Un preside sovversivo /2

Il preside manager esiste
Storia di un uomo folgorato sulla via del cappuccino

Negli anni novanta l’infinito dibattito sulla riforma della scuola produsse la mitologica figura del preside-manager. Vi ricordate? All’improvviso ci raccontarono che i presidi del futuro sarebbero stati una via di mezzo tra Luca Cordero di Montezemolo e Briatore. Squali della finanza da far tremare le vene dei polsi ai broker di Wall Street in nome dell’autonomia scolastica.

Poi, passate le riforme, rimasero nominalmente manager, ma in concreto non gli passavano nemmeno i soldi per la carta igienica. Così in tante scuole si assiste ancor oggi al carta igenica day, quando le famiglie, in gioioso corteo, consegnano all’istituzione scolastica rotoli e rotoli di morbidezza. Perché alla scuola mancano i soldi. Da sempre. Adesso però un uomo è riuscito a superare la barriera della povertà e a regalarci il sogno del vero preside-manager.

Non un manager fanfarone ma uno che si rimbocca le maniche, cerca l’idea, la applica e inizia a fare cassa. Si chiama Dante Taccani e siede sul ponte di comando dell’Istituto Nino Bergese di Genova, un alberghiero da millecinquecento alunni. Alle prese con i soliti problemi di bilancio, il nostro preside si è messo a cercare una soluzione. Non l’ha trovata ed è andato a farsi un caffè alla macchinetta.

Lì, con la monetina in mano, è stato folgorato sulla via del cappuccino: millecinquecento alunni al giorno più i professori più il personale ausiliario. Sono molte bocche da sfamare, molti stomaci da riempire. Possono essere molti soldi da mettere in saccoccia. Ma, si è chiesto Taccani, perché dobbiamo regalare tutte queste monetine alle società che gestiscono le macchinette del caffè o delle merendine? Mentre se lo chiedeva, lì davanti alla macchinetta, qualcuno glielo ha detto: “Preside, ci diamo una mossa?” Detto fatto: Taccani si è informato, ha steso un business plan e con ventiquattromila euro ha comprato otto macchinette distributrici di snack e bevande.

Non ha nemmeno dovuto anticipare la somma – era pronto a dare in pegno le scorte di carta igienica donata dalle famiglie – perché l’azienda che ha fornito le macchinette gli ha permesso di rateizzare l’addebito. In poco più di sette mesi Taccani ha completato il pagamento e ha iniziato a fatturare come nemmeno Paperon de’ Paperoni è capace di fare.
Gli studenti si scaldano con un tè, i professori offrono un caffè alla collega e il preside incassa.

Tre-quattrocento euro al giorno per più di trentamila euro di guadagno all’anno. È bastato aprire la partita iva alla scuola e star dietro a una contabilità semplicissima, ogni macchinetta ha un computer interno che calcola tutto, gli snack consumati e i soldi ricevuti. Nemmeno le ricariche sono un problema: le fa il personale scolastico che per questo riceve anche un piccolo bonus in busta paga.

Taccani sta aprendo anche all’equo e solidale, sempre via macchinetta. Ora, visti i tempi incerti che viviamo, se proprio cercassimo un nuovo Ministro delle Finanze, se dovesse essere necessario trovare un nuovo ministro dell’Istruzione, non avreste anche voi voglia di dare un colpo di telefono al professor Dante Taccani, preside all’Alberghiero Bergese?

fonet: www.coop.it

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