Salvato dall’amputazione dalle cellule staminali

Un alpinista che rischiava l’amputazione di una gamba è stato salvato da una nuova tecnica basata sull’uso di cellule staminali.

Andrew Kent si era rotto l’osso di una gamba scalando una parete rocciosa nel Lake District; lui e suo figlio stavano scalando il Langdale Pikes, all’inizio di quest’anno, quando un grosso masso è precipitato cadendo sulla gamba destra di Kent, e fratturandola in ben 5 punti!
La frattura era talmente grave che la chirurgia tradizionale non poteva fare nulla: l’osso della tibia aveva perforato la carne sopra la caviglia.

Per la prima volta in Gran Bretagna i chirurghi hanno quindi usato le sue stesse cellule staminali per curare l’osso fratturato, con una rivoluzionaria tecnica che si pensa potrà rivoluzionare il mondo della chirurgia ortopedica.
All’ospedale le sue ossa sono state rimesse assieme con l’uso di diversi chiodi, ma la ferita si stava infettando in modo molto serio, così si è deciso per il trasferimento presso una struttura maggiore, nel Kent.

“Ricevere la notizia che potevo perdere la gamba è stato devastante”; i chirurghi lo avevano avvertito del pericolo, a meno di non usare la nuova tecnica sperimentale a base di cellule staminali.
“Ora sono molto contento: posso muovere le dita dei piedi, e mi sembrano in buono stato. Ho avuto una buona prognosi. Sono molto soddisfatto di come sono andate le cose”, ha detto Kent a Sky News.

Il chirurgo ortopedico Anan Shetty ha estratto le cellule staminali dall’osso dell’anca del paziente e le ha poi miscelate con un nuovo gel al collagene – Cartifill – creando una specie di pasta che è stata spalmata all’interno delle fratture; dopodiché le ossa sono state fissate in una ingabbiatura metallica per mantenerle legate assieme.
La gabbia è stata rimossa dopo 6 mesi dall’intervento.

Kent non potrà ancora correre per almeno un anno dall’operazione, ma dopo 18 mesi la sua gamba sarà completamente guarita, e potrà ricominciare a scalare le montagne.

Il gel collagene Cartifill è stato inventato da un chirurgo ortopedico dalla Corea del Sud, il professor Seok Kim Jung, che ha così aiutato il dottor Shetty ad aprire la strada ad una serie di innovative procedure mediche.
Il gel viene usato anche in combinazione con le cellule staminali per riparare le lacerazioni della cartilagine del ginocchio.

Il gel trattiene le cellule staminali addosso all’osso, dove si forma un nuovo strato di cartilagine. Otto pazienti sono stati trattati finora con successo in Gran Bretagna; la tecnica costa solo poche centinaia di sterline – molto meno rispetto alle tecniche alternative.

Il professor Kim ha detto che “con questa tecnica molte persone che hanno problemi di lesioni del ginocchio possono ottenere trattamenti efficaci e a basso costo”.
Il dott. Shetty praticherà la nuova tecnica di riparazione della cartilagine su circa altri 30 pazienti, prima di presentare i suoi risultati al National Institute for Health and Clinical Excellence (Nice), nella speranza che venga approvata per l’uso comune.

fonte SkyNews

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cartifill.

Un pensiero su “Salvato dall’amputazione dalle cellule staminali”

