per la diagnosi precoce, ma serve a controllare l’evoluzione della malattia. Valori anormali, ma inferiori a 400 ng/ml, indicano epatite cronica, virale o cirrosi.

Strategie di difesa in 10 mosse

L’AISF, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, attiva nella promozione della ricerca scientifica e della pratica medica in ambito epatologico, ha stilato dieci regole per preservare lo stato funzionale del fegato.

  1. Mantenere corrette abitudini igieniche
    Fare attenzione allo stato di igiene di cibo e acqua e non utilizzare strumenti di igiene personale (forbicine, rasoi, … ) in comune con sconosciuti; non toccare aghi o siringhe abbandonate.
  2. Adottare uno stile di vita che preveda una alimentazione corretta e regolare attività fisica
    Assumere regolarmente frutta e verdura in abbondanza, ridurre cibi grassi o fritti; in caso di una malattia del fegato non assumere alcolici di nessun tipo.
  3. Dieta equilibrata e controllo del peso corporeo
    Evitare diete dimagranti drastiche e, se si deve perdere peso, farlo sotto controllo medico; controllare il peso corporeo e limitare l’assunzione di calorie.
  4. Consumare moderatamente vino e bevande alcoliche
    Un bicchiere di vino o birra ai pasti non pone problemi; attenzione a non mischiare alcolici e farmaci.
  5. Stare attenti ai farmaci
    Non abusare nell’uso di farmaci e non eccedere le dosi indicate dal medico o segnate nel foglietto illustrativo. Non mischiare mai differenti farmaci senza il consiglio di un medico.
  6. Non assumere droghe di nessun tipo
    Le droghe sintetiche possono provocare danni permanenti al fegato, a causa della loro elevata tossicità; lo scambio di siringhe favorisce la trasmissione di epatite e di altri virus (HIV) che possono aggravare le malattie del fegato.
  7. Fare attenzione a piercing e tatuaggi
    Strumenti non sterilizzati favoriscono la trasmissione di infezioni; controllate che gli strumenti siano monouso e sterili e che l’ambiente sia pulito e non improvvisato.
  8. Evitare rapporti sessuali a rischio non protetti
    Usare il profilattico durante l’accoppiamento
  9. Vaccinarsi contro l’epatite A e B
    Dal 1991 la vaccinazione contro l’epatite B è obbligatoria; chi ha meno di 25 anni è quindi già immunizzato e chi non lo è può ancora farla. Per l’epatite A è opportuno vaccinarsi in occasione di viaggi in paesi esotici o in aree endemiche.
  10. Eseguire controlli periodici del sangue
    Tramite gli esami del sangue è possibile controllare il livello degli enzimi epatici che rivelano lo stato di salute del tuo fegato. Un ottimo modo per farsi controllare il sangue gratuitamente è diventare donatore di sangue!

Gli individui che rischiano di più, cioè gli alcolisti, i portatori di fegato grasso, i soggetti con epatite cronica, e ancor più chi ha una cirrosi iniziale anche senza sintomi evidenti, non dovrebbero sottovalutare la propria condizione e sottoporsi a screening periodici come l’ecografia addominale, che permette di rilevare precocemente tumori di piccole dimensioni per i quali esistono opzioni terapeutiche adeguate.

Occorre inoltre fare gli esami di laboratorio e rilevare il livello di alfa-feto proteina. Altre tecniche diagnostiche sono TAC e RMN che consentono una visione accurata del fegato e l’individuazione precoce di masse tumorali.

Per diagnosi più approfondite si utilizzano l’angiografia che serve per valutare l’asportazione chirurgica o i trattamenti chemioterapici locali, e le biopsie, cioè il prelievo di una porzione di tessuto per consentirne l’esame istologico.

fonte: Sapere & salute, nov. 2008

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Patrick Holford è uno dei massimi esperti moderni di nutrizione. Il suo metodo per disintossicare il fegato in 9 giorni permette di conseguire risultati veramente sorprendenti.
Non solo infatti, curando il fegato, si verifica una completa rigenerazione dell’intero organismo, ma come conseguenza si raggiunge in fretta il peso forma, si aumenta la propria energia, si assume un aspetto sano e infine, altro beneficio da non sottovalutare, una lucidità mentale quanto mai utile per affrontare le complicazioni della vita quotidiana…

Curcuma e fegato

Le patologie che colpiscono il fegato sono essere congenite o conseguenti ad agenti infettivi, come le epatite virali e le cisti da Echinococcus, o da tossicità, come l’abuso di alcool: le pericolose evoluzioni delle patologie epatiche sono la cirrosi, insufficienza epatica e la calcolosi biliare.

