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	<title>DoZ-log&#187; Eco</title>
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		<title>Il cappotto termico</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 21:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DoZ</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cappotto termico, barriera isolante a difesa della casa, è una componente indispensabile per un corretto risanamento; risanare energeticamente un edificio significa adeguarlo alle esigenze di oggi, in termini di spazio e comfort, e ottenere allo stesso tempo un notevole risparmio nei consumi rispettando l’ambiente. Il cappotto (sistema integrato di isolamento termico) Il cappotto esterno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://pro.corbis.com/images/42-19865092.jpg?size=67&amp;uid=%7B7c59c5f1-564f-4ddf-8568-00f38d310a29%7D" alt="" width="450" /></p>
<p>Il cappotto termico, barriera isolante a difesa della casa, è una componente indispensabile per un corretto risanamento; risanare energeticamente un edificio significa adeguarlo alle esigenze di oggi, in termini di spazio e comfort, e ottenere allo stesso tempo un notevole risparmio nei consumi rispettando l’ambiente.</p>
<h3>Il cappotto (sistema integrato di isolamento termico)</h3>
<p>Il cappotto esterno è adatto a facciate intonacate ed è costituito da pannelli di materiale isolante; quest’ultimi vengono applicati direttamente sull’intonaco esterno con un’apposita malta adesiva. In quasi tutti i casi vengono ulteriormente fissati con tasselli.<br />
Sulla superficie dei pannelli, incollati e ben accostati fra loro, viene applicata una malta, al cui interno è annegata una rete di armatura che compensa i forti sbalzi termici ai quali la rasatura è sottoposta (evitando così crepe e fessurazioni). Tale rete consente l’adesione della rasatura finale al pannello isolante.</p>
<p>In questo procedimento è importante curare che tutti i componenti impiegati (isolante, collante, rete, ecc.) facciano parte di un sistema integrato in modo che risultino perfettamente compatibili fra loro.<br />
Le pareti umide dovranno essere asciugate con procedimenti ad hoc prima di applicare l’isolante, altrimenti è facile prevedere futuri danni agli elementi costruttivi.<br />
<span id="more-932"></span></p>
<h3>Materiali isolanti</h3>
<p>Accanto ai valori fisici caratteristici, quali la conduttività termica e la permeabilità alla diffusione del vapore (che definiscono in primis dove ragionevolmente abbia senso impiegare un materiale isolante), giocano un ruolo importante anche le riflessioni di carattere ecologico ed economico.<br />
Possiamo suddividere i materiali isolanti nei seguenti tre gruppi:</p>
<ol>
<li>materiali isolanti <strong>derivati dal petrolio</strong>: polistirene espanso (eps), polistirene estruso (Xps), poliuretano (pur), fibre in polietilene;</li>
<li>materiali isolanti <strong>inorganici o minerali</strong>: schiuma minerale, vetro cellulare e calcio silicato, lana di roccia, fibra di vetro;</li>
<li>materiali isolanti derivati <strong>da materie prime rinnovabili</strong>: canapa, fibra di legno, lana di pecora e cellulosa.</li>
</ol>
<p>È una scelta del committente considerare l’intero ciclo di vita di un materiale e, di conseguenza, optare per l’impiego di prodotti ecologici.<br />
In ogni caso, dal punto di vista dell’energia primaria, l’uso di un qualsiasi materiale coibente è consigliabile: energeticamente ogni isolante viene infatti ammortizzato nel giro di breve tempo.</p>
<h3>Spessore dell’isolante</h3>
<p>Escludendo valutazioni legate a fattori climatici, è soprattutto la conducibilità termica a determinare lo spessore appropriato dell’isolante: tanto maggiore sarà lo spessore dell’isolante, tanto più piccolo risulterà il valore U di trasmittanza termica e &#8211; di conseguenza &#8211; minori saranno le perdite di calore.</p>
<p>Una cosa molto importante, che spesso viene trascurata per incuria degli operatori o perché comporta maggiori costi, è rappresentata dalle chiusure isolanti di tutti i ponti termici: pensiamo per esempio alle spallette e ai raccordi parete/finestra oppure al cassonetto dell’avvolgibile e alle terrazze, che devono pure essere rivestite con materiale isolante. Trascurare questi significativi particolari porta a concentrare le “vecchie” dispersioni in pochi ma pericolosi ponti termici, noto veicolo di condense e muffe.</p>
<p>Poiché un risanamento energetico non comporta solo un risparmio sui costi di esercizio e un maggiore comfort abitativo ma pure un conseguente aumento di valore dell’immobile, è preferibile non limitarsi a raggiungere gli standard minimi richiesti dalla legge, bensì sfruttare tutte le possibilità tecniche a disposizione per ottenerne uno di più elevato.</p>
<p>Il sovrapprezzo per l’impiego e la posa di materiali isolanti ha un’incidenza limitata se confrontato con i costi fissi necessari &#8211; per esempio &#8211; a ridipingere una facciata (rappresentati dall’impalcatura e dalla pittura stessa). Nel caso della ristrutturazione energetica di un elemento costruttivo devono comunque essere rispettati i corrispondenti valori di trasmittanza previsti per legge (dl 311/06).</p>
<p><em>fonte: BassanoNews, aprile &#8217;09</em></p>
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		<title>Nuovi pannelli solari più economici</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 15:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DoZ</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Applied Materials Inc, di Santa Clara, California, è stato selezionato al 2008 Technology Innovation Awards  nella categoria Energia per la sua linea di produzione SunFab, che può produrre una potenza energetica estremamente alta utilizzando pannelli solari con una pellicola sottile di materiale fotovoltaico. Producendo pannelli solari più rapidamente e più a buon mercato rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://www.appliedmaterials.com/images/amat_logo.gif" width="400" height="169" /></p>
<p><strong>Applied Materials Inc</strong>, di Santa Clara, California, è stato selezionato al <a href="http://online.wsj.com/article/SB122227003788371453.html?mod=rss_whats_news_technology">2008 Technology Innovation Awards  </a>nella categoria Energia per la sua linea di produzione <strong>SunFab</strong>, che può produrre una potenza energetica estremamente alta utilizzando pannelli solari con una <strong>pellicola sottile </strong>di materiale fotovoltaico.</p>
