Il segreto del successo

Ho trovato un bellissimo speech (“discorso”) da decidare ai miei figli, e da dedicare a tutte le persone che in questo momento sono in difficoltà con la vita, che non sanno cosa fare del proprio destino, che si sentono perse nel mondo, perché non hanno avuto il successo sperato, perché ogni giorno devono alzarsi per fare un lavoro che non gli piace:

8 segreti per il successo

Questo speech è per dare ispirazione a tutti quelli che si sentono soli e sconfitti, che credono che ormai il loro destino sia segnato, che magari vorrebbero farla finita.

Il video dura circa 3 minuti, quindi se avete dei dubbi sul guardarlo oppure no, GUARDATELO! Al massimo saranno solo 3 minuti persi.

La chiave del successo? La GRINTA

Dopo questo TED ho voluto cercarne altri che fossero una possibile fonte di ispirazione per la strada verso il successo personale, e ne ho trovato uno in cui mi ero imbattuto già in passato, ma che evidentemente mi ero scordato.

In quest altro discorso, molto breve anch’esso, la relatrice spiega com’è arrivata a credere di aver scoperto quel’era la chiave del successo nella vita: “non era l’intelligenza sociale. Non era l’aspetto fisico, la salute fisica e non era il Q.I. Era la grinta.”

Vorrei concludere questo post suggerendo un libro che mi è capitato fra le mani… Il titolo è:

I 21 segreti del successo dei self made millionaires.
Come ottenere l’indipendenza finanziaria più in fretta e facilmente di quanto abbiate mai pensato.

Nonostante il titolo accattivamente, l’autore Brian Tracy è un guru del settore, ed è egli stesso un milionario fatto-da-se, e nel complesso da delle dritte molto interessanti, fra cui alcune chicche che personalmente mi hanno fatto valutare ottimamente l’intero volume nel suo complesso.

Ad esempio ho notato con interesse che l’autore si è focalizzato su storie di persone che all’inizio erano quasi dei falliti. Come fa notare “oltre il 90% delle persone che hanno avuto successo finanziario hanno iniziato in bancarotta o quasi”; “il milionario fatto-da-se ha fallito in media oltre 3 volte prima di avere successo.”

Inoltre Tracy ha scelto di parlare di gente fatta-da-se perchè queste persone hanno dimostrato qualità sociali e comportamentali ben quantificabili e misurabili, caratteristiche che sono familiari alla gente comune.

Il punto chiave del libro, che comunque suggerisco di leggere, mi è sembrato il seguente: abbracciare i giusti valori – o il giusto stato di mente, o il corretto approccio alla vita – e mai mollare la strada verso il successo nel raggiungimento del proprio obiettivo.

Non c’è tanto altro da dire su questo libro, che più che un libro unico è piuttosto 21 consigli pratici e di facile lettura, da seguire per chi vuole migliorare la propria indipendenza finanziaria.

21 consigli pratici, semplici, che vanno dritti al punto, per il proprio successo personale; da leggere tutto d’un fiato.

Se proprio non avete voglia di leggere, di Brian Tracy sono reperibili almeno anche dei VIDEO dal titolo:
Abitudini da un milione di euro

21 segreti del successo

(Di seguito le trascrizioni dei Ted Talks che ho menzionato)

8 segreti per il successo

Questa é una presentazione di due ore riassunta in tre minuti.
Ed é tutto cominciato un giorno in aereo, sette anni fa, mentre venivo al TED.

Di fianco a me era seduta una studentessa delle superiori.
Veniva da una famiglia molto povera, e voleva fare qualcosa della sua vita.

Mi fece una domanda molto semplice: “Cosa porta al successo?”
E mi sentivo davvero a disagio, perché non avevo buone risposte da darle.
Così scesi dall’aereo ed andai al TED.

E pensai: un momento, sono in una stanza piena di gente che ha avuto successo! Perché non chiedere loro cosa li ha aiutati ad avere successo e passarlo ai ragazzi? E così, 7 anni e 500 interviste dopo, eccoci qui.

Sto per rivelarvi cosa porta al successo, e rende i TEDsters speciali.