La curcuma è stata utilizzata per millenni come rimedio per i problemi epatici per la sua azione coleritica (aumento della secrezione di bile senza modificarne la composizione), stimola la contrazione della colecisti e ha la proprietà di aumentare la produzione di bile ed acidi biliari.

Una dieta con supplemento di curcuma può ridurre del 75% la formazione di calcoli di colesterolo.

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Si può bere un bicchiere di acqua calda con un cucchiaino di curcuma dopo i pasti, aiuta nei problemi digestivi, aiuta ad eliminare eventuali parassiti intestinali e rinfresca il fegato

Cardo mariano

Il Cardo mariano (Silybum marianum) ed il suo estratto, la silimarina contiene diversi principi attivi appartenenti alla famiglia dei bioflavonoidi (fitoestrogeni) chiamati flavonolignani tra cui la silibina la isosilibina, la deidrosilibina, la silidianina, la silicristina.

L’estratto della pianta, è ricco di virtù terapeutiche che risultano di primaria importanza in particolare nelle disfunzioni epatiche.

La Silimarina ha dimostrato un effetto protettivo contro molti tipi di tossine chimiche, incluso l’alcool. E’ impiegata per migliorare la funzione epatica, proteggere il fegato ed accelerare la rigenerazione delle cellule epatiche danneggiate. Studi clinici hanno confermato l’utilità di estratti standardizzati di cardo mariano in casi di intossicazione del fegato, cirrosi, epatiti e altre malattie croniche del fegato relative all’abuso di alcool.

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Integratore alimentare a base di Cardo mariano (Silybum marianum) che favorisce la funzionalità epatica e digestiva

La Silimarina è usata per il trattamento del danno tossico al fegato (indotto da alcool, droghe o tossine ambientali) e per la terapia di supporto in infiammazioni croniche del fegato e nella cirrosi epatica.

La Silimarina e i suo isomero principale, la silibinina, hanno dimostrato di possedere proprietà antiossidanti prevenendo così la ossidazione dei lipidi e la distruzione delle membrane nelle cellule. Inoltre, la biosintesi delle proteine e la rigenerazione delle cellule sono accelerate nel fegato danneggiato, il che porta al ripristino delle funzioni epatiche.

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14 pensieri su “Salvare il fegato”

  1. Risultati positivi per i due primi pazienti trattati con cellule staminali del midollo osseo per rigenerare il fegato malato. Una tecnica che, se si rivelera’ efficace, potrebbe rappresentare una concreta possibilita’ di cura per la cirrosi epatica, una delle principali cause di morte nei giovani adulti dei Paesi occidentali. Ne da’ notizia il Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna dove e’ nato il primo studio pilota, autorizzato dal ministero della Salute, in questo settore.
    Da alcuni anni, infatti, Roberto M.Lemoli dell’Istituto di ematologia ‘L.& A. Seragnoli’, diretto da Michele Baccarani, e Pietro Andreone dell’unita’ operativa di Medicina Interna, diretta dal Mauro Bernardi, nel Policlinico S.Orsola-Malpighi hanno avviato una serie di studi per approfondire il ruolo delle cellule staminali midollari nella rigenerazione epatica nei pazienti con malattia cronica di fegato. Sperimentazioni da cui e’ nato lo studio pilota che ora “ha ottenuto – si legge in una nota – un primo importante successo” con la “reinfusione delle cellule staminali i primi 2 pazienti con cirrosi epatica in stadio avanzato gia’ dimessi dall’ospedale senza complicanze legate alla procedura, mentre per un terzo paziente, per il quale sono state raccolte le cellule staminali dal sangue, la reinfusione e’ prevista per fine luglio”.
    Le potenzialita’ di questa cura si chiariranno meglio nei prossimi mesi, sottolinea il Policlinico bolognese. Il Progetto di ricerca finanziato dalla Regione Emilia Romagna in accordo con l’universita’ degli Studi di Bologna, prevede di sottoporre pazienti affetti da cirrosi con insufficienza epatica di grado avanzato, in lista d’attesa per trapianto di fegato, alla reinfusione intraepatica di cellule staminali midollari.

    fonte: http://salute.aduc.it/notizia/staminali+fegato+rigenerato+quelle+midollo_118845.php

  2. Un gruppo di ricercatori della Universita’ Wake Forest di Winston-Salem (Usa) ha intenzione, col supporto di cellule staminali, di creare fegati funzionanti come quelli umani, della grandezza di una moneta almeno fino a quando la questione sara’ trattata solo a livello scientifico. Il passo successivo sara’ di eseguire un trapianto su degli animali. L’obiettivo e’ di arrivare a trapiantare questi fegati in pazienti malati, usando la medesima tecnica di laboratorio. Cosi’ si sono espressi ad un congresso sulle insufficienze epatiche in corso a Boston.
    Il direttore del progetto, Shay Soker, ha dichiarato: “Stiamo studiamo i possibili sviluppi di questa ricerca, ma e’ bene precisare che siamo in una fase iniziale e ci sono molti ostacoli tecnici che devono essere superati prima che i malati ne possano beneficiare”.