<p>Producendo pannelli solari più rapidamente e <strong>più a buon mercato </strong>rispetto ai tradizionali metodi di produzione, SunFab promette di ridurre i costi di produzione di energia solare in modo che sia più competitiva rispetto all&#8217;energia elettrica prodotta in maniera più tradizionale.<br />
Tra le altre cose, i  nuovi tipi di pannelli hanno un tempo di posa e messa in funzione estramamente inferiore ai pannelli tradizionali; si può vedere <strong><a href="http://www.appliedmaterials.com/products/solar_sunfab_3.html">un video</a></strong> nel sito dell&#8217;azienda produttrice.</p>
<p><span id="more-640"></span>Ad oggi, Applied Materials ha venduto quattro linee di pannelli SunFab, tra cui un distesa di pannelli su un terreno di più di <strong>40 ettari </strong>(1 ettaro = 10 mila metri quadrati) in Cina che, a piena produzione, sarà in grado di generare un gigawatt di energia elettrica all&#8217;anno!</p>
<p>Anche se i pannelli sono meno efficienti di quelli tradizionali, la tecnologia SunFab <em>&#8220;sta colpendo molto perché improvvisamente le persone possono acquistare impianti fotovoltaici&#8221; </em>chiavi in mano, spiega Peter Terwiesch, Chief Technology Officer di ABB. <em>&#8220;Questo sta attirando una gran quantità di nuovi operatori&#8221;.</em></p>
<p>In Italia <a href="http://www.zeroemission.tv/objects/Pagina.asp?ID=3876">c&#8217;è già chi ha siglato accordi</a> con la Applied Materials, investendo la bellezza di <strong>60 milioni di euro </strong>per la messa in opera di un impianto da 40 mega watt annui.</p>
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		<title>La vernice fotovoltaica:: Photon Inside</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Aug 2008 12:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DoZ</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un pannello solare liquido, spalmabile come una vernice. Ecco la straordinaria invenzione nata in Italia, frutto del lavoro di un team di ricercatori che operano nell&#8217;ambito dell&#8217;Istituto per lo studio dei materiali nano-strutturati del CNR di bologna e commercializzata dall&#8217;austriaca Bleiner AG. L&#8217;idea di creare una vernice capace di trasformare in energia la luce del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bleiner.eu/IMAGES/HOMEPAGE/PI.gif" width="450" height="118" /></p>
<p>Un <strong>pannello solare liquido</strong>, spalmabile come una vernice. Ecco la straordinaria <strong>invenzione nata in Italia</strong>, frutto del lavoro di un team di ricercatori che operano nell&#8217;ambito dell&#8217;Istituto per lo studio dei materiali nano-strutturati del <strong>CNR </strong>di bologna e commercializzata dall&#8217;austriaca <strong>Bleiner AG.</strong></p>
<p>L&#8217;idea di creare una <strong>vernice </strong>capace di trasformare in energia la luce del sole, operando come un vero e proprio pannello solare, non è nuova: decine di università ed aziende in tutto il mondo hanno provato e stanno cercando di realizzarla.</p>
<p>&#8220;Ma a riuscirci&#8221; spiega <strong>Thomas Bleiner</strong>, presidente dell&#8217;azienda &#8220;siamo stati noi per primi. Si tratta dell&#8217;esito di una serie di studi compiuti da un gruppo capeggiato da Fabio Cappelli, Antonio Maroscia e Stefano Segato, che mette l&#8217;Italia all&#8217;avanguardia nel settore&#8221;.</p>
<p><strong>Photon Inside</strong>, questo il nome del prodotto brevettato, è una <strong>vera e propria vernice</strong>, &#8220;diversa da tutti gli altri prodotti simili. Non ha bisogno di nessun supporto: può essere applicata direttamente sulla superficie e spalmata anche più volte mano a mano che si degrada&#8221;.</p>
<p><span id="more-554"></span>I vantaggi di Photon Inside rispetto ai prodotti fotovoltaici tradizionali sembrano enormi: <strong>nessun impatto architettonico </strong>o ambientale, resistenza agli agenti atmosferici, <strong>nessun rischio di furto</strong>, possibilità di essere applicata su grandi superfici di tutti i tipi. &#8220;Persino su un vetro! Questo permette di avere un grande rendimento: <strong>con 50 metri quadrati si realizzano 3 KW</strong>, ma visto che si possono facilmente trattare superfici enormi si ricavano anche grandi quantità di energia&#8221;.</p>
<p>I <strong>costi</strong>, rispetto al fotovoltaico tradizionale, sono <strong>dimezzati</strong>: per un utilizzatore tipico (una famiglia) o una palazzina di tre piani suddivisa in 6 appartamenti, che di certo non sono ai livelli degli appartamenti a Milano ma in ogni modo ciascuno con un contratto da circa 3 KW, si dovranno verniciare 288 metri quadrati do tetto e/o facciata per soddisfare la domanda energetica, con una spesa totale di 59.400 euro.</p>
<p>Ma quali sono gli impieghi possibili per Photon Inside?<br />
&#8220;Tutti quei settori dove è condizione <strong>fondamentale la leggerezza </strong>(nautico, aerospaziale, automotive), poi l&#8217;edilizia&#8221; dice Bleiner. La prima comparsa sul mercato avverrà proprio in campo navale. Pannelli solari verranno verniciati  su yatch, che li sfrutteranno per alimentare le apparecchiature di bordo e il motore in caso di emergenza.</p>
<p align="right"><em>fonte: Il Mondo, n.35 del 29 agosto 2008</em></p>
<h3>COME SI COLLEGA la vernice all&#8217;impianto elettrico?</h3>
<p>Poiché la vernice è <strong>multistrato </strong>e comprende, tra gli altri, <strong>due strati elettrodo e contro-elettrodo</strong>, sarà sufficiente collegare all&#8217;inverter ciascuno dei due strati con un cavo di discesa. Il circuito elettrico è identico a quello utilizzato per i pannelli fotovoltaici tradizionali.</p>
<p>La vernice fotovoltaica è una miscela di materiali polimerici e di particelle di dimensioni nanometriche di opportuni ossidi.<br />
A tutti gli effetti si può parlare di un prodotto che sfrutta le potenzialità offerte dalla nanotecnologia. La peculiarità del materiale consiste nel fatto che le materie prime impiegate per la produzione della vernice non rientrano tra quelle solitamente soggette al monopolio delle multinazionali.<br />
