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Archivio della Categoria 'Salute'

Cibo, gratificazione ed obesità

Mercoledì 28 Maggio 2008

 Chili
Creative Commons License photo credit: n.tami

Il cervello può “sentire” le calorie nel cibo indipendentemente dai meccanismi del gusto, lo prova una ricerca condotta su topi da un gruppo di biologi del Duke University Medical Center.

I ricercatori, che illustrano il loro studio in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Neuron“, hanno scoperto che il sistema cerebrale della ricompensa è attivato da una sorta di “sesto senso”

Come spiegano Ivan de Araujo e colleghi, nell’esperimento sono stati utilizzati topi geneticamente modificati in modo che il recettore cellulare che permette di rilevare il gusto dolce mancasse di una proteina essenziale, rendendoli così “ciechi” rispetto alla sensazione di dolce.

Successivamente hanno sottoposto i topi così modificati e un gruppo di topi normali a test in cui venivano loro somministrate soluzioni di zucchero e di dolcificanti non calorici. Nei test i topi insensibili al gusto dolce preferivano comunque il liquido calorico; è risultato anche che in tutti i topi i circuiti cerebrali della ricompensa e i livelli di dopamina venivano attivati dall’assunzione calorica, indipendentemente dalla capacità di sentirne il gusto.

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Il PM10 favorisce la trombosi venosa profonda

Giovedì 15 Maggio 2008

avoicewithinme
Creative Commons License photo credit: renedepaula

L’esposizione a lungo termine al particolato fine presente nell’atmosfera inquinata aumenta considerevolmente il rischio di trombosi venosa profonda, oltre che di altre patologie cardiocircolatorie e respiratorie. Lo afferma una ricerca diretta da Andrea Baccarelli, dell’Universit� di Milano e della Harvard School of Public Health, pubblicata sull’ultimo numero della rivista JAMA.

Lo studio - che � stato condotto con il finanziamento della Fondazione Cariplo e della Regione Lombardia - � stato condotto su 870 pazienti lombardi colpiti da trombosi venosa profonda e su 1210 soggetti di controllo, che sono stati assegnati a nove differenti aree di soggiorno, per le quali sono state valutati i livelli di concentrazione media per metro quadrato del particolato fine (PM10) nel corso dell’anno precedente alla diagnosi della patologia o della presa in carico nello studio (per i soggetti di controllo).

Dallo studio risulta che, dopo aver pesato gli indici sulla base degli altri fattori ambientali e sanitari, per ogni aumento di 10 microgrammi per metro quadrato di particolato, il rischio di trombosi venosa profonda aumenta del 70 per cento. Inoltre, quando il sangue dei soggetti esposti sperimentalmente a elevati livelli di particolato mostra la tendenza a coagulare pi� velocemente. L’associazione fra esposizione al particolato e formazione di coaguli era pi� forte per gli uomini che per le donne, e spariva per le donne che assumevano contraccettivi orali o terapia ormonale.

“Queste terapie ormonali sono fattori di rischio indipendenti per la trombosi venosa profonda, cosa confermata anche in questo studio dalla pi� elevata prevalenza fra i pazienti, rispetto ai soggetti di controllo, del ricorso a contraccettivi orali e ormoni”, scrivono i ricercatori.

“Data l’entit� degli effetti osservati e l’ampia diffusione del particolato inquinante, la nostra ricerca introduce un nuovo e comune fattore di rischio nella patogenesi della trombosi venosa profonda e, allo stesso tempo, d� ulteriore sostanza alla richiesta di standard pi� rigorosi e di un aumento degli sforzi volti a ridurre l’impatto degli inquinanti atmosferici sulla salute umana”, ha osservato Andrea Baccarelli.�(gg)

fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1329968�

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Quanti farmaci e quanti prezzi

Venerdì 9 Maggio 2008

E notizia recente che la COOP, dopo aver guidato la “rivolta” che ha portato alla scalfittura del sistema farmaceutico italiano, sta per portare sugli scaffali un farmaco “aspirina-equivalente” a basso costo, cioè un cosiddetto farmaco generico o farmaco da banco.

Si tratterà di un farmaco a base di acido acetilsalicilico (come l’Aspirina) con in più vitamina C (come il Vivin C).

20 compresse effervescenti al prezzo di 2 euro, cioè meno della metà degli equivalenti farmaci di marca oggi presenti sul mercato!
Il Vivin C sta attualmente tra i 5 e i 6 euro alla confezione.

