Curse to you, Confartigianato!
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Io sono un artigiano.
Una volta ero un “libero professionista” ma poi ho dovuto cambiare inquadramento per poter vendere i miei prodotti, che non erano più solamente prestazioni professionali.
Nel 2004 quindi sono diventato artigiano e nello stesso anno sono diventato socio della Confartigianato della provincia di Vicenza; il modico costo che mi era stato prospettato era di meno di 100 euro di spesa annua.
Per mia stupidità o ignoranza (chiamatela come volete) non mi sono mai preoccupato di controllare il costo della quota associativa degli anni a seguire, perché mai avrei pensato che venisse aumentata ogni anno, unilateralmente, da parte dell’associazione, e senza avvisare i soci.
L’ho scoperto solo quest’anno, quando il mio nuovo commercialista mi ha fatto presente che con il consueto modulo F24 che si paga verso il 16 febbraio, oltre alla all’INPS e all’INAIL stavo versando anche più di 200 (duecento) euro!
Chi può avere profonda conoscenza delle esigenze degli artigiani?
Chi può avere valide motivazioni per rappresentare e difendere gli interessi degli artigiani?
Chi è in grado di garantire una gamma di servizi reali costruiti a misura degli artigiani?
Chi può possedere una sicura competenza delle problematiche e delle normative specifiche che riguardano gli artigiani?
(queste righe sono scritte nel loro sito)
Incacchiato, ho mandato un’email agli artigiani, chiedendo cosa fare per disdire la mia iscrizione, ed un paio di giorni dopo ho ricevuto una chiamata che mi chiedeva perché volessi “dissociarmi”.
In risposta ho chiesto se la quota era aumentata rispetto all’anno scorso; la risposta è stata ovviamente affermativa; ho quindi chiesto “quand’è che un socio viene a sapere il prezzo della quota?” – “a febbraio, al momento di pagarla” – “e quand’è il termine ultimo, secondo contratto, per disdire l’associazione?” – “entro settembre” – “cioè 5 mesi prima di sapere se la quota è aumentata”!
Con tutte le email/fax/lettere/riviste che mi mandano, non si sono mai degnati di informarmi che ogni anno la quota veniva aumentata. Ed un socio come me, e come molti altri, non può togliersi dall’associazione a settembre, se non ha la minima idea di quanto gli verrà a costare di lì a 5 mesi!
Inoltre, con tanto che ti fanno pagare questa bella quota, non è che offrano chissà che servizi! Convenzioni “del piffero” (per essere gentili): Abbonamenti a riviste, ACI Vicenza, Agenzia per il lavoro, Agip Viacard autotrasp., Allestimenti per veicoli, Analisi su tessuti, Assicurazione, Buoni pasto, Carburanti, Commercio online, Compensi SIAE, Computer, …
Ma qual’è la prima cosa di cui ha bisogno un lavoratore in proprio (a parte fido o finanziamenti, se non riesce a farsi pagare dai clienti)? La contabilità! E’ il prezzo che gli artigiani chiedono e lo stesso che chiede un qualsiasi studio di commercialisti esterno; e molto più alto di quanto possa chiedere un singolo commercialista.
Mi chiedo solamente se sia legale questo fatto di aumentare la quota di associazione, unilateralmente, e senza darne avviso.
Mi piacerebbe proprio sentire la voce di qualcuno che ne sappia qualcosa.



Ecco la lettera di “dimissioni” che ho spedito all’Associazione Artigiani…
Spettabile Associazione,
sono con la presente a comunicarvi la mia intenzione di ritirare la mia iscrizione alla vostra associazione.
Visto inoltre l’aumento dell’ammontare della quota associativa, che personalmente ritengo illegittimo in quanto mai comunicatomi, e comunque deciso in maniera unilaterale da parte vostra, cioè senza accordo con il sottoscritto, ritengo la mia iscrizione non valida a partire dal 2009.
Avendo per correttezza già pagato l’acconto vi prego quindi di restituirmelo quanto prima.
Vi comunico le mie coordinate bancarie…
Cordialmente…
Stiamo a vedere!
Mi hanno risposto che la legge prevede 3 mesi di avviso prima della scadenza per disdire l’iscrizione all’associazione (vero) e che io sono tenuto per contratto a versare quanto mi chiedono, perché il contratto dice che il socio si impegna a versare i “contributi associativi nella MISURA e nelle forme determinate dagli Organi statutari delle predetta Associazione”, e ciò significa che se l’associazione decide di far pagare la quota 1 milione di euro può farlo perché io ho firmato.
Cose giustissime; in effetti il contratto iniquo l’ho firmato io senza leggerlo benissimo, e credo che dovrei spendere un patrimonio in avvocati per aver ragione del fatto che non si può aumentare unilateralmente il costo di un servizio, o quota associativa che sia.
Purtroppo il contratto non precisa nessuna cifra, tutt’altro, e la persona che me lo propose a suo tempo bene si guardò dall’informarmi che la cifra che mi offriva di pagare inizialmente non corrispondeva nella maniera più assoluta a quanto avrei pagato gli anni successivi!