In particolare per quanto riguarda l&#8217;elemento attivo NON SI UTILIZZA SILICIO né suoi derivati, poiché la sua disponibilità, com&#8217;è ben noto, è influenzata dalla massiccia richiesta da parte dell&#8217;industria elettronica con la conseguenza che i produttori di pannelli al silicio non hanno la disponibilità del materiale secondo la domanda del mercato mondiale.</p>
<p><strong>La vernice può essere realizzata con vari materiali aventi diversi gradi di purezza.</strong></p>
<p>La combinazione dei materiali ed il loro grado di purezza determinerà il rendimento ed il costo per ogni watt convertito.<br />
Avremo quindi non una, ma diverse vernici che utilizzeranno materiali più o meno puri e che consentiranno quindi di ottimizzare gli spazi a disposizione, i costi dell&#8217;istallazione e la potenza prodotta.<br />
Con materiali aventi un grado di purezza medio si ottengono rendimenti dell&#8217;ordine del 6-8% rispetto all&#8217;energia irradiata dal sole a cui corrispondono 60-80 W/m2 prodotti.<br />
Con materiali più puri si potrebbe è possibile ottenere un rendimento più elevato dell&#8217;ordine del 8-12% rispetto all&#8217;energia irradiata dal sole a cui corrispondono 80/120 W/m2 prodotti.</p>
<h3>Caratteristiche</h3>
<ul>
<li> LIQUIDA</li>
<li> LEGGERA</li>
<li> ECONOMICA</li>
<li> TRASPARENTE</li>
<li> ATOSSICA</li>
<li> NESSUN COSTO DI SMALTIMENTO</li>
<li> RESISTENZA AGLI AGENTI ATMOSFERICI (grandine&#8230;)</li>
<li> IMPOSSIBILITA&#8217; DI FURTO</li>
</ul>
<h3>Vantaggi</h3>
<ul>
<li>Basso costo di produzione dell&#8217;energia</li>
<li>Impatto architettonico praticamente nullo</li>
<li>Possibilità di essere applicata a grandi superfici</li>
<li>Ampia di scelta di materiali che possono essere impiegati per la formulazione</li>
<li>Al termine della vita del prodotto non è necessario procedere al suo smaltimento, ma è possibile effettuare un&#8217;ulteriore applicazione di un nuovo strato sopra quello esaurito</li>
<li>Per quanto concerne la facilità di istallazione si prevede che la vernice fotovoltaica possa essere applicata mediante specifici impianti di verniciatura che, in una futuro prossimo, potranno essere dislocati anche in prossimità della zona di istallazione delle unità fotovoltaiche</li>
<li>Grazie alla possibilità di modulare il costo della materia prima in funzione della superficie disponibile e della potenza richiesta, è possibile ottimizzare i vari costi consentendo anche l&#8217;applicazione della vernice su grandi superfici con la possibilità di un surplus di produzione che può essere vantaggiosamente reimmesso nella rete di distribuzione</li>
<li>Non può essere rimossa (rubata) come talvolta accade per i pannelli fotovoltaici</li>
</ul>
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		<title>Mercato dell&#8217;energia elettrica: nuovi scenari</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 21:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DoZ</dc:creator>
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		<description><![CDATA[photo credit: Hop-Frog Nel 2007, il passaggio da un regime energetico di tipo monopolistico ad uno liberalizzato ha cominciato a riguardare anche i cittadini, i quali possono adesso scegliere il fornitore. In Italia, il decreto che introduce la liberalizzazione del mercato energetico (il cosidetto Decreto Bersani, n.79 del 1999) stabilisce che anche operatori diversi dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3092/2581276135_5f88994dc5_m.jpg" alt="Elettrosmog?" border="0" /><br />
<small><img src="http://www.dozarte.com/wordpress/wp-content/plugins/photo_dropper/images/cc.png" alt="Creative Commons License" width="16" align="absmiddle" border="0" height="16" /> photo credit: Hop-Frog</small></p>
<p>Nel 2007, il passaggio da un <strong>regime energetico di tipo monopolistico</strong> ad uno liberalizzato ha cominciato a riguardare anche i cittadini, i quali possono adesso scegliere il fornitore.</p>
<p>In Italia, il decreto che introduce la <strong>liberalizzazione del mercato </strong><strong>energetico </strong>(il cosidetto <strong>Decreto Bersani</strong>, n.79 del 1999) stabilisce che anche operatori diversi dal vecchio monopolista possano produrre, importare e vendere energia elettrica.</p>
<p>Fino a pochi anni fa era l&#8217;<strong>ENEL </strong>(Ente Nazionale Energia Elettrica) l&#8217;unico gestore della risorsa; ora la legge ha stabilito che l&#8217;ente cedesse frazioni della propria attività (i Generition Company) ai nuovi operatori; in più, a partire dal 2003, esiste il divieto per qualsiasi società di detenere più del 50% della generazione e dell&#8217;importazione di energia elettrica in Italia.</p>
<p>Un altro importante effetto della nuova legge è stata la separazione tra la proprietà e la gestione della Rete di Trasmissione Nazionale, che trasporta l&#8217;<strong>energia elettrica</strong> dagli impianti in cui viene prodotta e quella acquistata dalle centrali all&#8217;estero fino al consumatore finale; oggi infatti la gestione della RTN è affidata alla società Terna, mentre il suo accesso è garantito a tutti gli operatori.</p>
<h3>Chi può acquistare energia?</h3>
<p>La liberalizzazione del <strong>mercato energetico</strong> si è concretizzata gradualmente: nel 1999 erano solo le grandi industrie a poterne usufruire; nel 2003 si sono aggiunte le aziende di media grandezza, le piccole imprese e i negozi; nel 2004, è stata la volta di tutti i titolari di partita IVA.</p>
<p><span id="more-488"></span>A partire dal 1° luglio 2007 finalmente il mercato dell&#8217;<strong>energia elettrica </strong>è stato completamente liberalizzato: adesso anche l&#8217;utente domestico, cioè il singolo privato cittadino, può scegliere il fornitore a cui rivolgersi.</p>
<h3>I vantaggi di cambiare</h3>
<p>Il fatto che il mercato presenti più <strong>&#8220;gestori&#8221;</strong> garantisce la possibilità di scegliere l&#8217;offerta che risulta più vantaggiosa. Così gli operatori possono offrirsi di gestire il passaggio dal vecchio fornitore al nuovo senza aggravi di spese, proporre una maggiore trasparenza dei costi espressi in fattura, permettendo un raffronto più immediato tra spese sostenute ed <strong>energia utilizzata.</strong></p>
<p>La parallela <strong>liberalizzazione del mercato del gas naturale</strong> (Decreto Letta, n.164 del 2000) apre la possibilità di avere un unico interlocutore, e un&#8217;unica bolletta, per entrambi i servizi.</p>
