Nella tana di Google

Nella tana di Google - La sede di Google a Zurigo, la più grande in Europa: visita guidata

Ci sono sale giochi, la palestra, un cinema e un centro massaggi. L’atmosfera che si respira somiglia a quella di un campus universitario indaffarato e multilingue. Ma non stiamo parlando di un moderno ateneo, bensì di un’azienda. È la sede di Google a Zurigo (la più grande d’Europa), uno dei centri dove nasce tutto ciò che noi comuni mortali chiamiamo “motore di ricerca”, senza ben capire cosa ci sia dietro. Posteggiate accanto all’ingresso principale si scorgono centinaia di biciclette. Sono quelle che l’azienda ha donato ai suoi dipendenti qualche Natale fa e che tutti usano per spostarsi. L’anno successivo hanno provveduto a fornir loro un casco, per proteggere la testa e le loro idee. Appena varcata la soglia principale si accede a una reception coloratissima che fa da palcoscenico a un via-vai frenetico di gente che sorride.

Centralinisti, ricercatori, comuni impiegati e ospiti hanno a disposizione un palazzo che sembra una Disneyland in miniatura, dove tutti si sentono un po’ bambini e un po’ inventori, dove il modo di lavorare è diverso che in ogni altro luogo del mondo. Qui le neomamme possono portare i figli in ufficio e usufruire di una stanza attrezzata dove cambiarli. Se hai un cane, puoi portarlo al lavoro con te: accanto a molte scrivanie ci sono dei recinti per ospitarli e le ciotole per l’acqua e il cibo. Entrando in una delle mense – gratuite per tutti – la prima cosa che si nota è un enorme scivolo d’acciaio che arriva dal piano di sopra, caso mai uno volesse accelerare i tempi del pranzo. In alternativa, esiste anche un palo tipo quelli che usano i pompieri, e ogni neo-assunto viene invitato a provare – almeno una volta – una di queste due divertenti possibilità: un sorprendente battesimo del fuoco che chi non è mai stato a Google non riesce nemmeno a immaginare.

In questo mondo complesso fatto di idee e invenzioni che diventano poi fruibili semplicemente collegandosi a un pc, anche gli ingegneri sono fatti in un altro modo: girano in short e sandali, o anche scalzi, con barbe e capelli da hippy; oppure sono come Lidia Oshlyansky, simpaticissima ricercatrice di origine ucraina che si offre di guidarti in ogni angolo di questo Eden.

Un palazzo dove il relax è possibile in ogni momento, dove non si rispettano i cartellini e gli impegni a cui tutti sono di solito abituati, dove si può scegliere di leggere un libro in biblioteca, dedicarsi a un’ora di shiatsu, fare due tiri a canestro o divertirsi con un pallone da football, dormicchiare su un’amaca in corridoio o ascoltare musica da un juke-box. Intendiamoci, anche qui conta fare ciò per cui si è pagati. Ma come lo si fa e quanto tempo ci si mette sono affari tuoi.

E dal momento che tutto viene fatto via computer, il dove diventa del tutto ininfluente. Se un dipendente sente la necessità di prendersi una pausa, può dunque farlo senza rischiare di essere licenziato. L’atmosfera cambia negli uffici, dove regnano serietà, concentrazione, silenzio, ma già nei corridoi Lidia ci fa notare che ogni piano è stato allestito a tema (la spiaggia, lo sport, il cielo, la montagna), con bar arredati secondo l’argomento anch’essi sempre aperti, rigorosamente gratuiti e attrezzati per ogni esigenza dietetica; inoltre in ogni piano compaiono cose folli tipo le cabine delle vecchie teleferiche svizzere recuperate ad arte, arredate nei modi più strani e trasformate in salette per riunioni o per telefonare in tutta privacy anche alla mamma. In poco tempo scopri che dietro molti servizi a portata di clic che sembrano così semplici, si cela lo sforzo di un’equipe di pensatori.

Una stanza serve a studiare i comportamenti degli utenti. È dotata di telecamere che scrutano le reazioni dei soggetti come fossero cavie. Lì si fanno test per capire quello che i consumatori vogliono e fornirglielo nel modo più rapido possibile sull’interfaccia che compare sul monitor. Visitare questo palazzo cambia almeno per un paio d’ore la prospettiva. Per un visitatore, che viene dal clima di recessione economica e risparmio che aleggia in Occidente, è un vero colpo alla vita complicata di tutti i giorni. Viene da immaginare di portar lì per un tour il vostro capo del personale, di prenderlo per mano e condurlo come ha fatto Lidia in questo luogo senza tempo e senza gli obblighi che tutti conosciamo e che qualche volta cerchiamo di disattendere. Gli spiegheremmo che un dipendente coccolato e responsabilizzato è un lavoratore che alla fine produce di più. Forse Google non è Disneyland, ma forse scoprireste che qui – scalzi e sorridenti – il lavoro è la parte migliore della giornata.

fonte: Digitalic, 4/12

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