Per prima cosa, la PASSIONE.

Freeman Thomas dice: “E’ la passione a guidarmi.” I TEDsters fanno il loro lavoro per passione, non per denaro.
Carol Coletta dice: “Io pagherei, per fare quel che faccio.”
E la cosa interessante é che se lo fate per passione, il denaro arriva comunque.

LAVORO

Rupert Murdoch mi disse: “E’ solo duro lavoro.
Nulla é semplice.
Ma ci si può divertire un mondo.”
Ha detto divertimento? Rupert? Sì! I TEDsters lavorano duro, ma si divertono.
Penso che siano innamorati, non schiavi, del lavoro.

QUALITA’

Alex Garden dice: “Per avere successo, metti il naso in qualcosa e diventa bravissimo a farla.
Non é magia.
E’ pratica, pratica, pratica.”

CONCENTRAZIONE

Norma Jewison mi disse: “Penso che sia tutta questione di concentrarsi su una cosa sola”

SFORZO

David Gallo dice: “Sforzati! Fisicamente, mentalmente, devi sforzarti, sforzarti, sforzarti.”
“Devi superare la timidezza e i dubbi su te stesso.”
Goldie Hawn dice: “Avevo sempre dubbi.
Di non essere abbastanza brava, intelligente, di fallire.
“Certo, non é sempre facile motivarsi.
Per questo hanno inventato le mamme.
Frank Gehry mi disse: “E’ stata mia madre a darmi la carica.”

SERVIZIO

Sherwin Nuland dice: “E’ stato un privilegio, per me, servire come dottore.”
Ora, molti mi chiedono come diventare milionari.
E la prima cosa che dico loro é: “OK, ma non puoi pagare te stesso.
Devi dare agli altri qualcosa di valore.
E’ così che si diventa davvero ricchi.

IDEE

Il TEDster Bill Gates dice: “Ho avuto un’idea: fondare la prima azienda di software.
“E’ stata una buona idea, direi. Fondare la prima azienda di software.
E non parliamo dei lampi di genio.
Parliamo di fare cose molto semplici.
E ho molti esempi possibili.

TENACIA

Joe Kraus dice: “La tenacia é la principale ragione del nostro successo”Devi resistere al fallimento, al
C.R.A.P. (crap = merda), cioé alle critiche, ai rifiuti, agli stronzi, alle pressioni.

La risposta, dunque, é semplice: pagate 4000$, e venite al TED! Oppure, se non ci riuscite, fate queste otto cose.
Credetemi, sono loro che portano al successo.
Grazie del vostro tempo, TEDsters!

La chiave del successo? La GRINTA

All’età di 27 anni, lasciai un lavoro impegnativo in consulenza gestionale per un lavoro ancor più impegnativo: insegnare. Andai a insegnare matematica ai ragazzi delle medie nelle scuole pubbliche di New York. E come ogni insegnante, preparavo quiz e test. Assegnavo i compiti. Quando i lavori mi venivano consegnati, calcolavo i voti.

Ciò che mi colpì fu che il Q.I. non costituiva la sola differenza tra gli studenti migliori e peggiori. Alcuni dei miei migliori alunni non avevano Q.I. stratosferici. Alcuni dei ragazzi più intelligenti non andavano molto bene.

E questo mi fece pensare. Le cose che devi imparare alle medie in matematica, sono difficili: le proporzioni, i decimali, l’area di un parallelogramma. Ma questi concetti non sono impossibili, e io ero convinta che tutti i miei studenti avrebbero potuto imparare il materiale se avessero lavorato sodo e a lungo.

Dopo qualche altro anno di insegnamento, giunsi alla conclusione che ciò di cui abbiamo bisogno nell’istruzione è una migliore conoscenza degli studenti e dell’apprendimento da un punto di vista motivazionale, da un punto di vista psicologico. Nell’istruzione, la cosa che sappiamo misurare meglio è il Q.I., ma che succede se andare bene a scuola e nella vita dipende da qualcosa di più grande dell’abilità di imparare velocemente e facilmente?