Il presidente di COOP italia spiega che in quei 2 euro c’è anche il margine di guadagno che COOP si porta in cassa, quindi questo può far capire quanto sia effettivamente il costo nella produzione di un prodotto simile.
Anzi: può farlo capire ancora meglio il sapere che negli Stati Uniti una confezione da 500 compresse di “aspirina” si trova a 4 dollari!

COOP è riuscita a diventare titolare di una Autorizzazione alla Immissione in Commercio (Aic) rilasciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa); questo sarà il primo di una serie di farmaci a cui COOP sta già lavorando per ottenere altre autorizzazioni: il prossimo farmaco dovrebbe essere a base di paracetamolo, cioè simile alla Tachipirina.

Tanto per fare un altro esempio sulla differenza di prezzi che si trovano nei prodotti in farmacia, prendiamo il caso dell’ibuprofene, un principio attivo comune che si trova in farmaci che calmano i dolori e le infiammazioni…

Qui di seguito ecco una tabella - tratta dal sito Movimento Consumatori - con comparati alcuni farmaci che hanno questo stesso principio attivo, in diversi dosaggi, e in diverse quantità per confezione.

Nome Confezione Prezzo al pubblico
MOMENT 6CPR RIV 200MG 3,20 €
ALGOFEN 12CPR RIV 200MG 4,20 €
CALMINE 12CPR RIV 200MG 4,30 €
MOMENTACT 6CPR RIV 400MG 4,30 €
MOMENT 12CPR RIV 200MG 4,30 €
NUROFEN 12CPR RIV 200MG 4,50 €
CIBALGINA DOL 10CPR RIV 200MG 4,55 €
BRUFEN 30CPR RIV400MG PVC/PVDC 4,64 €
ANTALISIN 12CPR RIV 200MG 4,95 €
NUROFEN 12CPR RIV 200MG AST 5,00 €
ANTALFORT 10CPR RIV 400MG 5,95 €
BRUFEN 30CPR RIV 600MG PVC/PVD 6,77 €
ANTALISIN 20CPR RIV 200MG 6,80 €
MOMENT 24CPR RIV 200MG 7,80 €
MOMENTACT 12CPR RIV 400MG 7,80 €
NUROFEN 24CPR RIV 200MG 7,90 €

Si può notare - facendo un rapido rapporto tra milligrammi, numero di compresse e prezzo alla confezione - come ci sia una differenza tra il più economico e il più costoso: (se non ho sbagliato i conti!) con quello che costa una compressa di Moment da 200 milligrammi si possono comprare 7 compresse di Brufen da 600 milligrammi, che - a causa della differenza di dosaggio - equivale ad un rapporto di 1 a 21!!!

Anche in questo caso, una confezione di Ibuprofene made in USA costa 4 dollari per 500 compresse!

Era chiaro comunque che questa mossa avrebbe infastidito qualcuno, cioè quei qualcuno che fino alla liberazione data dal decreto Bersani avevano avuto il monopolio sul mondo dei farmaci: Farmindustria e Federfarma.

Farmindustria già chiede al governo “reciprocità” di trattamento, cioè anche la possibilità fin’ora preclusa di vendere farmaci.
Federfarma chiede che non venga accolta la richiesta di Coop di poter commercializzare i farmaci da banco senza la presenza di un farmacista.

Sergio Dompè, presidente di Farmindustria, lamenta “due distorsioni competitive: L’industria farmaceutica, per legge, non può distribuire i farmaci. La Coop è un distributore e può produrre. Un’anomalia: perchè loro sì e noi no?”

Io mi chiedo come mai le distorsioni competitive vengano al pettine di Farmindustria solo quando intaccano i LORO INTERESSI, e non quando la distorsioni competitive non c’erano, perché non c’era competitività, visto che c’era il monopolio!

Comunque, ben venga la parità di diritti e doveri a favore di un mercato più aperto e a benefici dei consumatori.

Annalisa Racca, presidente di Federfarma sbotta: “Non vorremo mica finire come l’Inghilterra, dove ci sono le catene finanziate dal grande capitale e mancano le farmacie nei piccoli centri?” (e dove la Co-op Group, cooperativa inglese che ha una propria linea di farmaci da banco, è la terza catena del paese).
Forse no.
Ma questo cosa c’entra con il limitare la vendita di farmaci - “pericolosi” come qualsiasi sigaretta, o bevanda alcolica, o prodotto detergente, ecc. ecc. - alle sole farmacie, anziché permetterne la vendita sugli scaffali dei negozi?
(rispondo da solo) Sempre per le solite questioni di assunto monopolio!