<h3>Ma l&#8217;elettricità è tutta uguale?</h3>
<p>Un altro elemento di valutazione decisivo al momento di scegliere il fornitore di energia elettrica è il <strong>tipo di fonte</strong> da cui deriva la stessa. Se infatti la corrente elettrica è sempre la medesima, esistono molti modi per ottenerla; in funzione del metodo utilizzato cambia la resa finale e l&#8217;impatto ambientale.</p>
<p>Secondo i dati di Terna, nel 2007 l&#8217;energia elettrica generata in Italia da <strong>fonti rinnovabili</strong> è stata pari al 15% del totale. Il ricorso a tali fonti è destinato a diventare sempre più necessario, a causa della naturale riduzione delle risorse non rinnovabili e della necessità di diminuire le emissioni nocive nell&#8217;ambiente (<strong>gas serra</strong>).</p>
<p>Modificare la produzione energetica contribuirà a raggiungere l&#8217;obiettivo minimo prefissato dal protocollo di <strong>Kyoto</strong>: la riduzione entro il 2012 delle emissioni dei gas serra in misura pari al 6,5% rispetto alle quantità registrate nel 1990.</p>
<p align="right"><em>fonte: Media World Magazine, aprile 2008</em></p>
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		<title>La riforestazione può combattere il riscaldamento globale</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 11:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DoZ</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Insieme con il taglio delle emissioni da combustibili fossili, le campagne per piantare nuove foreste o la gestione più efficace di quelle esistenti e delle aree agricole è in grado di capitalizzare la capacità della natura di funzionare come &#8220;pozzo per l&#8217;assorbimento del carbonio&#8221;.Secondo una ricerca ora pubblicata sull&#8217;ultimo numero della rivista ad accesso libero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.photl.com/images/photos/2009/11/15/1321/205039tt.jpg" alt="" width="450" /></p>
<p>Insieme con il taglio delle emissioni da combustibili fossili, le campagne per piantare nuove foreste o la gestione più efficace di quelle esistenti e delle aree agricole è in grado di capitalizzare la capacità della natura di funzionare come <strong>&#8220;pozzo per l&#8217;assorbimento del carbonio&#8221;.</strong>Secondo una ricerca ora pubblicata sull&#8217;ultimo numero della rivista ad accesso libero &#8220;<a href="http://www.cbmjournal.com/">Carbon Balance and Management</a>&#8220;, per quanto il solo piantare alberi abbia una minima probabilità di risolvere i nostri problemi climatici, le piantagioni su larga scala potrebbero avere un impatto significativo sul lungo periodo.</p>
<p><strong>Rik Leemans</strong> e colleghi della <a href="http://www.wageningenuniversiteit.nl/UK/">Wageningen University</a>, nei Paesi Bassi, e della <strong>Netherlands Environmental Assessment Agency</strong> sono arrivati a questa conclusione grazie a un modello al computer sugli effetti futuri delle piantagioni per il sequestro del carbonio. In particolare, lo studio ha preso in considerazione il potenziale di assorbimento del carbonio delle piantagioni sia dal punto di vista fisico sia da quello sociale per tutto il XXI secolo, e l&#8217;efficacia in termini di rallentamento delle concentrazioni atmosferici della CO2.</p>
<p><span id="more-452"></span>Come ci si può aspettare, i risultati hanno un&#8217;ampia variabilità: gli autori hanno trovato una differenza di quasi il 100 per cento tra i due scenari principali. Gli ostacoli di natura sociale, economica e istituzionale che possono impedire le piantagioni anti-carbonio possono diminuire il loro potenziale di assorbimento anche del 75 per cento. Tuttavia, il potenziale delle foreste non dovrebbe essere sottostimato: anche nelle condizioni peggiori il potenziale di sequestro cumulativo al 2100 può compensare il 5-7% delle emissioni di CO2 dell&#8217;industria e della produzione di energia.</p>
<p>Tuttavia, avverte Leemans: <strong>&#8220;Il potenziale per i prossimi decenni è limitato dalla disponibilità di territori, vincolata alla necessità dell&#8217;agricoltura, e dal lungo periodo necessario a compensare le emissioni collegate alle nuove piantagioni.&#8221;</strong></p>
<p>Le piantagioni più efficaci sarebbero quelle nelle regioni tropicali, mentre nel caso delle alte latitudini le conclusioni sono più controverse.</p>
<p>fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1327945</p>
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		<title>Masdar City: l&#8217;utopia elettrica</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 08:56:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si pensa ad Abu Dhabi senza dubbio la prima e forse l&#8217;unica cosa che ci viene in mente è: petrolio. Infatti questo piccolo ed opulento emirato si piazza al quinto posto tra i paesi produttori di petrolio al mondo, ed al sesto tra i produttori di gas naturale. Quindi non ci si può non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.treehugger.com/Masdar-HQ-2.jpg" alt="" width="450" /></p>
<p>Quando si pensa ad <strong>Abu Dhabi</strong> senza dubbio la prima e forse l&#8217;unica cosa che ci viene in mente è: <strong>petrolio.</strong><br />
Infatti questo piccolo ed opulento emirato si piazza al quinto posto tra i paesi produttori di petrolio al mondo, ed al sesto tra i produttori di <strong>gas naturale.</strong></p>
<p>Quindi non ci si può non <strong>stupire</strong> nell&#8217;apprendere che proprio in pieno deserto, in direzione sud-ovest rispetto all&#8217;aeroporto internazionale di Abu Dhabi, <strong>sta per sorgere una città che verrà interamente alimentata con energia ricavata da fonti rinnovabili. </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.masdaruae.com/">Masdar City</a>, </strong>progettata dall&#8217;architetto inglese <a href="http://www.fosterandpartners.com/"><strong>Norman Foster</strong></a>, sarà il centro operativo e sperimentale di un vero e proprio piano di sviluppo ed innovazione che prevede di <strong>alimentare l&#8217;intero Paese</strong> con fonti energetiche rinnovabili, che, a differenza del petrolio, sono praticamente inesauribili.<br />
