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Chi dorme bene non si ammala di diabete

La soppressione del sonno profondo, quello durante il quale l’elettroencefalogramma registra una netta prevalenza di onde lente, interferisce con la capacità dell’organismo di regolare i livelli di glucosio nel sangue e aumenta il rischio di sviluppare un diabete di tipo 2.

È quanto risulta da una ricerca condotta presso l’University of Chicago Medical Center e pubblicata in anteprima on line sul sito dei Proceedings of the National Academy of Science (PNAS).

Il sonno profondo è da sempre considerato quello che dà maggior ristoro all’organismo, ma finora non si era riusciti a dimostrare quale fosse il suo specifico influsso sul benessere fisico dell’organismo. Lo studio appena pubblicato mostra che già dopo tre soli giorni di soppressione selettiva del sonno a onde lente i soggetti diventano meno sensibili all’azione dell’insulina. Per di più, all’aumentato fabbisogno di insulina, non corrisponde una maggiore secrezione dell’ormone da parte del pancreas. La diminuzione della sensibilità all’insulina è pari a circa il 25%, ed è comparabile a quella che si ha in seguito a un aumento ponderale fra i 10 e i 15 chilogrammi.

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La sporcizia fa bene ai bambini?

Nei bambini, fino al terzo anno di età, l’esposizione all’endotossina, una sostanza tossica prodotta da alcuni tipi di batteri, può ridurre rischio di sviluppare una forma di eczema allergico nelle età successive.
è quanto è emerso da un intervento nel corso della conferenza internazionale organizzata dall’American Thoracic Society che si tiene in questi giorni a San Francisco.

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Reumatismi e malattie cardiocircolatorie

cuore e ossa Lo studio si è svolto grazie all’analisi di campioni di biopsie dell’aorta di pazienti sottoposti di recente a un intervento di innesto di bypass aortocoronarico (CABG)

L’artrite reumatoide, il lupus e altre patologie reumatiche sono associate a un alto tasso di mortalità per patologie cardiovascolari e la ragione di ciò sarebbe da imputare alla suscettibilità nei confronti dell’aterosclerosi. Quest’ultima condizione a sua volta è correlata a un processo infiammatorio anche nelle persone sane, con un meccanismo in realtà sconosciuto, così come ignota è rimasta finora la correlazione con le malattie reumatiche. Il rischio di aterosclerosi è il risultato di una infiammazione sistemica o di una infiammazione locale dei vasi?

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