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Oftalmologia: i vari problemi e disturbi degli occhi

Martedì 22 Gennaio 2008

Gli occhi sono l’organo di senso più importante è anche uno dei più delicati; dovrebbero essere al centro di sacre attenzioni, ne andrebbe verificata periodicamente la funzionalità e, quando si arrossano così irritano, bisognerebbe sempre dedicare loro le opportune cure.
Con l’avanzare dell’età poi sarebbe opportuno qualche controllo in più.

Eppure nonostante la crescente consapevolezza, per molte persone disturbi e difetti visivi continuano a rappresentare un problema; nel complesso ci vediamo poco e spesso non sappiamo come curarci in modo corretto.

La situazione è migliorata negli ultimi anni, ma siamo ben lontani dalla meta: secondo le ultime indagini il 71,2% degli italiani sopra i quarant’anni soffre di almeno uno dei più comuni difetti visivi: presbiopia, miopia, astigmatismo, il ipermetropia. Di questi la metà circa soffre di presbiopia, c’è la difficoltà nel mettere a fuoco gli oggetti vicini. Ma il problema più scottante è dove gli italiani trovano informazioni sulla salute dei gli occhi: la prima fonte è passa parola che ne il 44% dei casi era che l’unico strumento per la scelta degli occhiali; segue il consiglio dell’ottico, con il 30%, o di altri specialisti, al 22%.

Vedere non è semplice, ma complicato

Sembra la cosa più naturale del mondo eppure è un fenomeno molto complesso: ogni volta che apriamo gli occhi si attiva un processo molto sofisticato che coinvolge l’occhio e diverse aree del cervello. All’occhio arrivano gli stimoli visivi dall’esterno sottoforma di radiazioni luminose.
Tutto inizia nella cornea, una grande l’ente che riveste la parte esterna dell’occhio. Le immagini la attraversano, passano per la pupilla e raggiungono la parte interna dell’organo. Attraverso una seconda l’ente, detta cristallino, giungono alla retina. è qui che le radiazioni luminose vengono captate da cellule fotorecettrici, chiamati coni e bastoncelli. Picconi sono specializzati nella lettura dei colori, e bastoncelli sono invece dedicati alla lettura delle forme.

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Chi dorme bene non si ammala di diabete

Sabato 5 Gennaio 2008

 
Creative Commons License photo credit: Spaceinvader!

La soppressione del sonno profondo, quello durante il quale l’elettroencefalogramma registra una netta prevalenza di onde lente, interferisce con la capacità dell’organismo di regolare i livelli di glucosio nel sangue e aumenta il rischio di sviluppare un diabete di tipo 2.

È quanto risulta da una ricerca condotta presso l’University of Chicago Medical Center e pubblicata in anteprima on line sul sito dei Proceedings of the National Academy of Science (PNAS).

Il sonno profondo è da sempre considerato quello che dà maggior ristoro all’organismo, ma finora non si era riusciti a dimostrare quale fosse il suo specifico influsso sul benessere fisico dell’organismo. Lo studio appena pubblicato mostra che già dopo tre soli giorni di soppressione selettiva del sonno a onde lente i soggetti diventano meno sensibili all’azione dell’insulina. Per di più, all’aumentato fabbisogno di insulina, non corrisponde una maggiore secrezione dell’ormone da parte del pancreas. La diminuzione della sensibilità all’insulina è pari a circa il 25%, ed è comparabile a quella che si ha in seguito a un aumento ponderale fra i 10 e i 15 chilogrammi.

“Dato che la riduzione dei periodi di sonno profondo – ha osservato Eve Van Caute, che ha diretto la ricerca – sono tipici dell’invecchiamento e dei disturbi del sonno correlati all’obesità, come per esempio l’apnea ostruttiva, questi risultati suggeriscono che strategie miranti al miglioramento della qualità del sonno possano concorrere a prevenire o quanto meno a ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 2 nella popolazione a rischio.”

Per ottenere la soppressione selettiva del sonno profondo, non appena l’elettroencefalogramma indicava che i soggetti monitorati stavano entrando in questa fase del sonno, i ricercatori inviavano attraverso altoparlanti posti vicino al letto una serie di suoni calibrati in modo da non svegliare la persona ma da impedire comunque il manifestarsi delle onde lente.

Al risveglio i soggetti ricordavano vagamente di essere stati disturbati “tre o quattro volte”, ma in media gli interventi erano stati fra i 250 e i 300, aumentando via via dalla prima notte a quelle successive, una circostanza che indica che l’organismo accumula progressivamente un sempre maggiore bisogno di sonno profondo.