Al momento, nel luogo in cui sorgerà Masdar si stanno testando <strong>25 diversi tipi</strong> di pannelli solari, per capire quale di questi possa rispondere meglio alle esigenze di fornitura energetica della città.</p>
<p>Senza dubbio quella di Abu Dhabi è una <strong>scelta innovativa,</strong> che da una parte risponde all&#8217;esigenza di creare e sviluppare fonti di energia pulita che contribuiscano a ridurre le emissioni di gas-serra per il bene del Pianeta intero; dall&#8217;altra parte questo progetto contribuirà a dare maggior prestigio ad un <strong>Paese che sta investendo</strong> moltissimo sull&#8217;energia futura, quell&#8217;energia che dovrà supplire alla mancanza di idrocarburi naturali, destinati ad esaurirsi, prima o poi.</p>
<p>E sicuramente ciò che distingue il progetto di Masdar da tutte le varie iniziative ecologiche proposte in molti altri Paesi, è la grande disponibilità economica di Abu Dhabi che può contare su centinaia di milioni di dollari provenienti dai fondi governativi. Finora la compagnia che ha ideato il progetto Masdar ha investito <strong>250 milioni di dollari</strong> in aziende che sviluppano tecnologia &#8220;pulita&#8221;, mentre altri <strong>2 miliardi di usd</strong> verranno spesi per costruire le prime centrali <strong>elettriche ad idrogeno</strong> del mondo, in collaborazione con British Petroleum e Rio Tinto.</p>
<p>Se tutto procede come previsto, secondo Foster <strong>entro il 2016 </strong>almeno 50.000 individui vivranno nella città e la maggior parte di essi lavoreranno nelle aziende del settore delle energie rinnovabili, che verranno attirate lì grazie all&#8217;altissima specializzazione tecnologica di Masdar (oltre che da un sistema fiscale favorevole).</p>
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		<title>10 consigli per diminuire i rifiuti</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Mar 2008 20:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DoZ</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco]]></category>

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		<description><![CDATA[  photo credit: gemma de rosa Secondo Legambiente gli imballaggi che costituiscono la nostra normale spesa al supermercato costituiscono il 60% del volume ed il 40% del peso nel totale. In 2 ore davanti ad un supermercato, dei volontari hanno riempito ben tre carrelli con gli imballaggi che i clienti hanno lasciato all&#8217;uscita; quindi la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.flickr.com/photos/13417336@N08/2422738531/" title="Discarica abusiva a Scalea" target="_blank"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3158/2422738531_fe3841dddd_m.jpg" alt="Discarica abusiva a Scalea" border="0" /></a><br />
<small><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" title="Attribution-NonCommercial-ShareAlike License" target="_blank"><img src="http://www.dozarte.com/wordpress/wp-content/plugins/photo_dropper/images/cc.png" alt="Creative Commons License" align="absmiddle" border="0" height="16" width="16" /></a> <a href="http://www.photodropper.com/photos/" target="_blank">photo</a> credit: <a href="http://www.flickr.com/photos/13417336@N08/2422738531/" title="gemma de rosa" target="_blank">gemma de rosa</a></small></p>
<p>Secondo <strong>Legambiente </strong>gli <strong>imballaggi </strong>che costituiscono la nostra normale spesa al supermercato costituiscono il 60% del volume ed il 40% del peso nel totale.<br />
In 2 ore davanti ad un supermercato, dei volontari hanno riempito ben tre carrelli con gli imballaggi che i clienti hanno lasciato all&#8217;uscita; quindi la riduzione dei rifiuti a monte diviene una questione di primaria importanza.</p>
<p>Legambiente ha quindi stilato 10 consigli che consentono ad una famiglia tipo di 4 persone di <strong>ridurre fino a 2 kg</strong> la settimana i <strong>rifiuti </strong>prodotti&#8230;</p>
<ol>
<li>riutilizzare le borse della spesa, magari privilegiando quelle di tela al posto dei sacchetti in plastica <strong>usa-e-getta</strong></li>
<li>acquistare, se possibile, prodotti sfusi invece di quelli confezionati (frutta, verdura, &#8230;)</li>
<li>bere acqua del rubinetto</li>
<li>acquistare prodotti salva spazio (ricariche per i detergenti)</li>
<li>scegliere prodotti confezionati in imballi riciclati</li>
<li>evitare prodotti con imballaggi voluminosi ed inutili</li>
<li>evitare i prodotti usa-e-getta come le stoviglie in plastica</li>
<li>ricercare la vendita &#8220;alla spina&#8221; di detersivi e detergenti, e quella sfusa di alimentari quali pasta e farine</li>
<li>scegliere i prodotti con la margherita europea (<strong>Ecolabel</strong>), il marchio di certificazione ambientale concesso ai prodotti che nel loro ciclo di vita producono un minor impatto ambientale</li>
<li>acquistare confezioni famiglia anziché monodose</li>
</ol>
<p>Legambiente ricorda che <em>&#8220;il modello produttivo e lo stile di vita adottati nei paesi industrializzati producono montagne di rifiuti per le quali è sempre più complicato trovare una sistemazione&#8221;</em>.</p>
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		<title>Petrolio: ma quanto ne resta?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 22:36:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggendo le previsioni che l&#8217;unione petrolifera italiana faceva a fine 2006 per l&#8217;anno successivo si trovavano &#8220;stime di prezzi del petrolio inflessione sebbene ancora sui livelli ancora sostenuti: 62 dollari al barile rispetto agli 66,6 stimati per il 2006&#8243;. Curiosamente c&#8217;&#232; una nota che dice &#8220;salvo eventi imprevisti&#8221;. E meno male! Perch&#233; qualcosa di imprevisto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.romaenergia.org/Problematicheambientali/IMMAGINI/peak-oil-gas-scenario.gif" height="268" width="436" /></p>
<p>Leggendo le previsioni che l&#8217;unione petrolifera italiana faceva a fine 2006 per l&#8217;anno successivo si trovavano &#8220;stime di prezzi del petrolio inflessione sebbene ancora sui livelli ancora sostenuti: 62 dollari al barile rispetto agli 66,6 stimati per il 2006&#8243;. Curiosamente c&#8217;&egrave; una nota che dice &#8220;salvo eventi imprevisti&#8221;. E meno male! Perch&eacute; qualcosa di imprevisto ci deve essere stato se, dopo uno sprint durato mesi, il 2008 si &egrave; aperto col petrolio che ha superato la barriera dei 100 dollari al barile.E non ci vuole un genio per capire che da 62 a 100 significa un aumento del 50% abbondante. Quello che pareva lontano problema (il petrolio a 100 dollari) &egrave; diventato rapidamente una realt&agrave; con la quale fare i conti.</p>
