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Una medicina per la memoria perfetta

Aumentare la memoria

Immaginate di poter guardare una cosa e ricordarla per sempre. Non avremmo più bisogno di chiedere direzioni!
Ora un gruppo di scienziati ha isolato una proteina che aumenta vertiginosamente l’abilità di ricordare ciò che si vede.

Dei ricercatori spagnoli riferiscono di aver trovato una sostanza che potrebbe potenziare la memoria; il gruppo stava studiando una regione della corteccia visiva del cervello poco conosciuta, così hanno scoperto che se si incrementa la produzione di una proteina chiamata RGS-14  in quell’area della corteccia visiva, ciò sviluppa enormemente l’abilità di ricordare gli oggetti visti.

I topi sottoposti al trattamento con l’RGS-14 potevano ricordare gli oggetti fino a 2 mesi, mentre solitamente li ricordano solo per circa un’ora.
I ricercatori hanno dedotto che quella regione della corteccia visiva – conosciuta come livello 6 della regione V2 – è responsabile della creazione della memoria visiva; quando la regione veniva rimossa, i topi non ricordavano più quello che vedevano.

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Alzheimer: un interruttore per ritrovare la memoria

Un gruppo di ricercatori del Picower Institute for Learning and Memory del MIT è riuscito a identificare un gene la cui azione, opportunamente stimolata, ha permesso di alleviare i sintomi e tornare a riattivare la memoria a lungo termine in topi affetti da un analogo della malattia di Alzheimer.

Come è illustrato in un articolo pubblicato su “Nature“, nel 2007 lo stesso gruppo di ricerca, diretto da Li-Huei Tsai, era riuscito a ottenere miglioramenti in quei topi grazie all’uso di inibitori della istone deacetilasi (HDAC), una famiglia di 11 enzimi che, interferendo con la strutura degli istoni, sembrano agire da modulatori dell’espressione genica.

Gli istoni sono le proteine attorno alle quali il DNA si avvolge come su un rocchetto, per formare le strutture note come cromatina. Gli istoni possono essere modificati in vari modi, e in particolare con un processo di acetilazione che ne altera forma e struttura. Inibendo la deacetilazione, gli HDAC inibitori provocano un aumento di tale processo.
Alcuni HDAC inibitori, in particolare, “aprono” la cromatina, consentendo l’espressione di geni che fino a quel momento erano troppo strettamente avvolti nella struttura della cromatina per poter essere trascritti.

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Gli OGM fanno bene solo a chi li vende

“Per quanto ne sappiamo fino ad ora gli organismi vegetali geneticamente modificati sono un fallimento tecnologico”. Con queste parole Marcello Buiatti, ordinario di genetica all’Università di Firenze, spiega perché non sarebbe un gran vantaggio per l’Italia autorizzare la coltivazione di OGM.
“Anche se va detto che gli OGM non fanno bene o male di per sè; sono le conseguenze che possono far male”.

– Eppure i sostenitori del transgenico dicono che con i semi OGM si può aumentare la produzione e che, grazie all’aumento dei raccolti, si potrebbe battere la fame nel mondo.

– Ma quando mai!? Tutte le statistiche in nostro possesso rilevano che – ad esempio per il mais – c’è un incremento costante a partire dal 1986. Ma si tratta di un incremento dovuto in generale al miglioramento delle tecniche di produzione che non ha nulla a che vedere con l’introduzione, nel 1996, dei semi OGM. A quell’annata non corrisponde alcun picco, e nemmeno alle annate immediatamente successive. Il dato è identico per la soia. Per quanto riguarda le altre due varietà OGM, cioè il cotone e la colza, non sono prodotte per l’alimentazione umana.

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Scoperto anche il doping del corridore


Nel campo del doping esistono sostanze, come gli tiroidi anabolizzanti, in grado di aumentare la massa muscolare e di migliorare così la potenza e la velocità degli atleti, non esiste un analogo per le prove di resistenza (se si eccettua l’eritropoietina che consente un migliore sfruttamento dell’ossigeno.)Ora però è arrivato l’annuncio di un gruppo di ricercatori guidati da Ronald Evans del Salk Institute che, studiando possibili farmaci per i disturbi metabolici, hanno trovato due molecole che forniscono ai topi la capacità di resistere oltre i normali limiti della fatica.

Entrambi i farmaci, somministrati per via orale, agiscoono riprogrammando geneticamente le fibre muscolari in modo che esse possano utilizzare meglio l’energia e contrarsi ripetutamente senza fatica.

“Quando abbiamo sottoposto i topi a un leggero allenamento fisico quotidiano, tutti, sia quelli che avevano assunto il farmaco AICAR sia quelli che non l’avevano assunto – mostravano una incredibile capacità di corsa. Ma quelli che avevano assunto il farmaco potevano andare avanti per un’ora in più”, ha commentato Evans.

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Il biodiesel verrà dalle alghe

Con il petrolio alle stelle, la mobilità del futuro sarà sempre più affidata a fonti di energia alternative, tra cui anche i biocarburanti. L’ultima novità, a riguardo, è la possibilità di ricavare combustibile dalle alghe. Ma questa volta anche l’Italia è all’avanguardia. Le ultime società a investire nell’estrazione di biocarburanti dalle alghe sono state Inventure Chemical e Seambiotic.

Il sistema appare complesso ma ingegnoso: nel caso dell’impianto sperimentale costruito in Israele, le alghe sono coltivate sfruttando le emissioni di una vicina centrale elettrica alimentata a carbone. In sostanza la materia prima utilizzata per produrre carburante viene generata dall’inquinamento prodotto da un’altra struttura, in una logica di riciclo integrale.Per ora si tratta di sperimentazioni, tuttavia sembra che le prospettive di sviluppo, per quanto lente, siano concrete, tanto che intorno a questa forme di produzione è nata un’associazione, la Algal Biomass Organization.

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