Le ceneri di Angela
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Un libro non ha data di scadenza; la letteratura è sempre fresca, perchè a differenza di un film siamo noi i registi della storia, e possiamo costruirci su misura protagonisti, personaggi, luoghi e scenari come meglio vogliamo. E’ un film perfetto che tu giri nella tua testa mentre leggi la sceneggiatura scritta sulle pagine di un romanzo.
Le ceneri di Angela fa ridere già dalla citazione nel risvolto di copertina: l’infanzia irlandese e cattolica è peggio di tutto!
Poi ti travolge subito portandoti nella famiglia sgangherata, col padre ubriacone, muovendosi tra New York e l’Irlanda, e ti coinvolge con un linguaggio colloquiale, avaro di punteggiatura, molto discorsivo ed a volte sgrammaticato.
Infatti è l’aurore – Frank McCourt - bambino che racconta la via sua e della sua famiglia dagli anni ’30 in poi: i giorni “poveri”, i genitori spaiati e la stravagante varietà di parenti & conoscenti.
E proprio grazie alla voce di un bambino si riesce a passare indenni, persino ridendo, attraverso il racconto commovente e straziante della morte dei suoi fratellini e dei genitori disperati.
Leggendo della morte si riesce a ridere e a commuoversi nello stesso tempo; direi che questo è il segno che lo scrittore è quantomeno bravo, o no?
Ci troviamo catapultati in tutta la sua infanzia, costellata da persone di ogni genere, stupidi qualsiasi o di rara intelligenza, e da episodi spassosissimi, che in effetti sembrano inventati, per quanto particolari ed esilaranti siano.
Come il preside della scuola, che spiega agli alunni che la mente e il “luogo” più prezioso che hanno dove possano mettere le loro cose; come quando San Francesco gli fa scrivere un tema miracoloso; come quando l’amico muore di tisi e gli sta bene perché se l’è cercata; come quando…
E come ogni bel romanzo che si rispetti, ha pure l’happy end, perché il bambino diventa uomo e riesce finalmente a coronare il sogno di tornare in America.
L’unica pecca che ho trovato – non me ne abbia a male la signora Claudia Valeria Letizia, traduttrice – è la traduzione italiana con accento laziale (e d’intorni); non sono d’accordo con chi usa questo stratagemma per rendere il linguaggio “poveraccio” di alcuni personaggi, prima di tutto perchè niente ha a che fare con la lingua originale, e soprattutto perché tende a rendere “estraneo” il racconto a chi non parla con quel dialetto e quella cadenza (come me, che sono veneto).
I traduttori – o gli editori? – dovrebbero rendersi che il bello di un libro è che il lettore si può immaginare da solo come parla un personaggio.
E’ o non è, il libro, un film perfetto?
Le ceneri di Angela ha vinto il premio Pulitzer e il National Critics Award, ed è stato 117 settimane nella classifica del New York Times dei libri più venduti; da esso è stato tratto un film nel 1999 con Emily Watson e Robert Carlyle candidato all’oscar nel 2000.
Come ogni film tratto da un libro, il film de Le ceneri di Angela è bello un decimo di quanto è bello il libro; in questo caso in particolare il film sembra un riassunto del libro, la storia scorre troppo veloce passando da un evento all’altro, i personaggi e gli eventi vengono descritti di striscio, e soprattutto manca la voce del narratore in prima persona che rende la lettura così particolare.
Incipit
Era meglio se i miei restavano a New York dove si erano conosciuti e sposati e dove sono nato io. Invece se ne tornarono in Irlanda che io avevo quattro anni, mio fratello Malachy tre, i gemelli Oliver e Eugene appena uno e mia sorella Margaret era già morta e sepolta.
Ripensando alla mia infanzia, mi chiedo come sono riuscito a sopravvivere. Naturalmente è stata un’infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un’infanzia infelice irlandese è peggio di un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora.
Una trasmissione radio della BBC del 1996 in cui Frank McCourt è intervistato proprio a proposito del suo libro: http://tinyurl.com/2umcbgo
Le ceneri di Angela ha anche un seguito: Che paese, l’America