<p>Ma non basta, perch&eacute; sono tante (e documentate) le voci che evidenziano come il rischio di un prezzo del petrolio in rapida ascesa verso vette ancora pi&ugrave; alte sia ben presente. Purtroppo occorre prendere atto che, sempre pi&ugrave; spesso, problemi economico- ambientali e di sostenibilit&agrave; dello sviluppo, che si pensava fossero destinati a un futuro lontano, sono invece gi&agrave; qui sull&#8217;uscio.<br />
Non solo apparterranno sicuramente alla vita dei nostri figli, ma toccano gi&agrave; oggi noi, abitanti di questo mondo.<br />
Un mondo che &egrave; ammalato di petrolio.</p>
<p>Ne consumiamo (dati 2006) oltre 84,5 milioni di barili e giorno. Un milione in pi&ugrave; sull&#8217;anno prima. Su base annua fanno un po&#8217; meno di 31 miliardi di barili. L&#8217;IEA (International Energy Agency) prevede che nel giro dei prossimi venti anni il consumo di energia aumenter&agrave;, ad un tasso annuo intorno al 2%, di circa il 50%. Secondo l&#8217;energy information administration, un ente governativo americano, nel 2025 si consumeranno in un anno 43,5 miliardi di barili all&#8217;anno.</p>
<p><span id="more-409"></span>Ma ci saranno tutti questi barili pronti all&#8217;uso? Di fronte a questi scenari possiamo dirci tranquilli? Pare proprio di no. E questo per una combinazione di fattori che legano alla quantit&agrave; di petrolio ancora effettivamente disponibile nei giacimenti, le difficolt&agrave; nel tirarlo fuori e l&#8217;andamento dei prezzi. In sostanza il concetto con cui cominciare a prendere confidenza, anche se pu&ograve; apparire un po&#8217; ostico, &egrave; quello del picco di petrolio. Un tema apparentemente da addetti ai lavori, ma in realt&agrave; decisivo per i destini del mondo.</p>
<p>&#8220;Per spiegare di cosa stiamo parlando &#8211; spiega Davide Scrocca, geologo e ricercatore dell&#8217;istituto di geologia ambientale e geoingegneria del CNR &#8211; occorre ricordare che petrolio &egrave; una risorsa finita, dunque prima o poi destinata ad esaurirsi. L&#8217;80% del petrolio che consumiamo oggi viene da giacimenti scoperti prima delle 1973. Negli ultimi anni &egrave; stato trovato un barile di petrolio ogni quattro consumati&#8221;. Sono 30 anni che non si trova pi&ugrave; un giacimento di grandi dimensioni.</p>
<p>&#8220;Il punto &#8211; continua &#8211; &egrave; che in questi anni siamo vissuti in una situazione in cui ha un aumento della domanda di petrolio poteva seguire senza problemi anche un aumento della produzione. Il problema del cosiddetto piccolo, &egrave; che i superato un certo punto, anche se aumenta la domanda la produzione non riesce a tenere il passo, perch&eacute; tirar fuori petrolio da giacimenti sfruttati da anni comporta problemi tecnici e costi maggiori&#8221;.</p>
<p>Dunque lo scenario possibile &egrave; quello di un mercato che chiede sempre pi&ugrave; petrolio senza che ce ne siano disponibili quantit&agrave; sufficienti,. Con quali conseguenze sul piano dei prezzi, se lo scenario dei consumi energetici mondiali resta quella attuale, &egrave; facile immaginarlo.</p>
<p>Ovviamente sul fatto che il picco di petrolio sia stato raggiunto o sia comunque sempre pi&ugrave; vicino, esistono opinioni discordanti, tra tecnici, analisti ed economisti. E anche qui come in altri campi, non manca chi critica l&#8217;eccessivo allarmismo di fronte ambientalista sulla prossima fine dell&#8217;oro nero.</p>
<p>Il tema &egrave; senz&#8217;altro delicato, e complesso anche perch&eacute; avere cifre precise e attendibili su quanto petrolio ci sia ancora dentro ai giacimenti che si stanno sfruttando in questi anni, e quanto ce ne sia nascosto in nuovi giacimenti ancora non scoperti, &egrave; cosa pressoch&eacute; impossibile.</p>
<p>E questo per una pluralit&agrave; di motivi politico- economici che sono da tenere ben presenti. Infatti a fornire stime sul petrolio ancora presente nei giacimenti sono le compagnie petrolifere e i paesi produttori. &egrave; evidente, spiega ancora Davide Scrocca, che &#8220;le compagnie petrolifere, per mantenere alte le quotazioni delle proprie azioni, anno la tendenza a rivalutare artificiosamente al rialzo le stime delle riserve contenute nei loro giacimenti&#8221;. Sul piano dei paesi produttori (raggruppati nell&#8217;OPEC), tra il 1985 e il 1990 questi aumentarono le proprie riserve di oltre 280 miliardi di barili.</p>
<p>&#8220;La chiave per spiegare questo fenomeno, altrimenti incomprensibile, risiede nelle nuove regole che gli stessi paesi Opec avevano fissato per ridistribuire al loro interno le quote di produzione&#8221;. Ovvero, maggiori erano le riserve dichiarate e maggiore era la quota di produzione che veniva assegnata chiede di questi aspetti possiamo considerare alcune stime sull&#8217;entit&agrave; delle riserve che viaggiano su cui 1100 miliardi di barili. Anche se agli esperti non piace, comunque, con previsioni di consumi proiettate verso i 40 miliardi di barili all&#8217;anno, vuol dire che di petrolio &#8220;sicuro&#8221; (cio&egrave; in giacimenti gi&agrave; scoperti e operativi) ce n&#8217;&egrave; per una trentina d&#8217;anni, che non &egrave; proprio un&#8217;eternit&agrave;.</p>
<p><a href="http://www.dozarte.com/wordpress/2008/02/06/petrolio-ma-quanto-ne-resta/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>A questi 1100 miliardi di riserve c&#8217;&egrave; poi da raggiungere il petrolio che c&#8217;&egrave; ma ancora non &egrave; stato trovato un quello che si potrebbe recuperare in pi&ugrave; grazie tecniche migliori di quelle attuali. &#8220;Anche questo proposito &egrave; bene spiegare che oggi per il 95% attingiamo petrolio convenzionale, cio&egrave; producibili e bassi costi. Poi c&#8217;&egrave; il petrolio cosidetto non convenzionale, cio&egrave; quello che sta in aree polari o in acque profonde o che si trova mescolato a sabbie o scisti bituminosi e i gas liquidi naturali (NGL), ossia idrocarburi allo Stato gassoso&#8221;.</p>
