Viva il referendum

Dopo tanti anni finalmente in Italia un referendum riesce a raggiungere il quorum, ovvero il numero minimo di partecipanti – 50%+1 – per rendere il referendum valido.

Si potrebbe sicuramente discutere a lungo sul significato delle parole “referendum valido” visto che è già successo che il governo faccia di testa propria andando contro il volere popolare; è successo, per esempio, quando il popolo si espresse come contrario al finanziamento pubblico ai partiti.

Comunque ritengo che l’importante è che le persone si siano presentate ai seggi; che abbiano votato Sì, No o che non abbiano votato per me non fa differenza, ma la prima cosa importante e che siano andati là.

La cosa grossa che il popolo deve capire è che il referendum è l’ultima chance che gli resta per farsi sentire, in un paese dove ormai il governo fa quello che gli pare e piace a dispetto di tutto e tutti, cambia i propri giocatori durante la partita, in un paese dove durante le elezioni voti per un partito e durante il governo i parlamentari passano da un partito all’altro nella compra-vendita dei voti, in una repubblica di nome ma forse non di fatto, dove chi è al governo si sente onnipotente e unto dal Signore.

Non sono d’accordo con chi dice che il referendum è la morte della democrazia “perchè toglie senso al voto politico” – cioè: io ho votato i miei rappresentanti al governo quindi devo fidarmi di loro in tutto e per tutto e non serve che gli faccia sapere come la penso io PRIMO perché potrei essere un incompetente in materia e SECONDO perché ci sono già loro che mi rappresentano – in quanto questo presupporrebbe PRIMO: una democrazia sana e coerente, e SECONDO: che chi va al governo sappia come la pensano gli elettori anche in merito a cose che magari nel programma elettorale non erano nemmeno considerate.

Il voto del popolo tramite il referendum serve a chi è al governo per sapere che strada prendere per la guida del paese nel momento in cui magari il parlamento non riesce a decidersi o magari l’argomento sta particolarmente a cuore al paese, e questa strada non deve per forza essere la strada giusta ma sarà comunque la strada decisa dal popolo.

Inoltre, per come la penso io, si dovrebbe abolire il meccanismo del quorum, cioé: chi va a votare determina il risultato effettivo del referendum, anche se a votare ci va meno della metà degli aventi diritto, che poi a vincere sia il SI, il NO, o l’astensionismo (ma certificato con scheda in bianco).

Perché? Perchè non è possibile che succeda come durante gli ultimi 10 anni, quando chi è andato a votare è rimasto vittima di chi non ci è andato.

Questo mi ha sempre dato l’impressione che gli italiani non avessero non solo la voglia di decidersi ma nemmeno la voglia di esercitare l’unico momento che resta loro di farsi sentire, e questo mi pare il sintomo di una brutta abulia quanto di apatia. E un paese non può restare in balia dell’abulia (scusate la rima)!

Se fosse per me il popolo dovrebbe essere chiamato a decidere OGNI scelta importante per la vita del suo paese, soprattutto in una partita dove i giocatori cambiano squadra continuamente, dove le regole del gioco cambiano durante il gioco, e dove gli interessi di pochi singoli sono mesis davanti a quelli della maggir parte del paese.

Ahimè non è così.

Il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, sancita all’art. 1 della Costituzione della Repubblica Italiana.

L’esito referendario, espressione di questa sovranità, è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo.

fonte: wikipedia

http://www.youtube.com/watch?v=zWjag71T63g

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