Quindi lasciai la scuola, e andai all’università per diventare psicologa. Iniziai a studiare i ragazzi e gli adulti in vari contesti impegnativi, e in tutti gli studi la mia domanda era: chi ha successo qui e perché? Andai con il mio gruppo di ricerca all’Accademia militare di West Point. Cercammo di predire quali cadetti sarebbero rimasti nell’addestramento militare e quali si sarebbero ritirati. Andammo al National Spelling Bee per cercare di predire quali bambini sarebbero andati avanti nella gara. Studiammo tra gli insegnanti le nuove reclute che lavoravano in quartieri difficili, chiedendoci quali insegnanti sarebbero stati ancora lì a insegnare alla fine dell’anno scolastico e tra questi, chi sarebbe stato il più efficace nel migliorare i risultati di apprendimento degli studenti. Collaborammo con aziende private, chiedendoci quali venditori avrebbero mantenuto il posto di lavoro. E chi avrebbe guadagnato più soldi. In tutti questi contesti diversi, emerse una caratteristica per prevedere in modo significativo il successo. E non era l’intelligenza sociale. Non era l’aspetto fisico, la salute fisica e non era il Q.I. Era la grinta.

La grinta è la passione e la perseveranza per raggiungere obiettivi a lungo termine. La grinta è resistenza. La grinta è seguire il proprio futuro, giorno dopo giorno, non solo per una settimana, o per un mese, ma per anni, lavorando sodo per rendere quel futuro una realtà. La grinta è vivere la vita come una maratona, non come uno scatto.

Qualche anno fa, iniziai a studiare la grinta nelle scuole pubbliche di Chicago. Chiesi a migliaia di studenti delle superiori di compilare questionari sulla grinta, e aspettai più di un anno per vedere chi si sarebbe diplomato. Risultò che i ragazzi più grintosi avevano più probabilità di diplomarsi, anche quando li confrontavo in base a qualsiasi caratteristica potessi misurare, come il reddito della famiglia, i punteggi nei test di valutazione, e quanto i ragazzi si sentivano sicuri a scuola. Quindi non è solo a West Point o al National Spelling Bee che la grinta conta. Conta anche a scuola, specialmente per i ragazzi che rischiano di ritirarsi. Per me, la cosa più scioccante sulla grinta è quanto poco sappiamo, quanto poco la scienza sa, su come svilupparla. Ogni giorno, genitori e insegnanti mi chiedono: “Come sviluppo la grinta nei ragazzi? Cosa devo fare per insegnare ai ragazzi una solida etica del lavoro? Come li mantengo motivati nel lungo periodo? La risposta sincera è che non lo so. (Risate) Quello che so è che il talento non ti rende grintoso. I nostri dati mostrano chiaramente che ci sono molti individui di talento che semplicemente non portano a termine i propri impegni. Infatti, nei nostri dati, la grinta di solito non è legata o è inversamente legata al talento.

Per ora, la migliore idea che ho sentito su come sviluppare la grinta nei ragazzi è una cosa chiamata “mentalità di crescita”. È un’idea sviluppata alla Stanford University da Carol Dweck e riguarda la convinzione che l’abilità di imparare non è fissa, ma che può cambiare con i propri sforzi. La Dott.ssa Dweck ha mostrato che quando i ragazzi leggono e imparano riguardo al cervello, a come cambia e cresce in relazione alle sfide, è più probabile che essi perseverino quando falliscono, perché non credono che il fallimento sia una condizione permanente.

Quindi la mentalità di crescita è una grande idea per sviluppare la grinta. Ma serve qualcosa di più. E su questo punto concluderò le mie osservazioni, perché è il punto in cui siamo adesso. È il lavoro che ci aspetta. Dobbiamo prendere le nostre migliori idee e intuizioni, e metterle alla prova. Dobbiamo misurare se abbiamo avuto successo e dobbiamo essere disposti a fallire, a sbagliare, a cominciare daccapo con le lezioni imparate.

In altre parole, dobbiamo essere grintosi sul fatto di rendere i nostri ragazzi più grintosi.

 

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