<p>&egrave; evidente che le difficolt&agrave; che ci sono da affrontare se si deve andare a prendere petrolio non convenzionale o gli NGL, sono molto pi&ugrave; serie di quando si ha a che fare con il petrolio convenzionale. Ci sono enormi problemi di impatto ambientale (se si vuole scavare in zone polari ad esempio), ma c&#8217;&egrave; anche un consumo energetico molto maggiore da mettere nel conto.</p>
<p>&#8220;Petrolio mescolato a sabbie pare ce ne sia tantissimo &#8211; continua Scrocca &#8211; ma per renderlo disponibile c&#8217;&egrave; una lavorazione molto complessa e si consuma moltissima energia. Esiste un indice che si chiama EROEI che spiega quanti barili si ricavano ogni barile consumato nell&#8217;attivit&agrave; di estrazione. Ebbene, tra gli anni 1950 e 1970 l&#8217;indice EROEI era di circa 40 (cio&egrave; per ogni barile consumato se ne ricavavano 40). Oggi siamo a un rapporto di circa 1 a 9. Mentre per il petrolio non convenzionale l&#8217;indice scendere circa 1,5&#8243;. Cio&egrave; per 100 barili che il consumo nel recupero appena 150.</p>
<p>Detto questo, si possono poi leggere alcune stime su quanto petrolio sia ancora da trovare: quelle pi&ugrave; ottimistiche sono del servizio geologico americano che ipotizza 700 miliardi di barili ancora da scoprire (pi&ugrave; 600 derivati da migliori tecniche di estrazione); ben pi&ugrave; prudenti sono invece gli scienziati dell&#8217;ASPO (a associazione per lo studio del picco di petrolio) che si fermano a 130 miliardi di barili. Davvero distanze significative, che lasciano noi, semplici cittadini e consumatori, disarmati e perplessi</p>
<p>Ma puntare tutto solo sul capire quale sia la quantit&agrave; complessiva di petrolio &egrave; ritenuta una strada in parte fuorviante dagli aspetti, anche perch&eacute; come spiegato prima, chi fornisce i dati a stessi interessi economici e politici da difendere. &#8220;Il vero problema non &egrave; cercare di prevedere quando sar&agrave; estratta l&#8217;ultima goccia di petrolio, ma quando piuttosto la curva di produzione raggiunger&agrave; il suo massimo, cio&egrave; il picco di petrolio, per poi iniziare il suo lento e inevitabile declino&#8221;.</p>
<p>Cio&egrave;, lo ricordiamo, il momento in cui anche se aumenta la domanda di petrolio la produzione comincia a perdere inesorabilmente il passo. Ebbene, secondo molti scienziati (prevalentemente geologi e tecnici dell&#8217;industria petrolifera) il picco a livello mondiale &egrave; individuato nella prima met&agrave; del prossimo decennio, cio&egrave; tra il 2010 e il 2015. Il gruppo degli ottimisti, prevalentemente economisti, sposta il picco invece tra almeno venti anni, che praticamente &egrave; dopodomani!</p>
<p>Per completare il quadro &egrave; bene ricordare anche alcuni dati di fatto&#8230;<br />
alcuni giacimenti come quelli nel Mare del Nord hanno gi&agrave; raggiunto, per esplicita ammissione dei loro proprietari, il loro picco nel 1999 e la loro produzione sta progressivamente calando. Una delle grandi aziende che operano nel mercato petrolifero mondiale come la Shell &egrave; stata costretta nel 2004 ad ammettere di avere sopra stimato le proprie riserve per 4,47 e miliardi di barili.</p>
<p>Un esperto come Lester Brown, fondatore del World Watch Institute e oggi direttore dell&#8217;Earth Policy Institute, ha osservato che nel 2007 &#8220;per la prima volta &egrave; diminuita la produzione di petrolio dell&#8217;Arabia Saudita. Non sappiamo se sia accaduto per ragioni politiche o geologiche, ma se la produzione Saudita sta declinando, allora l&#8217;economia mondiale non sar&agrave; pi&ugrave; quella di una volta&#8221;.</p>
<p>Brown evidenzia un altro problema tutto politico: &#8220;i paesi produttori di petrolio sono in preda alla sindrome della scarsit&agrave;. Sanno che devono far durare le scorte di pi&ugrave; a lungo possibile e non accelerarne l&#8217;esaurimento. E dunque hanno un punto di vista ben diverso dalle compagnie petrolifere che vogliono massimizzare i profitti a breve scadenza&#8221;.</p>
<p>Dove si pu&ograve; andare e finire dunque se ci sar&agrave; meno petrolio disponibile? Difficile fare previsioni, ma &egrave; chiaro che nell&#8217;economia di oggi tutto, dal grano all&#8217;arresto del cibo, dipende dal costo dell&#8217;energia; e abbiamo gi&agrave; visto come la soglia di 100 dollari, che pareva cos&igrave; lontana, sia davanti a noi. Quel che &egrave; certo &egrave; che consumare meno energia e costruire alternative petrolio &egrave; una necessit&agrave; urgente.</p>
<h3>Perch&eacute; tanti profitti e pochi investimenti?</h3>
<p>Un altro indizio sospetto di questa fase decisamente delicata del mercato petrolifero &egrave; quello del comportamento delle grandi compagnie mondiali (guidata da Exxon,Bp, Shell, Chevron e Conoco). Uno studio della societ&agrave; di consulenza McKinsey ha calcolato che nel 2005 il flusso di cassa di queste aziende (cio&egrave; la differenza fra soldi incassati e spesi) &egrave; stato di 120 miliardi di dollari.</p>
<p>Una montagna d&#8217;oro enorme, mai vista della storia del settore &egrave; segno di quanto le cose vadano bene ai signori del petrolio. La sorpresa &egrave; che, andando contro quella che dovrebbe essere una legge del mercato &#8211; cio&egrave; fare investimenti in per aumentare la produzione di soddisfare la domanda &#8211; gli investimenti in nuove fonti di approvvigionamento sono in proporzione calati (le stime sono passo sulla rivista Nuova Energia). Nel 2002 la media era di 83 dollari di investimenti ogni 100 dollari di liquidit&agrave;; nel 2003 e si scende a 70, nel 2004 a 55 dollari.</p>
<p>Secondo il professor Alberto Cl&ograve;, economista dell&#8217;Universit&agrave; di Bologna ed esperto di politiche energetiche, &#8220;la crisi attuale &egrave; chiaramente strutturale e non &egrave; destinata a risolversi in tempi brevi. Non siamo di fronte a una cadenza assoluta di petrolio, ma il petrolio non viene fuori da solo, bisogna estrarlo, e negli scorsi anni le compagnie petrolifere hanno investito troppo poco nell&#8217;esplorazione e produzione&#8221;</p>
<p>Cosa significa? Significa che sia privilegiata la remunerazione degli azionisti, cio&egrave; incassare subito e puntare sulla finanza. Una strada oggi in gran voga ma che lascia aperto pi&ugrave; di un inquietante dubbio. Il quesito &egrave; se cio&egrave; si punti, da parte delle compagnie, sul gioco al rialzo dei prezzi e quindi su una media speculazione, o se invece tutto ci&ograve; non dipenda anche da una scarsa fiducia sul poterlo trovare davvero altro petrolio disponibile in nuovi giacimenti.</p>