  1. La chiave per prevenire e curare l’osteoporosi potrebbe nascondersi nelle ossa del cranio. E’ quanto suggeriscono i risultati di una ricerca condotta da una equipe della Queen Mary University di Londra e adesso pubblicata dalla rivista PLoS ONE.
    Ne da’ notizia il Professor Salvatore Minisola, docente di Medicina Interna all’Universita’ ‘Sapienza’ di Roma e Presidente della SIOMMMS, la societa’ scientifica italiana alla quale aderiscono endocrinologi, reumatologi, geriatri, pediatri ecc., ovvero gli specialisti che da varie angolazioni trattano le patologie legate all’osteoporosi, al metabolismo minerale e alle malattie dello scheletro.
    La ricerca, spiega Minisola, smentisce in particolare la convinzione che le ossa siano tutte uguali, dimostrando appunto che tra quelle del cranio e quelle del resto del corpo esistono differenze sostanziali. Studiando cellule prelevate da cavie di laboratorio, i ricercatori inglesi hanno infatti documentato, in quelle del cranio, un comportamento radicalmente diverso rispetto alle altre ossa nell’espressione di oltre 1200 geni, ossia di circa il 4 per cento circa dell’intero genoma.
    Questa differenza potrebbe essere all’origine di un fenomeno ben noto: senza un continuo esercizio fisico e uno stile di vita adeguato, le ossa degli arti diventano sempre piu’ fragili e suscettibili alle fratture con il passare degli anni. Al contrario, senza alcun bisogno di allenamento le ossa del cranio restano solide e compatte anche negli anziani, comprese le donne che, come si sa, dopo la menopausa sono piu’ esposte all’osteoporosi.
    ‘La scoperta dei colleghi inglesi e’ senz’altro importante’, spiega Minisola, ‘Al momento sappiamo che la nostra struttura ossea e’ condizionata dai geni per circa il 75%. D’altra parte, fattori ambientali rilevanti sono l’alimentazione e gli stili di vita. Studi sui gemelli ci dicono infatti che, a parita’ di patrimonio genetico, chi dei due riceve fin da piccolo maggiori dosi di calcio e vitamina D sviluppa una massa ossea piu’ compatta e resistente’.
    Grazie allo studio della Queen Mary University, aggiunge, adesso ne sappiamo certamente di piu’ sulle modalita’ di invecchiamento del tessuto osseo in diversi segmenti dello scheletro e sui meccanismi attraverso cui si genera l’osteoporosi.
    ‘Probabilmente’, suggerisce Minisola, ‘questi risultati aprono un nuovo scenario che consentira’ di capire ancora piu’ a fondo questa malattia, come curarla e come prevenirla.
    Si deve tuttavia sottolineare come la ricerca sia ancora allo stadio iniziale e richieda molte verifiche. Se ne possono comunque ipotizzare alcune potenziali interessanti ricadute: in caso ad esempio di frattura femorale, la possibilita’ di iniettarvi una coltura di cellule staminali craniche per aumentare la resistenza del callo osseo’.
    “La scoperta dei colleghi inglesi e’ senz’altro importante”, spiega ancora Minisola. “Al momento sappiamo che la nostra struttura ossea e’ condizionata dai geni per circa il 75%. D’altra parte, fattori ambientali rilevanti sono l’alimentazione e gli stili di vita. Studi sui gemelli – prosegue – ci dicono infatti che, a parita’ di patrimonio genetico, chi riceve fin da piccolo maggiori dosi di calcio e vitamina D sviluppa una massa ossea piu’ compatta e resistente”.
    Grazie allo studio della Queen Mary University, aggiunge lo specialista italiano, adesso ne sappiamo certamente di piu’ sulle modalita’ di invecchiamento del tessuto osseo in diversi segmenti dello scheletro e sui meccanismi attraverso cui si genera l’osteoporosi.
    “Probabilmente – suggerisce Minisola – questi risultati aprono un nuovo scenario che consentira’ di capire ancora piu’ a fondo questa malattia, come curarla e come prevenirla. Si deve tuttavia sottolineare come la ricerca sia ancora allo stadio iniziale e richieda molte verifiche. Si possono comunque ipotizzare alcune potenziali interessanti ricadute: in caso ad esempio di frattura femorale, la possibilita’ di iniettarvi una coltura di cellule staminali craniche – conclude – per aumentare la resistenza del callo osseo”.

    fonte http://salute.aduc.it/notizia/scoperta+apre+porte+trattamenti+staminali+ossa_115587.php

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