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Più potassio contro la pressione alta


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Molti di noi sanno com’è importante ridurre l’apporto di cibi salati nell’alimentazione per prevenire e a volte curare l’ipertensione arteriosa (la pressione alta).
Ora, un gruppo di ricerca della Loyola University ha pubblicato una ricerca sulla rivista “Archives of Internal Medicine” secondo la quale si evidenzia il ruolo “inverso” che riveste il potassio nel controllo della pressione sanguigna.

Mentre il sodio tende ad alzarla, il potassio tende a diminuirla. Secondo Paul Whelton, autore senior dell’articolo, “la combinazione tra un più alto introito di potassio e un contenimento del sodio risulta essere più efficace nell’abbassare la pressione”.

Secondo uno studio su 3000 individui di età compresa fra i 30 e i 54 anni, seguiti per almeno 10 anni, quelli che avevano i livelli più alti di sodio nelle urine avevano il 20% in più di possibilità di sviluppare patologie cardio-vascolari come ictus, infarti, ecc.
Però, neii soggetti che avevano nelle urine un rapporto sodio/potassio più alto, questa percentuale saliva al 50%!

fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1334644


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Un commento a “Più potassio contro la pressione alta”

  1. DoZ scrive:

    Il citomegalovirus (CMV), uno dei più comuni con cui si calcola che dal 60 al 99 per cento di tutte le persone entrano in contatto nel corso della via, sarebbe un fattore di rischio dell’ipertensione. Lo afferma una ricerca condotta presso il Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) e pubblicata sull’ultimo numero della rivista on line ad accesso pubblico “PLoS Pathogens” Secondo i risultati dello studio, in unione ad altri fattori di rischio il virus può portare allo sviluppo di aterosclerosi.

    “Questa nuova scoperta potrà condurre i medici a un approccio completamente nuovo alla terapia dell’ipertensione, con il ricorso ad antivirali o a vaccini”, ha osservato Clyde Crumpacker, che ha diretto la ricerca.

    Appartenente alla famiglia dei virus dell’herpes, il CMV può provocare la mononucleosi, infezioni congenite e gravi infezioni nei soggetti immunodepressi. A 40 anni la maggioranza deigli adulti ha contratto il virus, ma questo per lo più non provoca alcun sintomo a meno che non venga compromesso il sistema immunitario.

    Studi epidemiologici hanno evidenziato una correlazione fra la presenza del CMV e l’aterosclerosi da un lato e la ristenosi nei pazienti con trapianto cardiaco dall’altro, ma i meccanismi erano rimasti misteriosi.

    Lo studio attuale ha dimostrato che il CMV stimola la produzione di tre differenti citochine infiammatorie – IL6, TNFβ e MCP1 – indicando quindi nel virus l’agente eziologico dell’infiammazione dei tessuti vascolari. Inoltre, l’infezione con CMV di una linea cellulare murina di cellule renali ha mostrato che queste rispondevano con un aumento di espressione di renina, un enzima in grado di attivare il sistema renina-angiotensina, coinvolto nella regolazione della pressione.

    Infine, i ricercatori hanno mostrato che in risposta all’infezione virale aumentavano anche i livelli della proteina angiotensina 11. “Una più elevata espressione sia di renina sia di angiotensina 11 sono fattori importanti nell’ipertensione nell’uomo. Il nostro studio sembra dunque indicare che una persistente infezione virale nelle cellule dell’endotelio vascolare porti a una maggiore espressione delle citochine infiammatorie che determinano un aumento della pressione”, ha concluso Crumpacker. (gg)

    http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1338423

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