Gli OGM fanno bene solo a chi li vende

“Per quanto ne sappiamo fino ad ora gli organismi vegetali geneticamente modificati sono un fallimento tecnologico”. Con queste parole Marcello Buiatti, ordinario di genetica all’Università di Firenze, spiega perché non sarebbe un gran vantaggio per l’Italia autorizzare la coltivazione di OGM.
“Anche se va detto che gli OGM non fanno bene o male di per sè; sono le conseguenze che possono far male”.

– Eppure i sostenitori del transgenico dicono che con i semi OGM si può aumentare la produzione e che, grazie all’aumento dei raccolti, si potrebbe battere la fame nel mondo.

– Ma quando mai!? Tutte le statistiche in nostro possesso rilevano che – ad esempio per il mais – c’è un incremento costante a partire dal 1986. Ma si tratta di un incremento dovuto in generale al miglioramento delle tecniche di produzione che non ha nulla a che vedere con l’introduzione, nel 1996, dei semi OGM. A quell’annata non corrisponde alcun picco, e nemmeno alle annate immediatamente successive. Il dato è identico per la soia. Per quanto riguarda le altre due varietà OGM, cioè il cotone e la colza, non sono prodotte per l’alimentazione umana.

In Argentina, ad esempio, si coltivavano grano e miglio, che erano ottimi cereali per l’alimentazione umana. Oggi invece c’è solo soia transgenica, che non produce reddito per chi lavora la terra, né cibo sufficiente.
Inoltre il numero di varietà prodotto è diminuito drasticamente, con grave danno per la biodiversità. Lo stesso sta accadendo in Brasile. Temo che ci si stia dimenticando che siamo fatti di materia organica e non di soldi.

– Un’altra delle argomentazioni di chi vorrebbe introdurre gli OGM è che farebbe diminuire il ricorso a pesticidi e diserbanti. È così?

– Anche questo è un falso. La verità è che gli OGM più diffusi sono particolarmente resistenti a determinati diserbanti prodotti dagli “inventori” degli stessi OGM… così possono essere liberamente utilizzati in grande quantità, anche maggiore rispetto a prima. Usare più spesso queste sostanze chimiche, anche al momento del raccolto, significa ovviamente che se ne potranno trovare residui nel prodotto finale.

– Se aumenta l’utilizzo di pesticidi e non cresce la produzione, a chi giova l’utilizzo di sementi transgeniche?

– Anzitutto a chi vende, come dimostrano i crescenti fatturati delle multinazionali biotech. E poi a chi ha enormi estensioni di terreno – che tra l’altro non esistono nel nostro paese – in cui è possibile, grazie agli OGM, eliminare completamente la manodopera. A partire da quella che era necessaria per i trattamenti con i diserbanti che oggi possono essere fatti più economicamente, in modo meccanico ed indiscriminato, come con gli aerei.
Quel che è certo, è che gli OGM non aumentano il reddito dei contadini.

Si tratta di capire se è conveniente, per l’agricoltura italiana, entrare in contatto con gli organismi vegetali geneticamente modificati. E, se fosse conveniente, si tratterebbe di capire se è praticabile la coesistenza, e cioè, ad esempio: la mia piccola coltivazione di kiwi tradizionali nel terreno X resterà tale dopo la creazione di una coltura di kiwi OGM nel terreno Y?

Si tratta infine di capire se è ancora possibile scegliere, e cioè se siamo ancora in tempo a dire qualche no, dal momento che, secondo dati Eurostat, l’incremento in Europa della semina di prodotti OGM dal 1996 al 2005 è aumentata dell’11% all’anno e che i paesi in testa alle graduatorie delle semine “mutanti” – prima fra tutte soia, poi mais e infine colza – sono Spagna, Germania, Portogallo, Francia e Repubblica Ceca. Negli USA la percentuale di coltivazioni OGM è del 55%.

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