La legge sulle intercettazioni “non s’ha da fa”
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Non è accettabile che sia fatta un’ennesima legge ad personam, soprattutto se questa volta la legge andrà anche a toccare – molto – la capacità che hanno le forze dell’ordine di contrastare i fuori legge.
Mi sto chiaramente riferendo alla legge che il governo vorrebbe fare sulle intercettazioni e sull’uso che ne viene fatto.
Da quanto leggo (La Stampa) “dopo un anno di aggiustamenti e di ritocchi, il relativo disegno di legge è stato approvato alla Camera giovedì 11 giugno 2009 (con il voto di fiducia), e da domani (martedì 16) inizia il suo iter in Senato. La sostanza delle nuove norme si può riassumere in quattro punti.
- Per un pubblico ministero diventerà molto più complicato richiedere e ottenere l’autorizzazione a intercettare (ci vorrà il parere di tre giudici, anziché di uno soltanto come oggi).
- In molti casi le intercettazioni diventeranno semplicemente impossibili.
O perché il procedimento è contro ignoti (e manca l’autorizzazione della persona offesa), o perché non esistono «evidenti indizi di colpevolezza» (prima bastavano «gravi indizi di reato»). - Dopo il 60° giorno le intercettazioni dovranno comunque essere interrotte.
- La pubblicazione del contenuto delle intercettazioni sarà sottoposta a forti restrizioni, con severe sanzioni a carico dei trasgressori (giornalisti e editori).”
Questo vuol dire che per proteggere i pochi VIP che parlano dei propri comportamenti illegali al telefono si andrà contemporaneamente a proteggere i molti malviventi di professione che lo fanno (ma perché, poi,fare differenza tra malviventi VIP e comuni?); e, a dirla tutta, mi sembra che ai politici che la vogliono introdurre interessi soprattutto il quarto punto.
A me e a molte persone con cui ho avuto modo di parlare, per esempio, non frega un benemerito se ci ascoltano per telefono: non siamo malviventi, non facciamo – o parliamo per telefono di – cose illegali e quindi non abbiamo paura se anche ci ascoltano; inoltre si presuppone che non abbiamo nulla da nascondere!
Quindi vuol dire forse che chi vuole fare questa legge ha qualcosa da nascondere?

Sempre secondo l’articolo de La Stampa, i cittadini contrari alla pubblicazione delle conversazioni sono più del doppio di quelli favorevoli; il sondaggio citato rivela che in maggioranza stanno con i magistrati e contro il governo: preferiscono sacrificare un po’ di privacy pur di avere più sicurezza.
Quindi, se proprio ci tengono, non basterebbe fare una legge che semplicemente protegga di più la LORO privacy – e, se proprio vogliono, puniscano di più chi la infrange – senza andare ad inficiare uno strumento che funziona ottimamente per le forze dell’ordine in Italia, e senza il quale molti reati resterebbero impuniti?
Un esempio di questi giorni…
Come riferisce il Mattino Di Padova - ma molto meglio sulla edizione cartacea – è stata da poco scoperta ed arrestata la ditta Levio Loris che, sulla carta, smaltisce … ma che in realtà pare “si occupasse” (smaltire è un termine grosso!) rifiuti di ogni tipo, differenziandoli solamente sulla base di quanti soldi farsi pagare per farlo.
Ecco: una operazione del genere saperebbe stata impossibile se la legge sulle intercettazioni fosse già stata attiva!

