Farmaco per staminali cardiache danneggiate dal diabete. Parte la ricerca

Sperimentare il primo farmaco per ‘curare’ le cellule staminali del cuore danneggiate dal diabete: è questo l’obiettivo della ricerca italiana promossa con 360.000 euro dalla Fondazione Lilly e dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena. La borsa di studio è stata consegnata oggi a Roma ad Anna Leonardini, dell’Università di Bari.

La borsa di studio consente un finanziamento pari a 90.000 euro all’anno per quattro anni, 45.000 euro per lo stipendio della ricercatrice (una somma in linea con gli stipendi dei ricercatori europei) e 45.000 euro per la ricerca in sè.
Diabete e malattie cardiovascolari sono il tema di questa prima borsa di studio; la prossima è dedicata alla ricerca sui tumori.

Il traguardo è comprendere se funzionano anche sul cuore i nuovi medicinali che abbassano la glicemia, solitamente usati sui pazienti diabetici, ha spiegato Anna Leonardini. La sua ricerca prevede la possibilità di isolare le cellule staminali del cuore da frammenti di tessuto (di circa 4 millimetri quadrati) prelevati da persone sane e da pazienti diabetici. Quindi le cellule staminali vengono immerse in un mezzo di coltura ricco di zuccheri e sostanze nutrienti, dove possono vivere ed essere utilizzate per i test.

Il primo passo sarà mettere a confronto le cellule staminali cardiache delle persone sane con quelle di persone diabetiche. Quindi, ha proseguito la ricercatrice, ci si aspetta di ricostruire intorno alle cellule sane un ambiente più possibilmente similare a quello in cui vivono le cellule cardiache di una persona affetta da diabete: ‘vogliamo riuscire a mimare questo ambiente, creando per esempio una situazione di iperglicemia, ed osservare se nelle cellule normali sono provocati eventuali danni’. Il passo successivo sarà controllare se medicinali simili all’ormone Glp-1 (prodotto in maniera naturale nell’intestino e che stimola la produzione di insulina nel pancreas) proteggono le cellule del cuore.

Per Francesco Giorgino, coordinatore del gruppo di ricerca dell’Università di Bari del quale fa parte Anna Leonardini, una delle novità della ricerca è che ‘si fa in laboratorio, ma su cellule umane prelevate da persone sane e da malati di diabete’. E specialmente, ha aggiunto, la ricerca ‘vuole analizzare gli effetti di alcuni farmaci sulle cellule staminali’, considerando ‘già queste cellule come sede di una patologia, vale a dire che gli effetti del diabete potrebbero già presentarsi nelle cellule staminali’.

fonte http://salute.aduc.it/notizia/farmaco+staminali+cardiache+danneggiate+dal+diabete_114534.php

3 pensieri su “Farmaco per staminali cardiache danneggiate dal diabete. Parte la ricerca”

  1. Sperimentare il primo farmaco per ‘curare’ le cellule staminali del cuore danneggiate dal diabete: e’ questo l’obiettivo della ricerca italiana promossa con 360.000 euro dalla Fondazione Lilly e dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena. La borsa di studio e’ stata consegnata oggi a Roma ad Anna Leonardini, dell’universita’ di Bari.
    La borsa permette un finanziamento pari a 90.000 euro l’anno per quattro anni, 45.000 dei quali per lo stipendio della giovane ricercatrice (una cifra allineata con le retribuzioni dei ricercatori europei) e 45.000 per il progetto di ricerca.
    Diabete e malattie cardiovascolari sono il tema di questa prima borsa; la prossima, presentata oggi, e’ dedicata alla ricerca sui tumori.
    L’obiettivo e’ capire se funzionano anche sul cuore i nuovi farmaci che riducono la glicemia, comunemente utilizzati nei pazienti diabetici, ha spiegato Anna Leonardini. Il suo progetto di ricerca prevede la possibilita’ di isolare le cellule staminali del cuore da frammenti di tessuto (di circa 4 millimetri quadrati) prelevati da persone sane e da pazienti diabetici. Quindi le cellule staminali vengono immerse in un mezzo di coltura ricco di zuccheri e sostanze nutrienti, dove possono vivere ed essere utilizzate per i test. Il primo passo sara’ confrontare le cellule staminali cardiache delle persone sane con quelle di persone diabetiche. Quindi, ha proseguito la ricercatrice, si prevede di ricreare attorno alle cellule sane un ambiente il piu’ possibile simile a quello in cui vivono le cellule cardiache di una persona con il diabete: ‘vogliamo riuscire a mimare questo ambiente, creando per esempio una situazione di iperglicemia, ed osservare se nelle cellule normali vengono provocati eventuali danni’. Il passo ulteriore sara’ verificare se farmaci analoghi all’ormone Glp-1 (prodotto naturalmente nell’intestino e che induce la produzione di insulina nel pancreas) proteggono le cellule del cuore.
    Per Francesco Giorgino, a capo del gruppo di ricerca dell’universita’ di Bari del quale fa parte Anna Leonardini, una delle novita’ della ricerca e’ che ‘si fa in laboratorio, ma su cellule umane prelevate da persone sane e da malati di diabete’. E soprattutto, ha aggiunto, la ricerca ‘intende valutare gli effetti di alcuni farmaci sulle cellule staminali’, considerando ‘gia’ queste cellule come sede di una patologia, vale a dire che gli effetti del diabete potrebbero gia’ presentarsi nelle cellule staminali’.

    fonte http://salute.aduc.it/notizia/allo+studio+farmaco+curare+staminali+cuore_114561.php