    fonte: http://tinyurl.com/2ac3fpz

  3. Taurina: proprietà protettive contro la steatosi epatica indotta dall’etanolo e la perossidazione lipidica durante il consumo cronico di alcol

    Dei ratti sono stati sottoposti ad una dieta ricca di alcol per 28 giorni, in modo da farli ammalare di steatosi epatica e perossidazione lipidica.
    La taurina, somministrata assieme all’alcol, ha ridotto la steatosi epatica e prevenuto completamente la perossidazione lipidica; le proprietà protettive della taurina nella prevenzione del fegato grasso sono state dimostrate anche istologicamente.

    Anche se l’alcol non ha influenzato l’espulsione di taurina nell’urina (un marcatore dei danni al fegato) i livelli di siero e taurina sono aumentati maggiormente rispetto ai soggetti che ricevevano solo taurina (e non alcol).
    Non c’era evidenza di colestasi leggera nei soggetti trattati con alcol e alcol+taurina; gli effetti protettivi della taurina sono stati attribuiti al potere degli acidi biliari, soprattutto acido taurocolico, di inibire l’attività di alcuni enzimi microsomiali.

    Questi risultati dimostrano per la prima volta che la steatosi epatica e perossidazione lipidica, conseguenze del consumo cronico di alcol, possono essere migliorati con la somministrazione di taurina.

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    articolo originale in inglese: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9871487

  4. Salve,
    ho letto con molto interesse il Vs. articolo; in particolare mi sono compiaciuto nel leggere che la ricerca sulle cellule staminali midollari sta facendo progressi. Sono un convinto sostenitore di questa nuova tecnica che riuscirà dove le tradizionali metodiche di risanamento del Fegato hanno fallito.
    Mi sono documentato sul metodo della Telomerasi del dott. De Pinho e ho pure seguito gli studi dei coniugi dott. Salvatore Rinaldi e dott.ssa Vania Fontani che adottano una tecnica rigenerativa dei tessuti per mezzo di un apparecchio denominato REAC (Radio Electric Asymmetric Conveyer) che emette una radiazione magnetica debole ovvero una emissione di onde elettromagnetiche a bassa frequenza e intensità tale da stimolare le cellule staminali a riprodursi.

    Alla prossima.
    Sperando di portare delle notizie più concrete per tutte le persone che attendono un risanamento efficace.

    Saluti. dott. Jordan Pinosa

    1. Grazie Jordan per il tuo commento.
      In effetti l’uso delle cellule staminali nella ricostruzione di qualsiasi tipo di tessuto corporeo è una delle speranze mediche per il futuro a cui anche io guardo con molto interesse. Speriamo di vedere persto nuovi sviluppi (come ad esempio questo)

  5. sono una donna di 55 anni ho appena saputo di avere il fegato grasso ( premetto che sono astemia) e tramite esami del sangue ho scoperto di aver avuto epatite a e anche epatite b ma per fortuna tramite ecografia non ho subito danni ora non so cosa devo fare forse qualche dieta particolare?ringrazio se mi potete dare qualche consiglio

  6. Sono un uomo di 54 anni, altezza 1,70 per 67 kg di peso. Fin da bambino soffro della sindrome di Dubin Johnson: valore della bilirubinemia totale mediamente pari a 2,7; sclere visibilmente e costantemente gialle; colesterolo e trigliceridi da sempre sopra il valore massimo; steatosi epatica; urine di colore giallo intenso che, in particolari circostanze, virano sul marsala. I sintomi sono comuni a quanti hanno una patologia epatica: stanchezza, sonnolenza dopo pranzo e notevole difficoltà di concentrazione, frequente sensazione di una ‘presenza’ nel fianco destro, come se l’organo premesse sul costato. Ho drasticamente ridotto il consumo dei derivati del latte (formaggi, mozzarelle…), dei fritti e del vino che, in verità, non ho mai bevuto in grandi quantità, limitandone l’assunzione a cena. Da due anni pratico con regolarità nuoto, per cercare di fare dell’attività fisica che coadiuvi un maggiore rigore alimentare.
    Nonostante tutto i valori della bilirubina non scendono e neppure quelli di colesterolo e trigliceridi. Soprattutto l’affaticamento e la sonnolenza dopo pranzo costituiscono per me un handicap. Potreste fornirmi dei consigli. Grazie

