Scoperto il gene della demenza frontotemporale


Dopo la malattia di Alzheimer, la demenza frontotemporale (DFT) è la principale forma di demenza primaria, e la più diffusa prima dei 65 anni.Questa forma di demenza colpisce massicciamente il lobo frontale, coinvolto nella regolazione del comportamento, dei movimenti, dell’umore, oltre che delle funzioni cognitive e del linguaggio. Clinicamente è caratterizzata da un iniziale cambiamento della personalità a cui segue progressivamente la perdita delle facoltà cognitive.

Una forma, rara, di questa demenza era stata posta in correlazione a un difetto genetico sul cromosoma 17 coinvolgente la proteina tau. Gran parte dei pazienti non presenta però questa mutazione. Oggi, Christine Van Broeckhoven dell’Istituto interuniversitario Flanders per la biotecnologia (VIB) a Gent, in Belgio, ha scoperto il difetto genetico, anch’esso a carico del cromosoma 17, che interessa la forma più diffusa di DFT.

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Caffeina contro zucchero


L’eccesso di zucchero presente in alcune bevande “energetiche” annulla in breve l’effetto stimolante della caffeina.
Per scacciare il sonno meglio un caffè amaro e un pisolino.

Il rimedio più classico per scacciare il sonno è il caffè, ma da qualche tempo sono in commercio svariate bevande che si propongono come energetiche e hanno un certo contenuto di caffeina.

Attenzione però: il loro effetto “risvegliatore” potrebbe non esserci.
Da uno studio condotto presso il Centro di ricerca sul sonno dell’Università di Loughborough, in Gran Bretagna, risulta che se la bevanda contiene troppo zucchero l’effetto della caffeina diventa trascurabile.

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Cenere alla cenere, polvere alla plastica

Il bruco che digerisce e distrugge la plastica

(aggiornamento di agosto 2017)
La larva della farfalla Galleria mellonella, la comune camola del miele, è in grado di degradare il polietilene, il più diffuso tipo di plastica e anche uno dei più difficili da smaltire. Per digerire la cera d’api di cui si nutre normalmente, l’insetto ha infatti evoluto la capacità di rompere legami chimici simili a quelli presenti nel polietilene.

Un bruco piuttosto comune è in grado di biodegradare il polietilene, o PE, una delle plastiche più resistenti e più diffuse. La scoperta – che potrebbe contribuire significativamente a risolvere problema dello smaltimento della plastica – è di un gruppo di ricercatori dell’Università della Cantabria a Santander, in Spagna, e dell’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, che firmano un articolo su “Current Biology”.

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