“La diminuzione di sonno a onde lente che abbiamo indotto – hanno osservato i ricercatori – corrisponde al cambiamento nella struttura del sonno a cui si assiste dopo un invecchiamento di 40 anni. I giovani adulti passano nel sonno profondo dagli 80 ai 100 minuti per notte, mentre le persone oltre i 60 anni godono di meno di 20 minuti di sonno a onde lente per notte. Nell’esperimento abbiamo dato ai volontari ventenni il sonno dei loro futuri 60 anni.” (gg)

fonte: Le Scienze

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Principi attivi “dolci” contro l’osteoartrite

Martedì 20 Novembre 2007

La stagione fredda come si sa porta diversi mali di stagione. Oltre ai classici stati febbrili sempre più persone lamentano dolori di varia natura. Le temperature rigide e l’umidità hanno infatti l’effetto negativo sui normali acciacchi e a risentirne di più sono le articolazioni. I disturbi più frequenti? Riduzione della mobilità, intensificarsi del dolore, articolazioni che scricchiolano, degenerazione della cartella argine, blocchi occasionali delle giunture.

Meglio prevenire

Per dare sollievo a questi disturbi, la terapia classica consiste nella somministrazione per via orale, per periodi medio lunghi, di antinfiammatori non steroidei (fans) e nei casi più gravi di cortisone. Il rovescio della medaglia sono però gli effetti collaterali: le antinfiammatori hanno un effetto immediato sul dolore, ma le conseguenze lungo termine si fanno sentire sul tratto gastrointestinale. Esiste però un’alternativa a questi farmaci: sono le terapie naturali o dolci che stanno conquistando sempre più persone. Questi prodotti naturali ribaltano il tradizionale approccio alla malattia con un nuovo concetto: meno cura e più prevenzione.

In caso di osteoartrite

Con gli anni si verifica una graduale distruzione della cartilagine: si tratta dell’osteoartrite, una patologia molto diffusa che porta la cartilagine a sgretolarsi. Le cause sono diverse: posizioni lavorative scorrette, disfacimento enzimatico del tessuto, traumi, ecc. Recenti studi scientifici hanno preso in esame alcuni prodotti naturali che hanno dato risultati soddisfacenti, alleviando il dolore e contrastando l’infiammazione.

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L’etanolo nella motorizzazione non è la soluzione ambientale

Giovedì 31 Maggio 2007

etanolo VS benzina

I veicoli a etanolo combustibile (E85) potrebbero ridurre le concentrazioni atmosferiche di due cancerogeni come il benzene e il butadiene, ma incrementare quelle di due altri composti tossici, come la formaldeide e l’acetaldeide.

L’etanolo è ritenuto – soprattutto negli Stati Uniti – un combustibile pulito e molti progetti di motori innovativi puntano sullo sfruttamento di questo alcol. Ma se fosse adottato su larga scala nel campo dei trasporti il numero di morti e di ricoveri dovuti a patologie polmonari aumenterebbe.

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La sporcizia fa bene ai bambini?

Giovedì 31 Maggio 2007

Nei bambini, fino al terzo anno di età, l’esposizione all’endotossina, una sostanza tossica prodotta da alcuni tipi di batteri, può ridurre rischio di sviluppare una forma di eczema allergico nelle età successive.
è quanto è emerso da un intervento nel corso della conferenza internazionale organizzata dall’American Thoracic Society che si tiene in questi giorni a San Francisco.

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A chi russa viene il diabete!

Giovedì 31 Maggio 2007

Uno studio presentato al congresso di San Francisco, ha messo in evidenza una correlazione fra l’apnea notturna e il rischio di sviluppare un diabete di tipo II, indipendentemente dalla sussistenza di altri fattori di rischio.

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Reumatismi e malattie cardiocircolatorie

Giovedì 31 Maggio 2007

cuore e ossa Lo studio si è svolto grazie all’analisi di campioni di biopsie dell’aorta di pazienti sottoposti di recente a un intervento di innesto di bypass aortocoronarico (CABG)

L’artrite reumatoide, il lupus e altre patologie reumatiche sono associate a un alto tasso di mortalità per patologie cardiovascolari e la ragione di ciò sarebbe da imputare alla suscettibilità nei confronti dell’aterosclerosi. Quest’ultima condizione a sua volta è correlata a un processo infiammatorio anche nelle persone sane, con un meccanismo in realtà sconosciuto, così come ignota è rimasta finora la correlazione con le malattie reumatiche. Il rischio di aterosclerosi è il risultato di una infiammazione sistemica o di una infiammazione locale dei vasi?

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