Un enzima per recuperare la memoria

Per la prima volta, nel modello animale dell’Alzheimer, un enzima si dimostra in grado di far recuperare la funzionalità della memoria. Ci vorrà ancora tempo prima che inizi la sperimentazione sull’uomo.

Ricercatori del Columbia University Medical Center sono riusciti a restituire la memoria e la funzionalità sinaptica a topi sofferenti di un analogo murino della malattia di Alzheimer.

I ricercatori, come riferiscono in un articolo pubblicato oggi sulla versione on line della rivista Cell, hanno identificato un enzima necessario ai normali processi cognitivi, ma che appare deficitario nel modello animale dell’Alzheimer: quando la funzionalità dell’enzima tornava elevata, i topi riacquistavano la capacità di memorizzare dati nuovi.

La ricerca suggerisce che la somministrazione dell’enzima ubiquitin-idrolasi L1 (Uch-L1) rappresenti una interessante strategia per la lotta all’Alzheimer e forse per invertirne gli effetti sulla memoria, uno dei suoi sintomi più appariscenti e angosciosi.

Lo studio ha dimostrato che l’enzima Uch-L1 fa parte di una rete di controllo della memoria a livello molecolare (nota come CREB), che nei pazienti affetti da questa patologia è inibita dalle proteine beta-amiloidi.
“Le proteine beta amiloidi che provocano l’Alzheimer – ha detto Ottavio Arancio, uno dei coordinatori della ricerca – hanno un importante ruolo nella fisiologia di tutto l’organismo, per cui non possiamo pensare, come terapia, di distruggerle.

Ciò che è particolarmente eccitante nella scoperta di questo enzima è che apre potenzialmente la strada a una terapia in grado di restituire almeno in parte le capacità di memorizzazione senza distruggere le proteine beta amiloidi.”

Tuttavia, ha avvertito Michael Shelanski, altro firmatario dell’articolo, “se la scoperta è molto promettente, la dimostrazione della sua efficacia è stata ottenuta finora solo nel modello animale e ci vorrà un certo tempo prima che possa portare a terapie applicabili all’uomo”.

Il Grande Libro della Memoria
Tecniche e segreti per ricordare tutto ciò che ci serve per quanto tempo vogliamo
(-15%)

fonte: http://www.lescienze.it/index.php3?id=12511

Un farmaco utilizzato per incrementare la produzione di sangue sia nei trattamenti medici sia come doping delle specialità sportive sembra avere un effetto positivo sulla memoria di chi lo utilizza.

È questa la conclusione di un lavoro pubblicato sulla rivista online ad accesso libero “BMC Biology”, che mostra inoltre come l’eritropoietina (EPO) non sono sia correlata agli effetti sulla produzione di sangue ma eserciti anche un’influenza diretta sui neuroni.

Il risultato, ottenuto osservando un gruppo di pazienti affetti da insufficienza renale cronica e trattati con EPO, potrebbe portare a nuove strategie terapeutiche nel trattamento di patologie a carico del sistema nervoso che diminuiscono le capacità cognitive, come la schizophrenia, la sclerosi multipla e l’Alzheimer.

“Questi effetti dell’EPO avrebbero potuto essere collegati all’influenza del farmaco sulla produzione di sangue”, ha spiegato Hannelore Ehrenreich, ricercatrice del Max-Planck-Institut che ha coordinato lo studio, “ma l’aver trovato recettori per l’EPO sulle cellule nervose suggerisce che siano coinvolti altri meccanismi.”

Per studiare i meccanismi dell’incremento delle capacità cognitive indotte dall’EPO, i ricercatori hanno anche studiato l’effetto della sostanza sui topi per verificare l’effetto dell’esposizione a lungo termine.

Dopo il periodo di trattamento, i topi che hanno ricevuto l’EPO mostravano in alcune situazioni di avere una migliore memoria rispetto al gruppo placebo: l’effetto durava fino a tre settimane, per poi scomparire alla quarta.

Gli specifici miglioramenti di memoria erano associati alla funzionalità dell’ippocampo, una regione cerebrale che sovrintende alla memoria e ad altri processi cognitivi.

Tale correlazione è il risultato delle successive analisi del tessuto ippocampale, trovando che l’EPO influenza i neuroni di questa struttura. (fc)

Total Recall - Memoria Totale
Ricordate tutto? inquietante, ma reale

http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1333179

È ciò che accadrà nel nostro futuro, perché l’era della memoria totale sta arrivando. Inquietante? Sì, ma reale.
Altri sono arrivati qui cercando:
come recuperare la memoria, come recuperare memoria, recuperare la memoria, come riacquistare la memoria, come recuperare la memoria persa, memoria enzima, recuperare la memoria persa, terapista per recupero memoria.

Un pensiero su “Un enzima per recuperare la memoria”

  1. Minuscole ‘navicelle armate’ in viaggio nel cervello, per andare dritte al ‘cuore’ dell’Alzheimer individuando e distruggendo le lesioni in tempi utili. Contro la grave malattia neurodegenerativa, che solo nella Penisola colpisce oltre 500 mila persone con piu’ di 70 mila nuovi casi all’anno, e’ partito sotto l’egida dell’Italia il progetto europeo Nad (Nanoparticles for therapy and diagnosis of Alzheimer disease). Sostenuta dal Settimo Programma Quadro dell’Ue con un finanziamento pari a 14,6 milioni di euro in 5 anni, la ricerca coinvolge 19 partner in tutto il Vecchio Continente ed e’ guidata dall’universita’ degli Studi di Milano-Bicocca. All’ateneo capofila – che ha presentato l’iniziativa nella propria sede – vanno 3,8 milioni per le varie attivita’ di organizzazione e di coordinamento.
    La missione e’ realizzare nanoparticelle (delle dimensioni di un miliardesimo di metro) in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, ‘armatura’ protettiva dei tessuti cerebrali. Alle ‘nano-navicelle’ verranno legate speciali molecole, capaci di riconoscere (diagnosi) e di neutralizzare (terapia) le placche amiloidi che si depositano nel cervello colpito dall’Alzheimer. Si tratta dunque di un programma di ‘teranostica’ (diagnostica abbinata a terapia), riferisce una nota della Bicocca. L’efficacia delle nanoparticelle sara’ verificata su modelli animali della patologia (ratti transgenici), e se i dati preclinici saranno positivi si potra’ passare alla sperimentazione sull’uomo.
    fonte: http://www.aduc.it/dyn/salute/noti.php?id=236927

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.

You can add images to your comment by clicking here.