<h3>Se il capitalismo sembra una bisca</h3>
<p>Ebbene tornare sul tema della speculazione finanziaria a proposito di prezzo del petrolio perch&eacute; &egrave; chiaro che chi opera in questo campo cerca solo di massimizzare il profitto immediato e nient&#8217;altro. Illuminante &egrave; leggere cosa ha scritto un economista come Marcello De Cecco, docente alla Normale di Pisa, su Repubblica: &#8220;dopo la debacle di agosto- settembre, gli hedge fund e gli altri scommettitori delle capitalismo delle bische si sono alacremente messi all&#8217;opera per rifarsi delle perdite subite a causa della crisi dei mutui americana. Tra le altre cose hanno aggredito un mercato dell&#8217;oro delle materie prime. Cos&igrave;, siccome i prezzi di petrolio e materie prime non interessano solo gli speculatori, ma entrano nella lista della spesa di quasi tutti i consumatori, sotto forma di aumenti del costo dei trasporti, del riscaldamento, ma anche del pane della pasta, si vede che la separazione tra economia e finanza &egrave; impossibile. Quelli che manovrano i loro poderosi computer in uffici situati nei palazzi delle principali piazze finanziarie non sono pi&ugrave; personaggi remoti.</p>
<p>Il grande pubblico occidentale si accorge un tratto della loro esistenza, e non si diverte al pensiero che a causa loro dovranno sentire un po&#8217; pi&ugrave; freddo o fare un po&#8217; meno chilometri con le loro auto o spendere di pi&ugrave; per pane e pasta. Con la loro azione, tuttavia, gli uomini dei grandi centri finanziari determinano anche il destino di coloro che, nei paesi poveri, sono in bilico tra la vita e la morte. Il prezzo del pane per sfamarsi e del cherosene per cucinare e riscaldarsi dipende anche da loro. Questo non significa assolvere l&#8217;OPEC, che era e resta un cartello per tenere alti i prezzi del petrolio, ma significa solo chiarire anche le responsabilit&agrave; di chi di solito non viene chiamato in causa&#8221;.</p>
<p align="right"><em>fonte: Consumatori, gen-feb/2008</em></p>
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		<title>La Cina sosterr&#224; le proprie foreste</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 12:40:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DoZ</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il tanto parlare che ultimamente si fa sulla Cina, additata come nazione che maggiormente contribuisce all&#8217;inquinamento globale, sembra quantomeno insolito sentire una notizia come questa. La Cina si propone di investire fino a 72 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni per la gestione delle foreste, a fronte di una somma pari a 20 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.dozarte.com/wordpress/index.php?feedimage=wp-content/uploads/legname.jpg" alt="Legname" title="Legname" border="0" height="122" width="450" /></p>
<p>Dopo il tanto parlare che ultimamente si fa sulla <strong>Cina,</strong> additata come nazione che <a href="http://www.ecoage.it/inquinamento-cina.htm">maggiormente contribuisce all&#8217;inquinamento globale</a>, sembra quantomeno insolito sentire una notizia come questa.</p>
<p>La Cina si propone di investire fino a <strong>72 miliardi di dollari </strong>nei prossimi 5 anni per la gestione delle foreste, a fronte di una somma pari a 20 miliardi di dollari gi&agrave; spesa nei 5 anni passati, andando verso uno <strong>sfruttamento sostenibile</strong> delle proprie foreste.<br />
L&#8217;obiettivo sar&agrave; il raggiungimento di una maggiorazione del 28% (entro il 2050) delle zone coperte da foreste, per migliorare la qualit&agrave; dell&#8217;ambiente ed incrementare la competitivit&agrave; del settore a livello commerciale.</p>
<p><strong>L&#8217;ostacolo </strong>pi&ugrave; grosso pare essere il comportamento dei vari <strong>govarni locali,</strong> che preeferiscono la crescita economica spregiudicata piuttosto che essere pi&ugrave; lungimiranti e pensare all&#8217;ambiente ed al futuro.</p>
<p align="right"><em>fonte: <a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1319285">le scienze</a></em></p>
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		<title>Hycrete: il cemento impermeabile</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Dec 2007 09:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DoZ</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel prossimo futuro &#8211; in realt&#224; gi&#224; adesso &#8211; sar&#224; possibile creare cemento impermeabile gi&#224; &#8220;in betoniera&#8221;. Il fu Michael Rhodes, morto nel 2002 a 82 anni, ha creato un liquido a base d&#8217;acqua che, semplicemente aggiunto al cemento prima che esso solidifichi, gli dona delle caratteristiche simili all&#8217;olio per ci&#242; che riguarda la repulsione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.hycrete.com/images/logo-main.png" align="right" height="75" width="190" />Nel prossimo futuro &#8211; in realt&agrave; gi&agrave; adesso &#8211; sar&agrave; possibile creare<strong> cemento impermeabile</strong> gi&agrave; &#8220;in betoniera&#8221;.</p>
<p>Il fu <strong>Michael Rhodes</strong>, morto nel 2002 a 82 anni, ha creato un liquido a base d&#8217;acqua che, <strong>semplicemente aggiunto </strong>al cemento prima che esso solidifichi, gli dona delle caratteristiche simili all&#8217;olio per ci&ograve; che riguarda la repulsione idrica.</p>
<p>Fin&#8217;ora le tecniche di impermeabilizzazione si attuavano con l&#8217;uso di involucri plastici o materiali bituminosi, rendendo &#8211; in pi&ugrave; &#8211; difficile il riutilizzo e il riciclaggio del materiale cementizio smantellato. Grazie alla nuova sostanza, il cemento potr&agrave; essere semplicemente frantumato e riutilizzato subito come materiale grezzo, rendendo <strong>il cemento pi&ugrave; eco-friendly</strong> (amico dell&#8217;ambiente).</p>
<p><a href="http://www.hycrete.com/"><strong>Hycrete</strong></a> &egrave; messo in commercio dal nipote di Rhodes, tale <strong>David Rosenberg</strong>, tramite la sua azienda.</p>
<p align="right"><em>fonte: Time, 17/12/07</em></p>
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