La ricevuta ha il suo tempo

Molti buttano la ricevuta di pagamento del canone televisivo dopo 5 anni, pensando che sia questo il termine di prescrizione, in base all’articolo 2948 del codice civile che prevede, appunto, 5 anni per “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno“.
Invece sono 10 anni, perché la Corte Costituzionale ha più volte stabilito che il canone TV è una tassa, e non esistendo una specifica disposizione in merito è applicabile la prescrizione ordinaria decennale. È chiaro che poi, in caso di contestazione, l’utente non può dimostrare di aver pagato.

Sapere per quanto tempo si devono conservare ricevute e documenti è quindi utile per evitare spiacevoli conseguenze. Anche gli scontrini hanno i loro “tempi”: se spariscono continuano a creare problemi per la garanzia dei prodotti, che ora dura 26 mesi. Ciò perché molti registratori di cassa stampano su carta termica, che diventa illeggibile col tempo e a contatto con superfici plastiche (attenti a conservarli nelle buste di PVC).

Succede che l’inchiostro svanisce del tutto e praticamente rimane un pezzo di carta bianca: sparisce sia il nome dell’esercizio di vendita, sia l’importo pagato che la merce venduta. È strano che il Ministero delle Finanze tolleri questo andazzo, anche da un punto di vista fiscale, considerando che la Guardia di Finanza invia ai contribuenti questionari con l’invito ad allegare scontrini e ricevute delle spese fatte. Lo scontrino che sparisce dopo 2 o 3 mesi sembra fatto apposta per impedire al consumatore di ricorrere al giudice di pace, in caso di controversia con il venditore per un prodotto difettoso o contraffatto: deve esibire la prova dell’acquisto, ma se lo scontrino non si legge per niente il venditore può benissimo affermare che il prodotto non è stato comprato nel suo negozio.

Inoltre, in molti casi, lo scontrino va conservato come prova d’acquisto per usufruire della garanzia, ma se è illeggibile non serve. Tanto è vero che alcuni negozianti avvertono i loro clienti di FARNE UNA FOTOCOPIA.
Lo stesso discorso – attenzione – vale per le ricevute di pagamento per prestazioni mediche che si effettuano alle postazioni automatiche (“Punti gialli”): anche quegli scontrini sono stampati su carta termica, e consiglio di fotocopiarli, visto che di solito vengono usati per le detrazioni di spese mediche nella denuncia dei redditi.

Ecco un elenco che indica per quanto tempo vanno conservati ricevute e bollette

  • tassa nettezza urbana – 5 anni
  • affitti e quote condominiali – 5 anni
  • bollette elettriche, telefoniche, del gas ecc. – 5 anni
  • altri pagamenti tramite conto corrente – 5 anni
  • ratei assicurativi – 1 anno dalla scadenza
  • irpef, dall’anno successivo alla dichiarazione annuale – 5 anni
  • iva, dall’anno successivo alla dichiarazione annuale – 5 anni
  • multe stradali – 5 anni
  • multe bollo auto – 4 anni dalla scadenza
  • ricevute alberghi e pensioni – 6 mesi
  • scontrini di acquisto merce in garanzia – 26 mesi
  • parcelle professionisti e restituzione documenti – 3 anni da fine rapproto
  • onorari artigiani – 3 anni
  • cambiali – 3 anni
  • ricevute e operazioni bancarie – 3 anni
  • contratti vari (periodo minimo e variabile) – 5 anni
  • certificato di garanzia – secondo durata
  • ricevute spedizionieri – 1 anno
  • attestazioni di contributi previdenziali – 10 anni da fine lavoro
  • canone Rai TV – 10 anni
  • ici – 5 anni

fonte: Famiglia cristiana, 25 gen. 2009
Foto credit: Corbis.com

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4 pensieri su “La ricevuta ha il suo tempo”

    1. Caro Luca, è solo burocrazia!
      Il bollo auto è come il canone Rai, o il bollo sul libretto della caldaia, o il bollino blu delle auto, ecc. Per quanto vogliano darci a bere che i pagamenti siano relativi a qualcosa di concreto, alla fine sempre di prelievi dal nostro portafogli stiamo parlando!
      Se guardi attentamente tutte le spese a cui sei obbligato vedrai quante altre ne trovi che non sono tasse “sulla carta” ma lo sono però all’atto pratico 🙁

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