  2. Cripto e Tbx1, due proteine coinvolte nello sviluppo delle cellule staminali cardiache, possono essere utilizzate per riparare il cuore: a sostenerlo sono due studi realizzati dall’Istituto di Genetica e Biofisica del Cnr, da cui emerge che grazie a un meccanismo naturale che consente di espandere e prevenire il differenziamento prematuro delle cellule staminali cardiache e’ possibile riparare i danni causati al cuore dalla cardiopatia ischemica, principale causa di morte nei paesi industrializzati.
    Il primo lavoro, pubblicato su Circulation – organo ufficiale dell’American Heart Association – riguarda la proteina Cripto. ‘Una molecola – spiega Gabriella Minchiotti, ricercatrice dell’Istituto di genetica e biofisica ‘Adriano Buzzati Traverso’ (Igb-Cnr) di Napoli – in grado di promuovere il differenziamento delle cellule staminali in cardiomiociti, agendo come ‘interruttore molecolare’ nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale dei mammiferi: se accesa determina il ‘destino cardiaco’ delle cellule; se spenta o assente blocca la cardiogenesi, promuovendo la formazione di neuroni’.
    Il secondo studio, pubblicato anch’esso su Circulation, riguarda invece la proteina Tbx1 ed e’ stato guidato da Antonio Baldini, direttore dell’Istituto di genetica e biofisica ‘Adriano Buzzati Traverso’ (Igb-Cnr) di Napoli.
    ‘Il gene che codifica Tbx1 – afferma Baldini – e’ coinvolto nella sindrome di DiGeorge o Velocardiofacciale, una malattia genetica relativamente frequente che comporta anche difetti cardiaci’. Studi precedenti avevano evidenziato una mutazione di Tbx1 nelle cardiopatie congenite, ‘ma solo oggi – chiarisce il direttore dell’Igb-Cnr – sono certi i meccanismi regolatori. Esiste una popolazione di cellule ‘tri-potenti’ capaci di differenziare tre tipi cellulari diversi essenziali per la formazione del tessuto cardiaco: i cardiomiociti, le cellule endoteliali dei vasi e delle cavita’ cardiache, e le cellule della muscolatura liscia che circondano i vasi all’interno del cuore’.
    Quando questa popolazione non produce piu’ Tbx1, le cellule iniziano a differenziarsi. ‘I risultati della ricerca dimostrano che Tbx1 e’ necessario per una proliferazione delle cellule tri-potenti sufficiente per il normale sviluppo del cuore – continua Baldini -. E allo stesso tempo ne impedisce il differenziamento precoce, affinche’ venga mantenuto un ‘serbatoio’ di cellule indifferenziate per la crescita del cuore’.
    ‘Cripto e Tbx1 – conclude il direttore dell’Igb-Cnr – sono due proteine distinte nelle fasi di sviluppo. La prima agisce a monte, durante la fase di ‘decisione’ del fato cellulare, la seconda a valle, quando il fato cellulare e’ gia’ deciso ma le cellule sono ancora immature e in grado di differenziare i tipi cellulari del tessuto cardiaco’.

    fonte http://salute.aduc.it/notizia/studio+cnr+due+proteine+sviluppare+staminali_115635.php

  3. Un gruppo di ricercatori dell’Imperial College London, nel Regno Unito, ha messo a punto delle innovative tecniche per identificare e poi purificare le cellule staminali cardiache che possono dare origine a cellule del cuore che battono. Lo riporta un articolo pubblicato sul notiziario Cordis. I ricercatori, coordinati da Michael Schneider, hanno individuato le cellule in questione nei topi, e anche se gli indicatori di identificazione sono molto diverse nelle cellule umane, sono stati in grado di trasferire il metodo dai topi all’uomo. ”Abbiamo messo a punto un metodo per identificare le cellule che hanno tre caratteristiche importanti”, ha spiegato Schneider. ”Sono sicuramente cellule staminali, attivano il giusto meccanismo molecolare al fine di diventare muscolo cardiaco o vaso sanguigno, e non hanno ancora una delle caratteristiche fondamentali del muscolo cardiaco o dei vasi sanguigni, come la produzione di miosina cardiaca – una proteina importante nelle cellule muscolari del cuore”, ha aggiunto. Il passo successivo e’ quello di sviluppare ulteriormente la tecnica in modo che possa essere utilizzata per tutta la catena di azioni necessarie per riparare i danni: l’estrazione, la purificazione e la moltiplicazione in clinica.
    Il gruppo sta utilizzando la robotica avanzata e la microscopia automatizzata per identificare i metodi piu’ efficaci per la coltura delle cellule e per trasformarle in muscolo cardiaco.
    L’Unione europea sostiene la ricerca tramite il progetto CARDIOCELL (‘Development of cardiomyocyte replacement strategy for the clinic’), finanziato nell’ambito del tema ‘Salute’ del 7� PQ. Le patologie cardiache e circolatorie sono oggi la piu’ grande causa singola di decesso nell’Unione europea, responsabili di circa due milioni di decessi ogni anno. Le malattie cardiache sono inoltre responsabili del maggior numero di morti premature prima dell’eta’ di 75 anni. Gli studi clinici in tutto il mondo hanno esaminato in che misura le cellule stam! inali de l midollo osseo sono efficaci nel trattamento dell’infarto e della cardiomiopatia. Mentre le prove hanno mostrato la sicurezza dell’approccio, e’ comunque limitato il miglioramento del modo in cui il cuore pompa il sangue in tutto l’organismo. Per questo ora gli scienziati hanno gli occhi puntati sull’uso di cellule staminali provenienti dal cuore del paziente stesso.

    fonte http://salute.aduc.it/notizia/staminali+nuovo+metodo+identificare+purificare_119125.php

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