  7. Buon giorno, vorrei chiedere qual’e’ la corrispondenza tra grammi di alcool e quantita’ di vino o altri alcoolici.
    ad esempio: in una bottiglia di vino bianco 12 gradi quanti grammi di alcool sono presenti?
    grazie

    1. Ciao Massimiliano,
      ti copio qui una tabella che mostra il rapporto tra varie bevande alcoliche e i grammi di alcol che generalmente contengono:

      scala grammi alcol bevande

      Che cos’è la “Gradazione Alcolica”?
      È la percentuale di alcol etilico o etanolo (in volume) contenuta in una bevanda: si misura in gradi. Le bevande fermentate non superano mai i 16 gradi. Le bevande distillate di solito, raggiungono i 40-50 gradi.

      Come viene assorbito l’alcol?
      Il viaggio dell’alcol nel nostro corpo inizia dal tubo digerente dove viene assorbito totalmente e rapidamente soprattutto dall’intestino tenue (ma anche dal cavo orale, dallo stomaco, dal colon e dal retto) per passare poi al sangue. L’alcol si diffonde con grande facilità in tutto l’organismo (è solubile sia nei grassi che nell’acqua).
      Gli organi interessati per primi dopo 10-15 minuti sono il fegato, il cervello, il cuore ed i reni. Dopo un’ora sono interessati muscoli e tessuto adiposo. Quest’ultimo costituisce una potente trappola per l’alcol; le persone grasse hanno maggiore capacità di assorbire l’alcol, ma ciò significa che l’alcol rimane più a lungo nel loro organismo perché fa fatica a liberarsi dalla trappola.

      La trasformazione dell’alcol nel fegato
      Al fegato arriva e viene trasformato circa il 90-95% dell’alcol bevuto, il restante 10% viene eliminato senza subire modificazioni attraverso le urine ed i polmoni. Ma più aumenta l’introduzione di alcol, più il fegato è costretto ad un superlavoro, fatto che favorisce il progressivo danneggiamento.

      L’eliminazione dell’alcol
      La velocità di eliminazione dell’alcol è di 0,15 grammi per litro di sangue in un ora. Ciò significa, ad esempio, che con un’alcolemia di 0,60 g/l occorrono circa 4 ore per ottenere la completa eliminazione dell’alcol ingerito (una tale alcolemia viene raggiunta ingerendo circa due birre medie o tre bicchieri di vino). Nota: il freddo e lo sforzo fisico non accelerano l’eliminazione dell’alcol; un caffè forte, una doccia fredda o il contatto con l’aria fresca non possono modificare la velocità di smaltimento dell’alcol da parte del fegato.

      Un ulteriore modo per calcolare quanto bevi è quello di trasformare la quantità di bevande alcoliche in UNITA’ DI ALCOL; per avere un’idea di cosa è un’unità di alcol osserva la seguente tabella:

      1 bicchiere da casa di vino: 150ml (12% gradi alcolici) 1,5 unità
      1 bicchiere di Martini: 80ml (16% gradi alcolici) 1 unità
      1 birra piccola: 200ml (5% gradi alcolici) 0,8 unità
      1 bicchiere da bar di vino: 100ml (12% gradi alcolici)1 unità
      1 lattina di birra: 330ml (5% gradi alcolici) 1,3 unità
      1 birra media: 400ml (5% gradi alcolici) 1,6 unità
      1 bicchierino di amaro: 40ml (30% gradi alcolici) 1unità
      1 bicchierino di super alcolico: 40 ml (40% gradi alcolici) 1,3 unità
      1 bottiglia di vino: 750ml (12% gradi alcolici) 7,5 unità
      1 bottiglia di amaro: 700ml (30% gradi alcolici) 17 unità
      1 bottiglia di super alcolico: 700ml (40% gradi alcolici) 22 unità

      Nota: ml = millilitro. 1 litro ha 1000 ml

      Ora puoi provare a valutare il tuo consumo (ad esempio della settimana scorsa); per comodità individuiamo 4 livelli di rischio

      0 unità alla settimana = sicurezza
      0 – 14 unità alla settimana = rischio basso
      15 – 21 unità alla settimana = rischio medio
      più di 22 unità alla settimana = rischio elevato/danno

      fonte: Hands Bolzano

  8. Sono un uomo di 64 anni, mi ticordo, sin da bambino, di avere avuto l’addome grosso. Ancora oggi continuo ada avere questo problema. I risultati delle analisi della funzionalitá epatica sonosempr stati buoni. Solo dalla ecografia si evince la prsenza di placche calcaree sul fegato. Cosa dovrei usre per avere qualche miglioramento?

    Saluti

    Gaetano
    .

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