L’etanolo nella motorizzazione non è la soluzione ambientale

Un gruppo di ricercatori della Thayer School of Engineering at Dartmouth e della società Mascoma Corporation di Lebanon, nel New Hampshire, ha scoperto un nuovo metodo che permette di produrre grandi quantità di etanolo cellulosico, uno dei maggiori candidati a costituire un’alternativa sicura e sostenibile ai combustibili derivati dal petrolio per il traffico veicolare.

Per la prima volta, il gruppo ha modificato con tecniche di ingegneria genetica un batterio termofilico – cioè in grado di crescere in condizioni di alta temperatura – in modo che tale organismo produca etanolo come unico prodotto di processi fermentativi.

“La nostra scoperta rappresenta una possibile strada per facilitare la conversione di biomasse cellulosiche inedibili, comprese quelle costituite da legno, erba e altri materiali di scarto, in etanolo”, ha spiegato Lee Lynd, docente di progettazione ambientale della Thayer School che ha sviluppato la metodica e ha firmato un articolo sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Science”.

“Il metodo che abbiamo sviluppato è vantaggioso già nel breve termine, dal momento che gli enzimi cellulari tipicamente utilizzati nella produzione di etanolo sono costosi, ma possono essere aumentati utilizzando i meno costosi organismi modificati.” Secondo Lynd, quello attuale è solo un primo passo, una dimostrazione di fattibilità, in attesa di un futuro sviluppo di microbi che producano etanolo da biomasse cellulosiche senza l’aggiunta di enzimi.

Negli Stati Uniti tutto l’etanolo utilizzato come additivo della benzina deriva dal mais, nonostante le biomasse siano largamente riconosciute come materie prime più convenienti, pur di avere una tecnologia economicamente conveniente. L’etanolo cellulosico è disponibile su larga scala, non comprende materie prime che possano essere destinate all’alimentazione ed è economicamente competitivo col petrolio.

Tra i benefici ambientali, vi è un ciclo del carbonio sostenibile: il contributo netto alle emissioni di gas serra è in questo caso praticamente nullo, da momento che il carbonio emesso durante la combustione dell’etanolo è pari al carbonio sequestrato durante la crescita della biomassa. Oltre a ciò, l’etanolo può essere utilizzato per l’alimentazione delle celle a combustibile a idrogeno.

http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1333175

I veicoli a etanolo combustibile (E85) potrebbero ridurre le concentrazioni atmosferiche di due cancerogeni come il benzene e il butadiene, ma incrementare quelle di due altri composti tossici, come la formaldeide e l’acetaldeide.

L’etanolo è ritenuto – soprattutto negli Stati Uniti – un combustibile pulito e molti progetti di motori innovativi puntano sullo sfruttamento di questo alcol. Ma se fosse adottato su larga scala nel campo dei trasporti il numero di morti e di ricoveri dovuti a patologie polmonari aumenterebbe.

è questa la conclusione di uno studio svolto presso la Stanford University e pubblicato sulla rivista online Environmental Science & Technology (ES&T) a firma di Mark Z. Jacobson: “Effects of Ethanol (E85) versus Gasoline Vehicles on Cancer and Mortality in the United States”.
“L’etanolo viene promosso come combustibile pulito e rinnovabile che potrebbe contribuire a ridurre il riscaldamento globale”, spiega Jacobson, professore di ingegneria civile e ambientale. “Ma i nostri risultati dimostrano che l’utilizzo di miscele con un alto tenore di questo alcol pone un rischio per la salute altrettanto elevato della benzina, che attualmente ha un impatto sanitario già abbastanza importante.”

Nel corso dello studio è stato utilizzato un sofisticato modello al computer per simulare la qualità dell’aria nel 2020, anno in cui ci si attende che le auto all’etanolo siano già ampiamente disponibili sul mercato. Sono stati confrontati due scenari: il primo in cui il parco veicoli sia alimentato a benzina e il secondo in cui lo stesso parco viene alimentato con E85, una miscela molto comune con l’85 per cento di etanolo e il 15 per cento di benzina.

“Abbiamo trovato che i veicoli a etanolo potrebbero ridurre le concentrazioni atmosferiche di due cancerogeni come il benzene e il butadiene, ma incrementare quelle di due altri composti tossici, come la formaldeide e l’acetaldeide”, ha concluso Jacobson. “Come risultato, i fattori di rischio per i tumori nei due casi sono simili. Tuttavia, in alcune zone del Paese, l’E85 aumenterebbe i livelli di ozono.”

fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1300025
http://pubs.acs.org/cgi-bin/sample.cgi/esthag/2007/41/i11/html/es062085v.html

Un pensiero su “L’etanolo nella motorizzazione non è la soluzione ambientale”

  1. Diesel e biodiesel: nessuna differenza per la salute umana

    Occorrono ulteriori studi per valutare l’impatto sulla salute pubblica di differenti tipi di biocombustibili e percentuali di miscela

    Una percentuale di biodiesel fino al 7 per cento nel comune gasolio presumibilmente non porrà maggiori rischi alla salute della popolazione dell’uso del puro gasolio fossile. È questa la principale conclusione di un memorandum del Norwegian Institute of Public Health and the Climate and Pollution Agency inviato al ministero della salute e a quello dell’ambiente dello stesso paese scandinavo. Tuttavia si tratta di una valutazione che non può essere estesa ad altre percentuali, come sottolineano i ricercatori.

    “Un più alto contenuto di biodiesel, fino al 20 per cento, richiede più ricerca per valutare l’impatto sulla salute pubblica di differenti tipi di biocombustibili e percentuali di miscela, così come fattori fisici e tecnici rilevanti per le condizioni specifiche di ogni paese”, ha spiegato Per Schwarze, del Norwegian Institute of Public Health.

    Diversi studi finora hanno esaminato gli effetti del gasolio miscelato sulle emissioni gassose, in particolare di ossidi di azoto (Nox) e particolato. La maggior parte de rapporti mostrano che le emissioni di NOx aumentano leggermente, ma ciò dipende dal tipo di biocombustibile e dalla tecnologia del motore. Tuttavia, la massa delle particelle emesse sembra diminuire. La distribuzione delle dimensioni e il numero delle particelle può essere cambiato miscelando il biocombustibile, con notevoli effetti sull’organismo.

    Complessivamente, tuttavia le conoscenze scientifiche in questo campo sono limitate, dal momento che gli studi in vivo su uomini e animali per valutare gli effetti degli scarichi del biodiesel sono in numero ridotto; mentre quelli già effettuati sono focalizzati sulla valutazione del danno cellulare e sulla risposta infiammatoria in colture cellulari. L’indicazione generale emersa è che non esista una differenza significativa tra gasolio di origine fossile e biodiesel.

    fonte: http://tinyurl.com/5u9ydn7

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