Non facciamoci influenzare dall’influenza

Tra le mille incognite che circondano la nuova influenza A/H1N1, la cosiddetta “suina”, di una cosa gli scienziati sono certi: il panico può creare persino più danni della malattia, almeno fino a questo punto.
perché la parola “pandemia”, dichiarata recentemente dell’OMS evoca spettri di tragiche epidemie incontrollabili che hanno flagellato l’umanità nell’ultimo secolo, e in particolare, quello della cosiddetta “spagnola” che con quella attuale condivide il sottotipo di virus, denominato anch’esso H1N1.
Ma le analogie, almeno per ora, finiscono qui.

Segnale di riconoscimento

Le lettere sono semplicemente il nome del ceppo virale, che gli scienziati catalogano in base alla proprietà di alcune proteine presenti sulla superficie del virus, dove H sta per Hemagglutinina e N per Neuroaminidasi.
Sono queste le proteine che cambiano maggiormente, e riassortiscono i ceppi virali rendendoli irriconoscibili dal nostro sistema immunitario.

Ogni anno i virus stagionali che rrivano fino a noi da varie parti del mondo sono virus in circolazione da molti anni, ma le piccole mutazioni che subiscono di generazione in generazione (la cosiddetta “deriva antigenica”) li rendono di nuovo in grado di ingannare il sistema immunitario.
All’organismo però basta poco per riconoscere questi vecchi nemici e sconfiggerli, e alle industrie farmaceutiche basta poco per aggiornare il vaccino stagionale sulla base di quelli già disponibili.

LInfluenza Suina A/h1n1 e i Pericoli della Vaccinazione Antinfluenzale

Livello di guardia

Ma quello che è successo in Messico molti mesi fa è qualcosa di diverso.
L’infezione contemporanea dei suini con virus diversi di influenza (probabilmente suina, aviaria, o persino umana) ha mescolato le carte e fatto emergere un virus completamente nuovo, mai visto dal nostro sistema immunitario, che non solo si è trasmesso, in prima battuta, dai suini all’uomo, ma ha acquisito la capacità di trasmettersi anche tar uomo e uomo in modo rapido ed efficace.

La salute non è l’unico motivo per tenerlo sotto controllo…
“La rapida diffusione a livello globale del nuovo virus ha importanti implicazioni socio-economiche – spiega Giorgio Palù, direttore dell’Unità di microbiologia e virologia di Padova, e membro dell’unità di crisi contro l’epidemia da A/H1N1 – E’ facile immaginare che, se contemporaneamente si ammalassero molti milioni di italiani, si avrebbero gravi ripercussioni economiche e sul funzionamento del paese, con potenziali implicazioni anche di ordine pubblico. Anche se percentualmente il tasso di mortalità è basso, il fatto che molte persone si ammalino comporterebbe comunque un cospicuo numero di decessi tra le categorie a rischio”.

Legittima difesa

Contro questo nuovo virus infatti non abbiamo anticorpi né difese, motivo per cui la malattia si trasmette velocissima tra la popolazione, destinata – secondo le stime dell’Oms – a una diffusione in almeno 2 miliardi di persone nel mondo.
Una vera pandemia, cioè una epideamia globale.
Ma, tanto per chiarire, il termine pandemia non vuol dire necessariamente “malattia pericolosa” e al momento il virus della nuva influenza ha, nella maggior parte delle persone, la stessa aggressività di un normale virus stagionale, probabilmente anche meno.

Non solo non c’è ragione di preoccuparsi più del dovuto, ma le manifestazioni di panico, come l’assunzione fuori luogo di agenti antivirali, potrebbero essere controproducenti e stimolare la selezione di ceppi resistenti al farmaco, mettendo fuori gioco le uniche armi a disposizione della scienza per contrastare un’infezione virale acuta, vaccino a parte.
Questo sì che sarebbe un vero disastro.

Da uomo a uomo

Insomma, niente di cui preoccuparsi? Non esattamente.
In questo momento è severamente vietato abbassare la guardia. come si è detto, i virus influenzali sono noti per la loro tendenza a cambiare in continuazione e anche il virus A/H1N1, piano piano, potrebbe trasformarsi in uno pericoloso, mutando attraverso gli stessi meccanismi con cui cambiano i normali virus stagionali, piccole e grandi variazioni che ne rimescolano il codice genetico.

Il fatto è che nessuno, nemmeno i migliore software e i più grandi scienziati, può prevedere quando, come e se questi cambiamenti trasformeranno il virus in un “leone”, una forma virale aggressiva che farebbe riesumare lo spettro di un’epidemia pericolosa.

Ecco perchè le strutture sanitarie mondiali devono mettere in atto tutte quelle misure preventive per limitare la diffusione del virus e, di conseguenza, il pericolo delle mutazioni impreviste.
“Più il virus circola nella popolazione, maggiori sono le probabilità che avvengano mutazioni casuali in grado di modificarne le caratteristiche – dice Palù – che potrebbero conferire la resistenza ai farmaci antivirali”.
Quando per esempio un essere umano viene infettato contemporaneamente dall’influenza stagionale e dalla nuova influenza A/H1N1, i due ceppi virali possono eventualmente “accoppiarsi” in un nuovo tipo più aggressivo oppure immune ai farmaci.

Piano d’azione

Per il momento la mortalità della nuova influenza si attesta attorno allo 0,1%. Si cura come ogni influenza, con riposo e farmaci sintomatici.
Nel frattempo è già partito il piano di vaccinazione di massa che prevede l’immunizzazione programmata di almeno il 40% della popolazione italiana, la più vasta campagna di vaccinazione mai effettuata per l’influenza.
La prima vaccinazione parte a novembre, con il personale sanitario di ospedali e case di riposo, almeno il 90% dei medici di famiglia e dei pediatri, lo donne incinte, il personale delle Poste, della Telecom e delle Forze Armate.

Entro fine anno sarà la volta dei soggetti affetti da malattie respiratorie tra i 2 e i 65 anni; poi dal 31 gennaio il vaccino andrà eventualmente alla popolazione sana tra i 2 e i 27 anni.
Un piano studiato secondo criteri precisi: “Nel caso di pandemia si cerca innanzi tutto di mantenere i servizi essenziali per il paese e di proteggere le categorie più deboli” dice Palù.

Si ha la sensazione però che, trattandosi di un virus nuovo, i tempi di sviluppo del vaccino saranno, per molte persone, più lenti della diffusione della malattia.
Meglio quindi seguire le regole per minimizzare il contagio e attendere che l’onda passi, perché prima o poi, anche questo virus sarà solo un’altra sigla nei registri delle epidemia che da secoli convivono con gli uomini.

Fonte: Consumatori COOP, ott.09

Gli inventori di malattie

Il servizio mette in evidenza come l’industria farmaceutica finanziarizzata sia oggi in qualche modo costretta ad ingigantire, spesso con attente strategie di marketing della paura, nuove malattie pur di assicurare un rendimento crescente delle proprie azioni. I danni a carico della collettività mondiale e della sua salute sono incredibilmente evidenti. In America più di 5 milioni di bambini vengono trattati con psicofarmaci, semplicemente perché “troppo” vivaci.
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